Il Tirreno

Toscana

L’italia di mezzo piace ai sindacati: sì alla macroregione da 6,2 milioni di abitanti

Samuele Bartolini
I confini della Macroregione" dell'Italia di Mezzo
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I confini della Macroregione" dell'Italia di Mezzo

Iniziativa congiunta di Cgil, Cisl e Uil di Toscana, Marche e Umbria il prossimo 15 settembre a Perugia: saranno invitati anche i tre presidenti di Regione

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FIRENZE. «Il progetto dell'"Italia di mezzo" può mettere assieme le persone, le intelligenze, i saperi, i sistemi di accoglienza, di inclusione, di coesione e tutela sociale, le risorse finanziarie dei programmi Europei di Marche, Toscana e Umbria»: lo hanno detto i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil della Toscana, rispettivamente Dalida Angelini, Riccardo Cerza e Francesca Cantini, presentando il percorso che i

sindacati confederali delle tre regioni hanno intrapreso congiuntamente, in una conferenza stampa a Firenze svoltasi in contemporanea con analoghe iniziative a Perugia e Ancona.

I centri studio di Cgil, Cisl e Uil delle tre regioni hanno avviato un confronto che porterà il 15 settembre prossimo alla presentazione di un documento comune in un incontro pubblico, che si svolgerà in Umbria ed a cui verranno invitati anche i Governatori delle tre regioni, che di recente hanno siglato un accordo congiunto a Bruxelles proprio nel nome dell'Italia di mezzo.

«Una discussione di questo tipo - ha detto la segretaria della Cgil, Dalida Angelini - non può essere fatta solo dai presidenti delle regioni, così com'è stato finora. Le parti sociali devono essere protagoniste di un simile progetto, entrando nel merito».

«In un mondo in cui sempre più decisioni sono prese dall'alto - ha aggiunto il segretario Cisl, Riccardo Cerza - noi vogliamo coinvolgere la nostra gente. Se i progetti istituzionali vogliono avere un futuro occorre che siano condivisi dalla gente, come dimostra il caso Brexit».

«In questo progetto il sindacato ci crede - ha proseguito la segretaria Uil, Francesca Cantini - per il bene del Paese. L'Italia di mezzo può essere una macroarea che mette in contatto sud e nord. Stiamo lavorando congiuntamente nelle tre regioni, senza protagonismi né campanili».

Insomma, in tempi di crisi l'unione fa la forza, si direbbe. E la crisi è anche del lavoro visto che l'idea della macroregione è piaciuta ai sindacati Cgil, Cisl e Uil delle tre regioni coinvolte che ieri hanno lanciato un messaggio chiaro: «Cari presidenti Enrico Rossi (Toscana), Catiuscia Marini (Umbria) e Luca Ceriscioli (Marche). Ascoltateci in nome dei lavoratori che rappresentiamo. Abbiamo delle proposte da farvi». E ne sono venuti fuori alcuni spunti in attesa del manifesto che sarà lanciato il 15 settembre in un maxi-evento a Perugia. Entriamo nel dettaglio. Innanzitutto, i numeri. La voce di 6 milioni e 200mila persone – ovvero tanti quanti sono tutti gli abitanti di Toscana, Umbria e Marche messi insieme – è sicuramente più forte alle orecchie di Bruxelles di quanto non lo siano quelle delle tre regioni che gridano in ordine sparso e gli investimenti privati seguono a ruota. In ballo c'è una montagna di soldi. Ci sono i fondi strutturali europei 2014-2020, adesso in riprogrammazione, di cui solo quelli messi a disposizione per la nascitura Italia di mezzo ammontano a 470 milioni di Por-Fesr (l'equivalente del 32,8% del totale) destinati alla ricerca, allo sviluppo tecnologico e all'innovazione. Senza contare i 136 milioni dei Fondi regionali (sempre del Fesr) e i 209 milioni del Fondo sviluppo e coesione. E il direttore del centro studi Ires Cgil Toscana Fabio Giovagnoli una proposta ce l'ha già: «Le sinergie tra Toscana, Umbria e Marche potrebbero nascere nei programmi operativi con i prossimi bandi da sviluppare in chiave transregionale. Penso alle gare relative alle 7 prestigiose università delle nostre 3 regioni e le imprese innovatrici a loro collegate. Sarebbe un buon modo per cominciare subito a drenare fondi dall'Unione europea, ma ci vuole la volontà politica per farlo». Un occhio di riguardo va anche alla torta più grossa, la sanità, che assorbe l'80% delle spese di bilancio, e al welfare. Solo in Toscana mancano all'appello 1,7 miliardi di trasferimenti statali e le proposte sono: un'unica centrale di acquisto per i servizi sanitari e creare dei punti nascita da 200 parti l'anno (perché - come ha detto Ambrogio Brenna di Istel Cisl - “coi vecchi non si costruisce il futuro e il problema della denatalità va risolto”). Più sfumati i capitoli infrastrutture e zone interne. Anche se è stata ribadita la necessità di far funzionare bene gli interporti (vedi alla voce: rilancio del Vespucci di Livorno), mentre per la Due Mari Grosseto-Fano e la Tirrenica è chiaro che il ritardo ultradecennale nella loro realizzazione parla da sé. Per le zone interne, infine, occhi puntati sull'Appennino dove c'è ancora molta strada da fare in termini di accessibilità, cablaggio e turismo. Unanime la dichiarazione dei tre segretari regionali Dalida Angelini per la Cgil, Riccardo Cerza per la Cisl e Francesca Cantini per la Uil: «Una discussione di questo tipo non può essere fatta solo dai presidenti delle regioni, così com’è stato finora. Le parti sociali devono essere protagoniste di un simile progetto entrando nel merito».

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di Redazione web