Proteste
A rischio il "sogno europeo"
La vittoria della Brexit, la cui connotazione sociale e geografica solleciterebbe di per sé alcune riflessioni, anche al di là delle immediate conseguenze, ci dice che la posta in gioco era ed è la natura dell’Unione Europea.
La premessa è che l’Europa non può essere a trazione tedesca. In un momento in cui si sta fronteggiando una delle peggiori crisi dopo quella della grande depressione, occorre non dimenticare che l’architettura europea ci ha permesso di vivere in pace per settanta anni. Ma in che senso possiamo parlare oggi di quel “sogno europeo” la cui pietra miliare è in quel Manifesto di Ventotene, scritto durante la prigionia fascista da Altiero Spinelli, insieme a Eugenio Colorni e a Carlo Rosselli? Quale può essere il contenuto di quella visione in un mondo che è radicalmente cambiato e che sta cambiando a grande velocità? Un mondo in cui si è allargato pericolosamente il fossato tra cittadini e politica e sembrano tornare i fantasmi del passato. I segnali di insoddisfazione verso “questa” Europa sono cresciuti a vista d’occhio anche in un paese come l’Italia che è stato uno degli stati più europeisti. Eppure l’Europa della mobilità nei viaggi, nello studio, nel lavoro, nel commercio è sempre più una realtà. Si pensi ai programmi Erasmus che hanno visto migliaia di giovani usufruirne e che rischiano anch’essi di essere messi in discussione. Ma occorre una svolta affinché l’Europa sia percepita dai cittadini come un luogo fondamentale per affrontare le sfide della contemporaneità e rispondere ai bisogni concreti che riguardano in primo luogo il lavoro, nuove politiche di redistribuzione e di welfare, nuovi processi democratici, una politica comune nell’affrontare le immigrazioni. Spesso si ha la sensazione che i sentimenti di estraneità e di ostilità nascano anche dalla incomprensione di chi e cosa rappresentano i diversi attori. Persiste un indubbio deficit democratico di fronte al potere delle burocrazie e della finanza.
Tutto questo deve implicare un cambiamento nel modo di pensare alle questioni nazionali e internazionali ma anche nel modo di coordinare i diversi livelli istituzionali, sino alle realtà territoriali. Ma se si vuole rilanciare il senso profondo della missione europea, occorre anche un nuovo slancio culturale e comunicativo che faccia comprendere l’importanza del senso di appartenenza europeo, evidenziando valori, interessi e progetti. Occorre essere consapevoli che il futuro della democrazia in Europa comporta un ripensamento degli stessi concetti di sovranità, di cittadinanza, di integrazione sociale. Ed un vero e proprio disegno riformatore non si avrà se non si accompagnerà ad una “battaglia delle idee”. «Appassionatevi alla costruzione dell’Europa, ne vale la pena e ricordate che non si può fare niente di buono senza la memoria»: con queste parole semplici e chiare si concludeva l’avvincente racconto che lo storico Jacques Le Goff, ci ha lasciato in: “L’Europa raccontata ai ragazzi”. Forse non sarebbe male ricordare ciò che affermava Altiero Spinelli riferendosi all’Unione Europea: «La forza di un’idea non si misura nei suoi successi ma nella sua capacità di rinascere dopo ogni sconfitta». Vedremo adesso se ci sarà questa capacità, anche se sono molte le perplessità sulle leadership attuali di rimettere in piedi il “sogno europeo”.
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