Il dolore
Bastona la compagna incinta di otto mesi
Arrestato operaio di 30 anni originario di Lucca, salvo il feto
Una giovane donna incinta di otto mesi a terra, dolorante e ferita, tra piatti in frantumi e mobili rotti. Un bambino di tre anni in lacrime che si aggrappa disperato alle sue gambe tremanti. E un uomo chiuso in una stanza che tenta di nascondere tra la rete e il materasso del letto il bastone con cui ha appena pestato la compagna. Questa la scena con cui si apre l'ennesima storia di violenza domestica svelata dopo anni di botte, soprusi e umiliazioni patìte in silenzio e in segreto dalla vittima di turno.
A scoprirla, ponendovi fine probabilmente una volta per tutte, i carabinieri intervenuti lo scorso giovedì pomeriggio, 7 luglio, in un appartamento di un paese della provincia di Siena per arrestare e portare in carcere un operaio, originario di Lucca ma da anni residente nel Senese, già noto alle forze dell'ordine.
L'uomo, che ha 30 anni, è accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali gravi. Lei, un po’ più giovane del compagno, casalinga, è finita al pronto soccorso da dove è stata dimessa in tarda serata con una prognosi di dieci giorni per le contusioni dovute alle bastonate prese. Il suo feto non è in pericolo di vita. Il figlioletto della coppia convivente è invece rimasto a lungo sotto choc per le violenze cui è stato costretto ad assistere, l’altro pomeriggio ma anche in precedenza. Il bambino è stato affidato alle cure della madre, e sono stati attivati anche i servizi sociali per offrirgli supporto psicologico.
Raccontano i carabinieri che mentre camminavano lungo la stradina che porta alla casa della coppia, già si sentivano le urla di donna che implorava pietà e chiedeva perdono nel tentativo di placare il compagno. Una volta dentro l'appartamento, i militari hanno subito prestato soccorso alla donna incinta e ferita, portato lontano da quell'inferno il bimbo, quindi hanno stretto le manette ai polsi dell’operaio. L’uomo, come spiegano i carabinieri, era già stato autore di numerosi episodi di violenza ai danni della compagna.
L'uomo, hanno quindi ricostruito gli investigatori ascoltando il racconto della vittima, per l'occasione l'aveva prima picchiata a mani nude, quindi era andato in bagno a prendere un bastone in legno e aveva iniziato a colpirla ripetutamente. Alla scena, scatenata come sempre da futili motivi, aveva assistito sgomento anche il figlio che aveva cercato di proteggere la madre buttandosi tra lei e il padre mentre quest'ultimo brandiva il bastone poi malamente nascosto in camera da letto.
I militari dell’Arma hanno infine sentito i vicini della coppia: tutti hanno detto loro che da tempo la donna veniva picchiata, praticamente quasi tutti i giorni, e che dall’appartamento dei due provenivano urla e richieste di aiuto. Il problema è che la giovane donna incinta si era sempre rifiutata di denunciare il compagno violento. Già in passato, infatti, i carabinieri erano stati costretti ad intervenire nell’abitazione della coppia placando gli animi ma senza poter procedere ulteriormente.
Stavolta invece la donna non si è inventata una delle solite scuse, la caduta accidentale dalle scale o i graffi causati dal bimbo che afferra le guance della madre. Temendo per la vita del figlio prossimo a nascere - e contando sul fatto che una vicina di casa, impietosita per le sue urla strazianti, a differenza delle altre volte aveva chiamato il 112 - ha tirato fuori tutte le violenze, umiliazioni e percosse sopportate per anni.
«Se non fossimo stati chiamati tempestivamente – chiosano a loro volta i carabinieri – forse la storia avrebbe avuto un epilogo tragico. Invitiamo perciò a denunciare senza reticenze tutte le forma di violenza che si verificano in casa ed a non vergognarsi di chiedere aiuto in situazioni come queste».
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