La manifestazione
«State in guardia perché le banche non vi sono amiche»
Federico Rampini stasera sul palco di Carrara’s Duels «Meglio ricordarlo: vivono succhiando i nostri risparmi»
di LUCIANO DONZELLA
Più che un duello sarà un faccia a faccia fra due giornalisti grandi esperti di economia. Non pensate però a incomprensibili teoremi o a formule per addetti ai lavori, questa sera alle 21,30 in piazza Alberica a Carrara Federico Rampini, corrispondente di Repubblica da New York e scrittore, e Alessandro Plateroti, vice direttore del Sole24Ore si confronteranno su un tema assai concreto che ci riguarda tutti: il futuro dei nostri soldi. L'occasione è il secondo incontro in cartellone per i Carrara’s Duels, format estivo ideato e condotto dal giornalista Luca Telese: due protagonisti salgono sul palco, discutono su un tema (in questo caso di scottante attualità) dopodiché Telese, arbitro del match, cercherà di metterli in difficoltà con una pioggia di domande, coinvolgendo il pubblico che al termine deciderà il vincitore del duello.
Lo spunto di partenza sarà l'ultimo libro di Rampini che affronta un tema particolarmente sentito in Toscana. Il titolo più chiaro non potrebbe essere, "Banche: possiamo ancora fidarci?" (Mondadori, 132 pg, 15 euro). Dopo i crac di Montepaschi, Banca Etruria ecc, e adesso con l'aggiunta dello choc-Brexit, i risparmiatori hanno tutte le ragioni per essere inquieti e porsi delle domande. Il libro di Rampini diverse risposte le dà. E anche qualche consiglio prezioso.
Rampini, lei stasera si confronterà con Plateroti nei Carrara Duels di Telese. Ma qual è il punto di scontro? Così a occhio non sembra che fra di voi ci siano gli estremi del duello…
«Il titolo del libro è il punto di scontro, o di incontro, non so. L'argomento è la solidità del sistema bancario in Italia, un tema molto sentito dai toscani, colpiti da veri e propri fallimenti. Vicende non da poco, che vanno a toccare i risparmi degli italiani, che specie di questi tempi sono una vera ciambella di salvataggio. Farò una confidenza: il duello doveva essere fra me e un rappresentante delle banche, ma si sono tutti tirati indietro. Ho provato a tutti i livelli ma nessuno ha accettato il confronto. E questo già la dice lunga sulla loro sicurezza e tranquillità. Alla fine per mancanza di interlocutori, è stato scelto un ottimo giornalista del Sole24Ore. Che dubito voglia fare una difesa a spada tratta dei banchieri».
Il titolo del suo libro è "Banche: possiamo ancora fidarci?". Al toscano medio per rispondere basta una pagina: no! Lei nelle 132 pagine del suo libro, cosa risponde?
«Parecchie cose. Diciamo che le risposte sono una sorta di manuale di sopravvivenza: come tutelarsi in questo mondo di lestofanti. Che si tratti di veri lestofanti è cosa ammessa persino dalla Consob, quando ci racconta che i prospetti di collocamento, ovvero i manualetti per informazioni utili ai consumatori per comprare obbligazioni bancarie, sono incomprensibili. Già, proprio loro ce lo vengono a dire, ammettendo una gravissima colpa. E nel libro ci sono ben dettagliate anche colpe degli istituti di vigilanza, la Consob appunto e la Banca d'Italia, che non hanno fatto bene il loro mestiere. Al risparmiatore spiego poi le nuove regole europee che hanno cambiato molto. Regole controverse, contestate dalla Banca d'Italia e dal governo Renzi che in questi giorni sta negoziando una serie di eccezioni con Bruxelles. La realtà è che siamo di nuovo in una fase di grande instabilità dopo la Brexit. Non a caso il primo effetto degli esiti del referendum inglese, il più immediato è stato il crollo dei titoli bancari, segnale che c'è un grave problema irrisolto».
Lei è corrispondente da New York? Che si dice da quelle parti? Com'è dopo la Brexit l'economia europea vista dagli States?
«C'è grande sconcerto, anche se gli americani sono sempre stati un po' scettici sulla tenuta dell'Unione Europea. Non si aspettavano però questa deflagrazione. Ho avuto modo di seguire Obama a Londra nel suo viaggio per appoggiare il remain, e posso confermare che oggi c'è grande preoccupazione anche perché la Brexit negli Stati Uniti è collegata al fenomeno Trump, all’ascesa dei populismi con forti connotazioni nazionalistiche, alla chiusura delle frontiere, al protezionismo. Ma oltreoceano hanno sempre capito che l'Unione Europea era certamente manchevole per non aver realizzato una vera unione economica e bancaria. E, per venire agli ultimi eventi, alla radice di tutto scontiamo anche in questo campo la profonda sfiducia della Germania nei nostri confronti, un atteggiamento che non è cambiato neanche col dopo Berlusconi».
Quali sono le specificità delle fragilità italiane? Quanto contano rispetto al contesto globale?
«Le nostre sono fragilità diverse da quelle altrui, la Germania, l'Inghilterra ma anche la Svizzera hanno dei colossi bancari fragili, lo si è visto nel post brexit, perché alcune banche rimangono troppo grandi e troppo speculative; noi abbiamo patologie diverse, da un lato le nostre banche sono fragili perché fragile è l'economia reale, e dall'altro soprattutto a livello locale, di banche regionali, le nostre sono troppo contaminate dal ceto politico locale. Lo si è visto bene purtroppo in Toscana e in Veneto».
Come vede gli ultimi cambiamenti decisi dall'Unione Europea in prospettiva futura? E dove porta l'ultimo accordo Renzi-Merkel sugli aiuti alle banche italiane?
«Non bene. I cambiamenti già decisi dall'Unione Europea nel settore bancario portano a rischi maggiori per i risparmiatori, e in questa fase potenzialmente a una maggiore instabilità. Per quanto riguarda l'accordo Renzi-Merkel, se viene confermato, è in realtà una sospensione temporanea delle nuove regole europee con l'obiettivo di consentire una forma di aiuti di Stato. Il che conferma che l'emergenza non è passata».
Per concludere, un paio di consigli concreti per i lettori, nel rapporto quotidiano con le banche.
«Il primo è di ordine generale: mantenere un alto grado di vigilanza, stare in guardia perché le banche non sono alleati o consulenti dei risparmiatori. Al contrario, vivono succhiando i nostri risparmi. Il secondo più specifico in un settore dove si indirizza tanta parte del nostro risparmio: i fondi comuni. Prestiamo la massima attenzione alle commissioni, perché è lì che c'è l'inganno».
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