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Strage Erasmus in Catalogna, emergono nuove responsabilità

Strage Erasmus in Catalogna, emergono nuove responsabilità

Lo sostiene il padre di una delle vittime toscane: "Uno scalino di 40 centimetri tra le due direzioni di marcia ha favorito il ribaltamento del bus. Colpa del gestore autostradale". Nasce un'associazione per favorire la sicurezza dei ragazzi all'estero

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FIRENZE. L'incidente stradale in Catalogna nel quale hanno perso la vita anche tre studentesse toscane nel ribaltamento del pullman sul quale viaggiavano, "è stato causato da un colpo di sonno" ma da "quanto sta uscendo fuori dagli atti della magistratura spagnola, ci sono, secondo me, delle grosse responsabilità del gestore autostradale". Lo ha detto Gabriele Maestrini, padre di Elena, una delle studentesse rimaste uccise, a margine di una conferenza stampa in Regione Toscana sul diritto allo studio universitario. Erano presenti anche i genitori di Lucrezia Borghi e Valentina Gallo.

"Il pullman si è infatti ribaltato su un fianco - ha aggiunto - perché lo spazio di separazione delle due direzioni di marcia e aveva un salto di quota di 40 centimetri. Questi 40 centimetri hanno accentuato e favorito il ribaltamento". Maestrini ha spiegato che "l'incidente è avvenuto a una velocità non molto alta, a 80-85 km/h. Se ci fossero stati dei sistemi di sicurezza passivi, come si trovano nelle nostre autostrade, l'incidente poteva essere molto meno grave".

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Maestrini ha annunciato che i genitori di alcune delle studentesse Erasmus uccise daranno vita a un'associazione che si occuperà di favorire la sicurezza dei ragazzi che si recano all'estero per studiare. L'associazione, ha spiegato, "nascerà il 22 luglio, ed ha l'intento di promuovere, o quanto meno individuare quali sono state e quali potrebbero essere le carenze di assistenza o di controllo dei nostri ragazzi che vogliono andare a fare l'esperienza Erasmus all'estero. Non accettiamo che alcune associazioni, tipo quelle accreditate alle università di Barcellona, organizzino gite a pochissimi euro, con la vita dei nostri ragazzi".

"Una gita culturale, organizzata per una festa nazionale in Spagna, della durata di oltre 24 ore è stata affrontata con un solo autista, senza pernottamenti per lui o per i ragazzi, perché è ripartito alle 3.30 di notte di domenica", ha aggiunto.

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