Il Tirreno

Toscana

Più di 9.000 migranti in Toscana e rimpatri impossibili

di Ilaria Bonuccelli
Più di 9.000 migranti in Toscana e rimpatri impossibili

No dal governo a sgravi fiscali, ma incentivi ai Comuni che ospitano. Regione e Anci chiedono più velocità nelle pratiche per l'asilo. In ogni caso manca una politica comunitaria per i rimpatri

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Cinquanta centesimi di premio per ogni migrante accolto. Dovranno essere usati per il sociale. Non per le politiche dell’immigrazione, ma per le case popolari, le famiglie in difficoltà, il sostegno allo studio. Per qualunque politica «a sostegno del territorio». Su questo Domenico Manzione, sottosegretario all’Interno, con delega all’Immigrazione, è chiaro.

50 CENTESTIMI A MIGRANTE. Il governo non può garantire grandi aiuti ai Comuni virtuosi che accolgono i migranti. Non può garantire sgravi fiscali, particolari politiche tributarie come ha chiesto la Toscana. Però - annuncia alla tavola rotonda sull’immigrazione di Firenze - può chiedere che una quota poco più che simbolica, dei 35 euro al giorno a migrante destinati all’accoglienza, resti ai Comuni.

NON SI RIMANDANO INDIETRO. Un primo riconoscimento per l’impegno. Indispensabile, soprattutto in vista di quello che li potrebbe aspettare: tenersi i migranti più a lungo del previsto. Non solo perché sono lunghe le procedure - fra 18 e 24 mesi - per decidere se i profughi hanno diritto o meno a restare in Italia. Il fatto è che non esiste, al momento, una politica comunitaria per rimandare in patria le decine di migliaia di profughi ai quali le commissioni territoriali e poi i tribunali (in appello) negano l’asilo. In questa ottica, hanno ragione i Comuni a essere allarmati. A denunciare, insieme alla Regione, la mancanza di spazi per l’accoglienza. In particolare l’assessore regionale all’Immigrazione, Vittorio Bugli, accusa lo Stato di non mettere a disposizione «i suoi immobili per sistemare i migranti» che anche in Toscana sono sempre più numerosi.

Secondo il censimento del ministero dell’Interno, aggiornato al 30 giugno, in Toscana sono registrati 9.283 migranti di cui 8.637 in strutture di prima accoglienza e 646 in centri Sprar, centri riservati a chi ha già ottenuto il permesso a restare in Italia. «Le cifre - sottolinea Bugli - confermano che la Toscana è una regione affaticata, che deve essere lasciata riprendere fiato dal governo. Al contrario, ci sono altre regioni che non rispettano le proprie quote e possono ancora accogliere molte persone».

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.13796405:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2016/07/10/news/l-europa-ha-fallito-e-ci-lascia-da-soli-l-italia-si-organizzi-1.13796405]]ACCOGLIENZA FAMILIARE. Secondo Bugli e Matteo Biffoni, responsabile nazionale per l’Immigrazione di Anci (Associazione nazionale Comuni) il governo dovrebbe impiegare il tempo lasciato alla Toscana per prendere fiato per accogliere alcune sue richieste. Richieste che amplino la capacità di accoglienza e, di nuovo, garantiscano un incentivo ai Comuni “virtuosi”, accoglienti. In primo luogo, sia Bugli che Biffoni insistono sulla necessità di attivare quanto prima il progetto dell’accoglienza familiare. Manzione conferma che il ministero è pronto a rilasciare il nullaosta definitivo, entro settembre (forse anche prima) con qualche correttivo rispetto al progetto originario: «Questo tipo di accoglienza è già stata sperimentata in Liguria e Piemonte, utilizzando come “cuscinetto” fra il migrante e la famiglia ospite, il soggetto gestore del progetto di accoglienza. Riteniamo che la presenza del mediatore fornisca una maggiore garanzia di riuscita dell’operazione, migliori la qualità dell’integrazione».

AFFITTI CON RISERVA. Più cauta, invece, la posizione del governo rispetto alla possibilità di ospitare migranti in appartamenti che privati hanno già dichiarato di voler mettere a disposizione della Regione che, al riguardo, l’anno scorso aveva attivato anche un numero verde. Nessuna ostilità preconcetta per il progetto che mira solo a trovare spazi alternativi «dopo che la Regione ha esaurito i propri e lo Stato non mette a disposizione i suoi» insiste Bugli. «Le due questioni - spiega Manzione - non sono omogenee. Per la disponibilità di strutture pubbliche lavoro con il ministero competente per le caserme. Ma vorrei recuperare strutture agibili: di 27 che me ne sono state proposte solo 2 sono a norma. Non ha senso avere edifici sui quali sono necessari lavori di messa in sicurezza o ristrutturazione».

Diverso, invece, è il ragionamento per gli appartamenti «per i quali - semplifica Manzione - è necessaria una procedura di gara, come per individuare i gestori dei progetti di accoglienza. Devono essere selezionate abitazioni a norma dal punto di vista della sicurezza, che abbiano referenti dal punto di vista dell’assistenza. Non si può semplicemente ricorrere all’affitto di un privato». Per Bugli e la Regione Toscana questa è una novità. Ma almeno serve a fare chiarezza. «Da qui - commenta Bugli - si può iniziare a ragionare per concretizzare il progetto. Possiamo concordare insieme al governo un protocollo per capire i termini della procedura pubblica. Possiamo stabilire che la pubblicazione di richieste di appartamenti con determinati requisiti può essere considerata una procedura di evidenza pubblica».

SBLOCCO DEL TURN OVER. In qualche modo, però, la situazione deve essere sbloccata. Per questo aspetto «e anche per le assunzioni di personale per i Comuni che fanno accoglienza», sollecita Biffoni. In particolare assistenti sociali e vigili urbani. Anche su questo, Manzione non si tira indietro. E dà la disponibilità del governo: «È possibile concedere una deroga al blocco del turn over a condizione che si richieda per il personale da impiegare nell’assistenza ai migranti».

PIÙ SPRAR. Se, però, i Comuni si aspettavano uno sblocco delle risorse per investimenti e lavori pubblici resteranno delusi. Ma forse l’hanno capito. Hanno capito che il ministero delle Finanze respingerebbe la richiesta anche se venisse dal ministero dell’Interno. E quindi si indirizzano verso altri obiettivi. Da raggiungere quando la fase dell’emergenza accoglienza sarà passata. L’obiettivo dei Comuni, infatti, è di estendere l’accoglienza di secondo livello - i centri Sprar - quanto più possibile, sostituendo i Cas (i Centri di prima accoglienza). In prospettiva, poi, vorrebbero diventare i Comuni i coordinatori dei progetti di accoglienza: lasciando la gestione alle associazioni o alle coop, ma restando come referenti. Soprattutto se decollasse il progetto caro alla Regione: ricollocare in borghi abbandonati i migranti più autonomi, con progetti di formazione-lavoro. Assicurando l’insegnamento di un mestiere e il recupero di paesi abbandonati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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