Il Tirreno

Toscana

«In carcere da innocente e senza sapere perché»

«In carcere da innocente e senza sapere perché»

L’infermiera indagata per la morte di 14 persone parla all’iniziativa di un’associazione «Ai familiari delle vittime dico di cercare la verità: io ho trattato i loro cari benissimo»

2 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. Torna a parlare Fausta Bonino, la 56enne infermiera piombinese, accusata dalla Procura di Livorno di aver ucciso 14 pazienti all’ospedale Villamarina, e lo fa da ospite a un’iniziativa pubblica, a Roma, per la presentazione di “Fino a prova contraria”, associazione che ha obiettivi di riforma del sistema giudiziario.

Ovvio che in quel contesto molte delle domande sono state rivolte a Bonino sui 21 giorni vissuti dall’infermiera dal momento dell’arresto, al carcere e poi alla scarcerazione da parte del Tribunale del Riesame che giudicò l’indagine della Procura «priva di indizi gravi, precisi e concordanti».

Fausta Bonino, accusata di aver ucciso dei pazienti con iniezioni di eparina, resta comunque l’unica indagata, ed è in attesa che la Cassazione a metà settembre si pronunci sul ricorso contro la sua scarcerazione presentato dal pm Massimo Mannucci.

A Roma l’infermiera ha raccontato all’agenzia LaPresse la sua vicenda, definendola «drammatica. Mi sono vista sbattere in carcere e sulle prime pagine dei giornali da innocente e inizialmente anche senza sapere il vero motivo».

L’infermiera ha ribadito inoltre che «fin dal primo interrogatorio come persona informata sui fatti mi dicevano “oggi la possiamo aiutare domani no, pure senza aver ricevuto nessun atto ufficiale. Nel momento dell’arresto, invece, mi hanno detto che non dovevo professare la mia innocenza ma confessare, spiegando di non sapere però il motivo per il quale avevo compiuto questi atti. Era l’unico modo che avevo per essere aiutata e evitare l’ergastolo».

Bonino ha ancora fiducia nella giustizia italiana «dopo la decisione del tribunale del riesame. Allo stesso tempo penso che quei pm che ti sbattono in galera senza prove abbiano troppo potere». Per lei in una situazione come la sua «bisogna avere i soldi perché senza non si va avanti. Io fossi stata una poveraccia molto probabilmente sarei marcita in carcere visto che non avrei potuto consultare i periti che sono stati fondamentali nella mia vicenda».

Infine ai familiari delle vittime dice di «cercare la verità. Io ho trattato i loro cari benissimo, sono sempre stata un’infermiera molto dedicata ai malati e i miei colleghi lo possono confermare. Ora sono sospesa e lo sarò fino alla fine della vicenda giudiziaria. Quando terminerà – conclude Bonino – non avendo fatto nulla mi aspetto di essere riammessa».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa