Sicurezza
«Mi ricattava: ora non ho rimpianti»
La confessione del duplice omicida della trans, massacrata perché temeva che rivelasse la relazione, e dell’amica
FIRENZE. «L'ho fatto io e non lo rimpiango»: ha detto anche questo, al termine di una folla corsa on the road, Mirco Alessi, il commerciante fiorentino di borse di 42 anni arrestato per il duplice omicidio di una trans e di un’amica alle 6,30 circa di mercoledì a Firenze. Lo ha detto nel corso della telefonata al 112 con cui, mercoledì sera, chiedeva ai militari: «Che devo fare per farmi prendere?». Dopo una quindicina di ore in fuga tra casa sua a Firenze, Santa Croce, Cecina, era arrivato a Monticiano (Siena) dove è stato poi fermato verso le 21,30.
«Sono tranquillo, non ho rimpianti ed è giusto che paghi, poi racconterò le mie motivazioni». E alla base della furia omicida, così ha iniziato a raccontare, ci sarebbe stato un presunto ricatto da parte della trans, con la quale di fatto Mirco Alessi aveva una relazione.
Anche ai carabinieri a Siena Alessi, durante l'interrogatorio durato oltre un'ora prima che fosse portato in carcere, ha ribadito la “prima confessione”, quella fatta al padre subito dopo aver massacrato Gilberto Manoel Da Silva, transessuale brasiliana di 45 anni, e la 27enne dominicana Mariela Josefina Santos Cruz. E ha aggiunto altro: la premeditazione e anche l'uso di cocaina.
Voleva uccidere. L’orrore che emerge è che il commerciante sarebbe andato nell’appartamento in via Fiume, a due passi dalla stazione fiorentina di Santa Maria Novella, con la precisa intenzione di uccidere. Avrebbe voluto finirla una volta per tutte con Kymberli - questo il nome con cui era conosciuto la transessuale - con il quale Alessi avrebbe avuto una vera e propria relazione, segnata però - sostiene lui - dalla continua richiesta di denaro nei suoi confronti. In sostanza sarebbe stato il ricatto, magari con la minaccia di rivelare la loro relazione, all'origine del «macello».
Strappato il cellulare a una passante a Cecina. Mentre era in fuga Mirco Alessi, a Cecina, ha strappato il cellulare di mano a una passante e ha chiamato il 112, chiedendo ai carabinieri se erano contenti delle «due sorprese» che aveva lasciato nell'abitazione fiorentina di via Fiume, riferendosi alla transessuale e alla 27enne morte accoltellate. La chiamata non è partita, ma è stata riferita ai militari dalla donna alla quale Alessi, arrivato a Cecina nella sua fuga, aveva preso il telefono.
Le tappe della fuga. Secondo quanto ricostruito, dopo il duplice omicidio Alessi è tornato nella sua abitazione di via Palazzuolo per cambiarsi i vestiti sporchi del sangue delle vittime, poi è fuggito con la sua auto, una Citroen C1 rossa. Si è diretto verso Santa Croce sull'Arno, dove ha messo fuori uso l'impianto satellitare della vettura per non essere localizzato. Per tutto il tempo della fuga, nel corso della quale ha anche ritirato denaro a un bancomat, ha effettuato chiamate deliranti al 112, sfidando i carabinieri e sottolineando la sua abilità nella fuga.
«Cosa devo fare per farmi prendere?», ha detto in serata al telefono, poco dopo aver confessato ad una passante chi era e cosa aveva fatto. Una confessione fatta ad una estranea perché le era «simpatica».
La prima chiamata al babbo. Ma di telefonate, nella fuga Alessi ne ha fatte diverse. Ieri mattina verso le 6,30 ha chiamato il padre: «Babbo ho fatto un macello. Ho ammazzato tre prostitute», ha detto prima di riattaccare e rendere il suo telefono non più raggiungibile dal genitore che ha subito avvisato i carabinieri. E più o meno alla stessa ora ha chiamato un amico dicendo di aver «ammazzato tre transessuali», rassicurandolo poi sul fatto di essere «pieno di sangue», ma di «sentirsi bene» e di essere «tranquillissimo». Lo stesso amico aveva ricevuto verso le tre un sms che lo invitava a vedere su facebook «uno che sbotta»: forse l'annuncio, criptico, di cosa aveva intenzione di fare.
L’appartamento dell’orrore. L'orrore di quanto è successo nell'appartamento della trans e delle sue amiche è tutto nella sconvolgente testimonianza della giovane dominicana di 25 anni, unica superstite. Lei dormiva in una stanza con l'amica Mariela quando hanno sentito bussare forte alla porta, ma non hanno aperto. Poi, poco dopo, hanno sentito rumori provenire dalla cucina e dalla stanza di Kymberli. E quindi ancora bussare forte alla loro porta, e una voce che urlava chiamando l'amica: «Mariela, vieni che lei ha bisogno». La giovane ora ricoverata in ospedale ha anche detto di aver invitato Mariela a non aprire la porta, ma poi hanno deciso di andare entrambe a vedere cosa era accaduto. Aperta la porta, prosegue il racconto, hanno visto un uomo irriconoscibile «pieno di sangue» che diceva di «aver fatto del male a Kymberli» e con in mano un coltello con il quale, dopo aver bloccato Mariela per le braccia, ha cominciato a colpirla, continuando a farlo anche quando la donna era ormai a terra e invocava aiuto.
E' stato a questo punto che la giovane ha cercato una via di fuga dalla finestra mentre l'uomo continuava a menare fendenti su Mariela. Una volta sul marciapiede ha chiesto aiuto ad un ragazzo indiano che le ha prestato il telefono per dare l'allarme. Quando è rientrata nel cortile del condominio poco dopo l'arrivo delle forze dell'ordine che si sono dirette verso l'appartamento, ha raccontato di aver visto Mariela agonizzante a terra, nel cortile dove aveva cercato scampo. «Sto morendo», le avrebbe detto l'amica e alla domanda se avesse riconosciuto l'aggressore l'amica avrebbe risposto «Luca», riferendosi al nome con il quale si faceva chiamare il “fidanzato” di Kymberli. (r.f.)
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