Il Tirreno

Toscana

Maria Luigia Borsi: "Giro il mondo con la musica, ma che bello tornare a casa"

Lara Loreti
Maria Luigia Borsi
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Maria Luigia Borsi

La cantante di fama internazionale, che adora la sua famiglia e le sue albicocche, vive a Fauglia e sarà la protagonista di un concerto all’isola d’Elba

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La sua voce trasparente ed evocativa la porta a girare il mondo, tra metropoli, teatri prestigiosi e palcoscenici unici. Ma è nella quiete delle campagne al confine tra Livorno e Pisa, a Fauglia, tra albicocchi e spighe al vento, che Maria Luigia Borsi trova e riscopre la sua essenza. Giovane e virtuosa soprano, nata a Sora e cresciuta a Vicarello (Livorno), una carriera già lunga e variegata alle spalle con esperienze al seguito di personalità come Andrea Bocelli, Riccardo Muti e direttori artistici del calibro di Ugo Deana e Stephen Langridge, Borsi si prepara a un grande concerto estivo in un posto di rara bellezza: martedì 12 luglio alle 22 sarà protagonista di Sull'ali dorate - Notte all'opera, concerto che si inserisce nel Magnetic Festival che si svolge a Capoliveri, nella cava del Monte Calamita, da oggi a domenica 24 luglio.

Accanto a lei un giovane tenore, già applaudito in Italia e all'estero: Angelo Fiore. La direzione dell'Orchestra Modigliani e del coro Schola Cantorum Labronica, guidata da Maurizio Preziosi, sarà affidata al maestro livornese Mario Menicagli, direttore indicato nel volume Mascagni di recente pubblicazione, come uno dei più attenti ed esperti interpreti del repertorio verista.
Pagine celebri del melodramma e arie liriche tratte dalla Turandot, dal Rigoletto, dalla Traviata e dalla Bohème riecheggeranno nella vecchia miniera ristrutturata, con una incantevole vista sul mare. Al Tirreno l'artista ha raccontato la sua dimensione più intima di moglie e madre, ma anche i suoi progetti professionali e la voglia di creare.

Maria Luigia Borsi, che effetto fa tornare a casa?
«È una sensazione bellissima di pace. Io e mio marito, il violinista americano Brad Repp, che lunedì 11 si esibirà all'Elba, al Magnetic festival insieme ad Aldo Gentileschi, abbiamo scelto insieme di vivere in campagna, a Fauglia, in una casa isolata e nascosta. Ci piace rifugiarci nella tranquillità, con nostra figlia che ha 11 anni, perché di solito giriamo come trottole per il mondo. E quest'anno, finalmente, dopo anni in cui ci speravo, ma senza riuscirci, ce l’abbiamo fatta a stare qui insieme a giugno, e a degustare le albicocche del nostro giardino, che sono squisite. I silenzi e i sapori di casa mi fanno stare bene. Io sono nata a Sora, ma sono cresciuta tra Mortaiolo, nella campagna livornese e Livorno, dove ho studiato al conservatorio e dove ho iniziato la mia carriera».

Suo marito è cresciuto a Las Vegas, come siete riusciti a conciliare l'amore per la campagna?
«Già, per lui, nato tra le luci e i clamori della metropoli Usa, vivere a Fauglia è una vera svolta. Ma forse proprio per questo contrasto con la vita frenetica anche lui riesce ad apprezzare il ritmo della natura, che solo qui riusciamo a tenere».

Come vi siete conosciuti?
«Galeotto fu Bocelli, ci siamo visti a casa sua! Era il 2002 e io avevo vinto un concorso dove il tenore era presidente di giuria. A quel tempo, Bocelli prendeva i finalisti e li portava in giro per il globo a fare concerti. Con lui andai davvero ovunque, dalla Cina al Giappone a Taiwan fino agli Stati Uniti. Sempre in quel periodo, Bocelli stava incidendo il cd Sentimento con Lorin Maazel: Brad faceva da secondo al primo violino e io avevo delle parti da soprano. Fu allora che ci incontrammo per la prima volta. Un mese dopo ci rivedemmo a Lucca. E da allora non ci siamo più separati».

