Il Tirreno

Toscana

Stabilimenti balnerari, è "guerra" allo Stato sull’indennizzo

di Ilaria Bonuccelli
Una veduta della spiaggia di Viareggio con gli stabilimenti balneari (foto d’archivio)
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Una veduta della spiaggia di Viareggio con gli stabilimenti balneari (foto d’archivio)

L’assessore Ciuoffo promette: la Regione Toscana in giudizio se non si salva il risarcimento ai concessionari che perdono l’azienda

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FIRENZE. Non vuole per forza andare alla guerra la Toscana. Ma ci andrà se lo Stato punta a cancellare l’indennizzo per i balneari che perdessero la concessione a favore di un nuovo imprenditore. Il governo impugna la legge regionale sulle concessioni demaniali e Stefano Ciuoffo, assessore alle attività produttive della Toscana replica: si può trattare su tutto, ma non sull’indennizzo. «Su quello ci vediamo in giudizio. Davanti alla Corte costituzionale».

Non è una questione di mettere il cappello sulla legge sulle concessioni, assicura Ciuoffo. Ma di garantire ai balneari di poter investire e garantirsi il lavoro, in linea con la direttiva comunitaria Bolkestein sulla libera concorrenza. Soprattutto alla vigilia delle sentenza della Corte Europea che rischia di dichiarare illegittima la proroga delle concessioni italiane dal 2015 al 2020.

Assessore Ciuoffo, la decisione del consiglio dei ministri di impugnare la legge della Toscana sulle concessioni demaniali, inficia il vostro lavoro per conciliare Bolkestein e tutela delle imprese?

«Chiariamo che la Toscana si è limitata a dare un quadro normativo di riferimento agli imprenditori, visto la scarsa attenzione prestata finora alla materia dai vari governi».

Le associazioni di categoria sostengono che lo Stato vorrebbe approvare una legge sulle concessioni che ricalchi quella della Toscana: allora perché il governo la impugna davanti alla Consulta?

«Posso dire che la Toscana si è mossa, sollecitata da Anci e categorie, nel timore che si potesse proseguire nell’incertezza che ha regnato nel settore per anni. E ha agito secondo due principi: il rispetto delle direttive comunitarie; il riconoscimento del giusto valore alle imprese. Grazie a questo, oltre 300 imprese hanno chiesto una nuova concessione».

Però, il governo contesta la legge proprio per l’indennizzo in caso di subentro nella concessione.

«Attendiamo di conoscere il merito delle motivazioni alla base dell’impugnazione».

Al di là delle motivazioni, resta la contestazione dell’indennizzo.

«Le motivazioni sono importanti. Non escludo che la contestazione dell’indennizzo serva al governo per ottenere chiarimenti, in vista di apportare correzioni alla normativa. Probabilmente il consiglio dei ministri ha bisogno di capire a che cosa corrisponde il “90% di indennizzo” che la Toscana pretende venga riconosciuto dal concessionario che subentra a quello precedente».

E che cosa intende per indennizzo la Toscana?

«Lo abbiamo spiegato al governo nei chiarimenti inviati. Facciamo riferimento a una questione che si trascina da tempo e che la Toscana pensava di aver sciolto con un’apposita legge: quella dei beni di facile e difficile rimozione. A nostro avviso sono da “rimborsare” al concessionario uscente, tutti i beni di facile rimozione e cioè, costruiti su demanio marittimo, ma demolibili in 60 giorni. In quanto tali, non possono essere acquisiti al Demanio dello Stato».

Fra questi beni, ci sono pure le ex case di guardiania dei bagni oggi affittate come case vacanze, i ristoranti, i bar?

«Certo. Tutte le strutture che possono essere definite “precarie” perché facilmente demolibili e realizzate dai precedenti concessionari per valorizzare il bene dello Stato».

Ma se il governo non fosse d’accordo?

«Io sono ottimista e penso che un accordo lo troveremo. Tuttavia, se non interverrà una legge convincente dello Stato a regolare la materia delle concessioni, noi sosterremo la nostra legge».

Come sosterrete la legge della Toscana?

«Detto in modo semplice: se il governo vuole annullare la norma sull’indennizzo, ci rivediamo davanti alla Corte costituzionale. Se, invece, è questione di apportare correttivi alla legge, salvaguardando il principio, noi siamo disponibili a discutere da domani. Ma lo Stato deve decidersi a legiferare. Alla Toscana non interesse un diritto di primogenitura sulla legge, ma che il sistema balneare regionale e nazionale trovino un percorso certo che consenta di investire nella valorizzazione del settore».

Cosa significa?

«Che se lo Stato approva una legge, magari che ricalchi i principi contenuti in quella della Regione Toscana, non ci sarà contenzioso».

Ma la legge toscana potrebbe avere profili di incostituzionalità.

«C’è, in effetti, un principio più azzardato dal punto di vista giuridico: è quello che vieta il sub-appalto della concessione. Contrasta con il Codice civile. Lo sappiamo ma difendiamo il principio della gestione diretta dello stabilimento balneare: non ci sembra etico favorire la rendita da un bene demaniale senza lavoro».

Come vorreste salvaguardare” il divieto di sub-appalto nel caso la Consulta lo dichiari incostituzionale?

«Recuperandolo come elemento di valutazione dei progetti in caso di procedura comparata fra due offerte sulla stessa concessione. Vorremmo dare la precedenza a un progetto che prevede la gestione diretta di un imprenditore che la gestione in sub-affitto da parte di una multinazionale».

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