Attenzione
«Serve un’offerta più organizzata»
Le differenze fra le varie zone della regione impongono strategie mirate di promozione
di GIANNI MASONI *
Ho letto le due pagine del Tirreno di sabato 18 giugno, che riportano il dibattito sul futuro del turismo in Toscana. Sono rimasto perplesso e vorrei esporre il mio punto di vista.
Intanto i numeri esposti: quanto vogliamo continuare a prenderci in giro? I valori “ufficiali”: 45 milioni di presenze turistiche, sono valori fittizi. La dimensione reale dei flussi, stimata da anni dall'Ufficio italiano cambi e regolarmente citata anche nei rapporti annuali Irpet, è di oltre 80 milioni di presenze; quasi il doppio di quelle ufficiali. Vogliamo prenderne coscienza e adeguare le nostre valutazioni oppure continuiamo a far finta di nulla ed a guardare da un'altra parte?
Non si tratta di una mera disputa statistica. Come si può comprendere facilmente stiamo parlando di persone che calpestano il suolo della nostra regione, affollano i nostri centri storici, i nostri musei, chiese e monumenti, occupano camere nelle strutture ricettive di tutti i tipi e negli appartamenti disseminati nella regione e soprattutto hanno deciso di spendere qui da noi una quota importante del loro reddito disponibile. Considerato che la spesa media giornaliera pro-capite per ogni turista si aggira intorno ai 100 euro, stiamo parlando di un apporto di circa 8 miliardi l'anno al Pil della nostra regione. Questi valori hanno quindi una grande rilevanza, che è indispensabile tener presente, soprattutto da parte di chi ha l'onere di governare questa regione.
Gli interventi dei quali ho letto sul Tirreno si concentrano sulla necessità di qualificare l'attività di promozione, sottolineando l'urgenza di sviluppare la formazione di pacchetti turistici. Non ho letto una parola sulle profonde trasformazioni che ormai da almeno una decina di anni stanno cambiando il contesto competitivo nel quale anche le imprese turistiche toscane devono cimentarsi. I nostri interlocutori si sono accorti di questi mutamenti? Parrebbe di no dal tenore delle loro osservazioni. Che senso ha rivendicare il diritto per gli alberghi (solo per loro oppure anche per le altre tipologie ricettive?) di commercializzare pacchetti turistici in danno dei tour operators ed in spregio a specifiche norme a difesa dei consumatori? Non si rendono conto che la competizione globale nella quale, loro malgrado, sono inseriti, la si affronta con una organizzazione innovativa, tecniche di marketing evolute e con l'integrazione territoriale vera dell'offerta? Non si sono resi conto che la rendita di posizione di cui abbiamo goduto per decenni è sfumata? Che senso ha farsi la guerra in casa; intendo fra operatori toscani dei diversi settori del turismo, quando è evidente a chiunque che oggi la competitività si misura in primo luogo sulla destinazione: sulla sua raggiungibilità, sulla qualità delle sue infrastrutture e dei servizi territoriali e sanitari, sulla qualità delle manifestazioni, sulla professionalità delle maestranze, sulla qualità della ricettività, dell'enogastronomia, sul livello di integrazione organizzativa dei servizi offerti e così via.
La revisione del testo unico delle leggi regionali sul turismo è indubbiamente necessaria e urgente, ma non sarà sufficiente a risolvere i problemi del comparto, che per sua natura è globalizzato e quindi dipendente di fatto dai comportamenti dei consumatori internazionali e da organizzazioni sovranazionali che non sottostanno alle leggi della Toscana.
Le argomentazioni che ho letto francamente non aiutano il comparto ad affrontare i problemi che lo attendono. L'offerta turistica della nostra regione non è omogenea e non presenta gli stessi problemi ovunque. Le stesse città d'arte, grandi e piccole, non sono tutte nelle stesse condizioni. Le esigenze di Firenze non sono le esigenze di Pisa o di Cortona. Sulla costa abbiamo situazioni di palese decadenza, con servizi assai dequalificati e centri che invece si sono saputi adeguare alle trasformazioni richieste dal mercato. Ciascuna delle tre città termali richiede interventi specifici e profondi che ne consentano il riposizionamento. Manca una strategia d'intervento per la montagna. In ciascuno dei casi citati servono analisi puntuali e misure specifiche, così come per la promozione dei diversi prodotti di cui la Toscana è ricca.
Se vogliamo avere qualche chance che consenta al sistema delle nostre imprese turistiche di avere un futuro è indispensabile che il nostro Paese adotti una seria politica di sostegno al comparto, supportata da una adeguata strategia, coerentemente declinata a livello regionale, allo scopo di definire chiaramente l'organizzazione pubblica del turismo, organizzare l'offerta, combattere l'abusivismo, organizzare e far funzionare un moderno sistema di informazione ed accoglienza, organizzare efficaci azioni di promozione in collaborazione con le imprese.
Di questo è necessario discutere urgentemente, sia al tavolo della Regione che al Ministero del turismo.
. (* coordinatore regionale
turismo Confesercenti)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