Non deve essere facile gestire la famiglia con i vostri impegni.
«Non lo è, ma noi abbiamo una regola che rispettiamo, sempre: ogni 20 giorni al massimo ci riuniamo, in qualsiasi angolo di mondo ci troviamo. E funziona. Per esempio, in questo periodo stiamo insieme, poi durante l'estate abbiamo tanti impegni. Ma a settembre ci rivedremo di nuovo per un lungo periodo. E sono tanto felice perché potremo essere presenti al primo giorno di scuola alle medie di nostra figlia».

Si era già esibita all'Elba?
«Feci un concerto diversi anni fa sull'isola, ma quello di oggi ha un sapore diverso perché è la mia prima performance da soprano affermata. E sono molto emozionata: per me cantare in Toscana è davvero speciale».

Quali sono le sue eroine liriche preferite?
«Mi sento molto vicina a Madame Butterfly. Ho debuttato con questa opera nel 2010 con Ugo Deana ed è stato amore a prima vista. In generale mi sento molto vicina a Puccini per la poesia che riscopro ogni volta che ascolto la sua musica. L'opera è magnifica, ti entusiasma. Ma Puccini va oltre, ti emoziona, ti entra in profondità. Ho bisogno della sua musica anche nella vita quotidiana. “Noi siamo gente avvezza alle piccole cose, umili e silenziose, ad una tenerezza sfiorante e pur profonda come il ciel, come l'onda del mare”. Questi versi di Madame Butterfly sono la sua anima».

Lirica e pop, lei è una purista o riesce a mescolare i generi?
«La buona musica lo è sempre, al di là dei generi. Io però non mi sento a mio agio a cantare musica pop o leggera. Non perché non abbia valore, ma perché non lo sento come un linguaggio vicino a me. Ho sentito delle cose stupende, come certi duetti di Zucchero e Pavarotti o Freddy Mercury con Montserrat Caballé. Ma se posso scegliere, opto per la lirica. Una cosa però non sopporto: quando questi mix diventano operazioni a tavolino per fare soldi. Ho avuto una bella esperienza pop quando in Cina nel 2007 ho cantato "Con te partirò" di Bocelli. Io avevo rifiutato, fu mio marito a convincermi. E aveva ragione: in quel caso la musica è diventata il collante di tanti popoli che si riunivano in un'occasione sportiva e parlavano la stessa lingua, anche grazie alla musica».

Cosa le piacerebbe fare nel suo futuro professionale?
«Mi piacerebbe molto dirigere un'opera. Ho avuto tanti registi e molti sono concentrati sulla tecnica e sugli spostamenti. Io vorrei poter tirare fuori dagli interpreti quello che hanno dentro, come fanno ad esempio Deana e Langridge, con cui ho avuto la fortuna di lavorare».

Lei ha lavorato anche con Muti, che tipo è?
«È un maestro eccezionale, sono orgogliosa che mi abbia scelto per due volte. E un tipo molto autorevole, quando lui entra in un ambiente si sente la sua aura. Ma è incredibilmente umile verso la musica: lui continua a studiare e i momenti di approfondimento che lui fa con gli artisti sono occasioni uniche per imparare. Ricordo una volta, si studiava in gruppo l'Otello, lui a un tratto disse: “Che bella questa sfumatura, in tanti anni non l'avevo mai notata”. Un genio».

Quali impegni la aspettano nei prossimi mesi?
«A breve partirò per la Nuova Zelanda, per l'Otello a Auckland. Poi sarò a Copenaghen con la Bohème e a Pittsburgh con la Turandot».

Il suo è un ambiente competitivo?
«Molto, specialmente ora che con la crisi il lavoro è calato. Ma la passione e l'impegno premiano sempre».

Una nuova leva della lirica?
«Agostina Smimmero, mai sentito un mezzosoprano così».
 

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di Redazione web