Il Tirreno

Toscana

Morti sospette in corsia: corpi da riesumare

di Federico Lazzotti
Morti sospette in corsia: corpi da riesumare

Piombino, il gip vuole fare chiarezza sull’infermiera accusata di averli uccisi: in campo quindici superesperti

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LIVORNO. Erano così tanti gli esperti di medicina legale chiamati a raccolta da mezza Italia da avvocati e magistrati, che il giudice è stato costretto a trasferire l’udienza dalle consuete aule gip, sistemate in un’ala periferica del Tribunale di Livorno, a una delle stanze dove i processi vanno a dibattimento.

All’interno, per oltre un’ora, è andato in scena un altro capitolo giudiziaria del lungo percorso per arrivare alla verità processuale sulle morti sospette nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Piombino.

Un’udienza blindata al termine della quale è arrivato il via libera alla riesumazione delle salme, se gli esperti dovessero averne necessità; sono stati disposti approfondimenti ematologici e farmacologici sulle provette di sangue delle vittime e sull'unico sopravvissuto, ma anche sulle tracce di sangue considerate in una prima fase dell’indagine difettose e dunque scartate. Obiettivo: verificare la presenza di anticoagulanti nel sangue, a cominciare dall’eparina. Ma c’è dell’altro.

Perché oltre ai test di laboratorio sarà passato ai raggi x anche il telefono cellulare di Fausta Bonino, l'infermiera dell’ospedale di Piombino, unica indagata per la morte di quattordici pazienti ricoverati tra il 2014 e il 2015 nel reparto di Rianimazione dove lavorava.

Una necessità investigativa - secondo l’accusa - per verificare il traffico telefonico e i contenuti del cellulare della donna, arrestata il 30 marzo scorso e rimessa in libertà ventuno giorni più tardi dal tribunale del Riesame di Firenze.

Sono questi alcuni dei passaggi chiave dei due quesiti, «molto articolati», che il giudice per le indagini preliminari Antonio Pirato ha affidato a un pool di cinque esperti (più un sesto che si occuperà solo del telefono dell’indagata) durante l'incidente probatorio andato in scena nella tarda mattinata di ieri.

Quindici in tutto i super esperti, tra periti del giudice e consulenti del pubblico ministero Massimo Mannucci e delle parti offese, che lavoreranno per i prossimi tre mesi a questi accertamenti di laboratorio.

Spiega al termine dell'udienza Vittorio Fineschi, uno degli esperti scelti dal giudice che a marzo ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare dell’infermiera, responsabile tra l’altro della sezione di Medicina legale dell’università La Sapienza di Roma: «È un caso interessante a cui dedicheremo tutto il tempo necessario. E attraverso le risposte che raccoglieremo cercheremo di arrivare alla verità».

Lavoreranno fianco a fianco con Fineschi, Luigi Cipolloni, anch’egli medico legale come Emanuela Turellazzi, il ricercatore Pier Mannuccio Mannucci e Gaetano Servidio, esperto di malattie epatiche.

Il ricorso ad accertamenti irripetibili come quelli che verranno svolti a partire dal 29 luglio e continueranno almeno per novanta giorni, questo il termine fissato dal Tribunale, sono diventati una necessità procedurale al momento in cui l’avvocata difensore dell’infermiera ha messo una barriera a garanzia della sua cliente - siamo all’inizio di marzo - presentando al giudice per le indagini preliminari una riserva sugli accertamenti irripetibili.

Una mossa ha obbligato la Procura a informare la difesa nel caso volesse effettuare nuovi test, come le riesumazioni, appunto, o ulteriori esami sulle vittime. Anche se sei dei pazienti morti sono già stati cremati.

@fedelazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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