Il dolore
Rossi e Renzi alleati, ma a queste condizioni
Il premier vuole il governatore della Toscana nella segreteria nazionale del Pd, ma il presidente rilancia con ufficio politico che rappresenti tutte le anime del partito
FIRENZE. Non si può dire che non si senta lusingato. Ma per uno concreto come Enrico Rossi, governatore della Toscana, le chiacchiere non fanno farina. E l’idea di Matteo Renzi di inserirlo nella segreteria nazionale del Pd per rilanciare l’azione del partito dopo il tonfo delle amministrative non lo convince. Lo lusinga, appunto. Ma non basta. Quindi, ecco che rilancia. Perché, in fondo, Rossi è e resta un uomo di partito. Renzi vuole davvero rilanciare il Pd in vista del referendum costituzionale di ottobre? Allora invece di rinnovare la segreteria politica crei un ufficio politico nazionale, con tutte le anime del Pd dentro.
A far trapelare la volontà di Renzi di rinnovare la segreteria, lasciando a casa anche pezzi da novanta come la sua vice, Debora Serracchiani, presidente della Regione Friuli, è il Corriere della Sera. Alla vigilia della direzione nazionale del Pd, il premier - che è anche segretario del partito - vorrebbe rispondere alla sconfitta dei ballottaggi con una rottamazione politica. Ha in mente una serie di nomi importanti: il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, Vasco Errani, il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, considerato da Renzi il king maker del nuovo sindaco di Milano, Giuseppe Sala. Non a caso - si vocifera, secondo le indiscrezioni raccolte dal Corriere - potrebbe essere il nuovo vicesegretario unico del Pd. Oltre ai fedelissimi Luca Lotti (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio) e Lorenzo Guerini, poi, Renzi avrebbe pensato anche all’avversario storico: a Enrico Rossi, appunto. Che non più tardi di lunedì 20 giugno ha ribadito la volontà di candidarsi alla segreteria nazionale del Pd per riportare il partito a sinistra.
Ora, però, c’è questa proposta di Renzi. Questa sorta di tregua armata invista del referendum. Una tregua armata alla quale Rossi non è mai stato contrario. Basta dire che non ha approfittato del tonfo elettorale per chiedere un anticipo del congresso. Ma solo per reclamare una spiegazione «seria» all’interno del partito. E ora che si vede recapitare la richiesta diretta di collaborazione dal premier-segretario non la respinge. Semmai la perfeziona. Chiede di modificarla. Di adeguarla a un partito che sia più vicino alla gente. E anche alle sue tante anime. Ecco, quindi, l’idea dell’ufficio politico, nel quale siano rappresentate le varie componenti del Pd, comprese quelle più a sinistra. In modo da arrivare al referendum costituzionale con la gente dalla propria parte. Dalla parte delle riforme. Perché se a ottobre vincerà il no, invece del sì, sarà difficile spiegare alla gente, alla propria gente (e non solo) perché non ci dimette. Da Renzi in giù.
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