Trasporti
Poste, mille posti a rischio in Toscana
Consegna a giorni alterni, distribuzione ridimensionata. I sindacati: sarà sciopero
Il postino non suonerà più due volte. E nemmeno una. In alcuni giorni non lo farà per niente. Dovrà trascorrere tutto l'arco del 2017, ma la consegna delle lettere a giorni alterni alla fine sarà realtà in tutta la regione. Questo il piano di riorganizzazione della distribuzione di lettere e raccomandate di Poste Italiane per il 2017. Un piano che mette a rischio oltre un migliaio di posti di lavoro: 620 lavoratori dei centri meccanizzati di Pisa (200) e Firenze (420), altri 400 dei portalettere.
Al momento la consegna delle lettere a giorni alterni è in vigore nelle province di Prato (dal 27 giugno) e Arezzo (dal 1° maggio), ma l'esperienza dei tagli è già disastrosa per i posti di lavoro: 41 in meno a Prato, 61 ad Arezzo. Nel frattempo il governo ha deciso di cedere il controllo del 35% delle azioni di Poste a Cassa Depositi e Prestiti (controllata al 20% dalle fondazioni bancarie) e vuole collocare sul mercato il 30% delle azioni rimaste in mano al ministero dell'Economia. Facendo una torsione di 180 gradi rispetto al suo stesso decreto del maggio 2015 che andava in direzione opposta, e spalancando la porta all'ingresso dei privati nel controllo del servizio postale.
Totale il rifiuto dei sindacati che sentono puzza di bruciato. Le sei sigle firmatarie del contratto nazionale – Slc Cgil, Slp Cisl e Uilposte, Failp Cisal, Confsal e Ugl – ora sono sul piede di guerra e reclamano uno stop all'azienda. Spiegano: «Il servizio postale è un servizio universale che non può essere ridotto alle sole ragioni del profitto. E' chiaro che se arrivano i privati si preoccuperanno più dell'utile che del recapito della posta. Per questo faremo incontri con le istituzioni, andremo a parlare con i senatori e i deputati toscani. Ci vedremo con le associazioni dei consumatori e con i sindacati dei pensionati. Tutti devono sapere che la privatizzazione e il recapito a giorni alterni sono frutto di scelte industriali sbagliate». L'alternativa, i sindacati lo dicono senza mezzi termini, è un'estate calda e un autunno ancora più caldo. Lo scontro con Poste sarà totale e, se non ci sarà nessuna marcia indietro, si prospetta all'orizzonte lo sciopero generale.
Eppure, secondo i sindacati, le soluzioni per rimediare alla situazione che si è creata ci sarebbero. Quali? «Innanzitutto dovrebbe essere organizzata al meglio la distribuzione della posta – spiega Luigi Ferraro della Failp Cisal -, non si può mettere sulla carta che il tal giorno il postino deve fare 50 chilometri quando nei fatti riesce a farne solo 30. La posta si accumula e i ritardi nella consegna vengono di conseguenza».
Altro punto. «Noi abbiamo chiesto più volte all'azienda di mettersi intorno ad un tavolo per ridiscutere e rendere più efficienti i turni di lavoro – aggiunge Graziano Benedetti di Slc Cgil -, al momento lavoriamo su 5 giorni dal lunedì al venerdì con il sabato che fa da straordinario, ma non abbiamo problemi a discutere con Poste la riorganizzazione del lavoro». Mentre per quanto riguarda il futuro dei centri meccanizzati di Pisa e Firenze, i sindacati lanciano le seguenti proposte: niente tagli, con Firenze che svolge il ruolo di centro di smistamento dei pacchi nazionali assieme all'e-commerce e Pisa che rimane aperta come centro di smistamento prioritario.
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