Il dolore
Dopo il voto, Nogarin e l'avanzata dei Cinque Stelle
Il sindaco gioisce per i successi del Movimento a Torino e Roma, ma l'effetto Livorno in regione non si è innescato
Nel giugno del 2014, la sera del ballottaggio, si presentò sulla sua bici azzurra nella stanzina del comitato a cinque stelle allestito in piazza XX Settembre, nel cuore di Livorno. Domenica sera, a due anni dalla «rivoluzione» - come la chiama lui - Filippo Nogarin ha raggiunto Torino da sindaco apripista dopo l’ormai ex Pizzarotti, ha seguito la marcia verso il municipio di Chiara Appendino e alla fine si è fatto un selfie con la neosindaca della Mole. «Stare sul carro del vincitore non è mai stato così bello», twitterà. «L’atmosfera era identica a quella respirata due anni fa a Livorno, era tangibile quella voglia di rompere con un sistema di potere paludato...». Ma c’è da dire che proprio nella sua Toscana (a partire da Grosseto o da Cascina, dove non è stato raggiunto il ballottaggio), i 5 Stelle non hanno sfondato.
Nogarin, i risultati delle amministrative cosa dicono?
«Dicono che il Pd si deve rimettere in discussione e vanno a premiare il M5S in modo inequivocabile, e in generale le politiche di apertura. Ma soprattutto mettono in evidenza l'arroganza del Partito democratico».
Arroganza?
«Sì, è chiuso a riccio, ascolta solo se stesso e non rispetta nessuno, né i livelli istituzionali né i cittadini. E questo l'ha portato a prendere delle sonore sconfitte. Perché la si può leggere come si vuole, ma quando si perdono città come Torino e Roma, il dato politico è rilevante».
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.13698956:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.13698956:1652257172/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Roma e Torino: perché hanno vinto Raggi e Appendino?
«Sono due storie diverse. Roma è devastata da Mafia Capitale, la mala politica l'ha spolpata. L'alternativa è stata costruita in consiglio comunale con due anni di mandato che hanno fatto venir fuori la gestione disastrosa della vecchia politica. Per Torino (città di radici operaie per certi versi simile a Livorno) il discorso è più strutturato: si parte da cinque anni fa con 20.000 persone che hanno dato fiducia a un gruppo che facendo un'opposizione dura ha coltivato un seme. È stata costruita un'alternativa credibile. Comunque Torino, seppur con molti problemi, non è paragonabile a Roma».
Il M5S ha vinto 19 ballottaggi su 20. Ma questo non dice che vi votano come anti-qualcos'altro? Non è soprattutto voto di protesta? Anche a Livorno il M5S prese meno del 20% ma alla fine tutti si coalizzarono contro il Pd...
«A Torino, già al primo turno, il M5S è stato il primo partito: se si tolgono liste e listine a sostegno di Fassino, ha preso più voti del Pd. E comunque, se anche si vuole dare una lettura di questo tipo, se intorno al Pd nascono tanti anticorpi che lo vogliono mandare a casa, forse qualche domanda dovrebbero farsela. A ottobre ci sarà un referendum che può cambiare molte cose».
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.13699013:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2016/06/21/news/no-alle-dimissioni-la-vera-prova-sara-il-referendum-1.13699013]]
Secondo lei Renzi ora cosa farà?
«Prima si dimette, meglio è».
Livorno fino a oggi è stata molto sotto l'ala dei vertici del M5S e i riflettori nazionali
Interrompe di getto: «È stata anche molto sotto pressione, ha subito attacchi continui dall’esterno che non hanno fatto bene alla città, lo dico da sindaco».
Dall’altra parte c’è chi dice che ve li siete cercati, per come avete amministrato.
«Non ci siamo cercati i vari parlamentari del Pd che sono andati nei talk show a raccontare balle per dimostrare teoremi che non sono veri».
Ognuno ha raccontato la sua. Ma ora che i 5S governano anche Roma e Torino, ha più paura di sparire dai riflettori nazionali del Movimento o se lo augura?
«Macché paura. Io mi devo occupare della mia città. Né l'uno né l'altro, ci deve essere un equilibrio. Spero che si smetta di parlare di Livorno cercando di metterla al centro del bersaglio. Si parli delle cose oggettive, con equilibrio».
Lei che giudizio dà dei suoi primi due anni di governo?
«Complessivamente positivo, con tutte le criticità che certo ci sono state. Ci sono stati errori, ma anche tanto impegno. Si può fare meglio».
Ora inizia il vero banco di prova per il M5S? Pensa che sia pronto per governare il Paese?
«Mi stupisce che si continui a parlare di banchi di prova. Il M5S è pronto per governare e lo sta dimostrando. Non è un fenomeno di colore, è un'organizzazione ormai strutturata politicamente sul territorio».
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.13698968:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2016/06/21/news/il-doppio-passo-del-nobile-che-cita-la-pira-1.13698968]]
Eppure proprio in Toscana non avete da festeggiare, anzi: il risultato è stato deludente anche per il M5S, mentre è avanzato il centrodestra. Come se lo spiega?
«Il M5S non è strutturato come un partito e non ha la fregola di dover essere presente in tutti i comuni. Là dove ci sono le condizioni per presentarsi con credibilità, con un atteggiamento pragmatico che possa incidere sulle scelte amministrative, dà dimostrazione di saper entrare e cambiare le cose. Là dove queste condizioni non ci sono, non ci si presenta tanto per farlo».
L'esperienza Livorno non è stata contagiosa?
«L'ho già detto: dipende dai territori, non da una struttura di partito. La rivoluzione deve partire dal basso. In Toscana si paga un po' questo Pd, che non permette la crescita di un dialogo sui territori. Vogliono mettere le bandierine su tutto, basta vedere cosa è accaduto per l'acqua, nell'Ato rifiuti, nella sanità, dove il sindaco di Cecina è stato messo a rappresentare i sindaci dell'Asl 6. Ma pensano davvero che questo modo di fare continuerà a dare frutti? Certo è che i territori soffrono».
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.13698979:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2016/06/21/news/cascina-e-la-vittoria-piu-bella-1.13698979]]
Però in Toscana ci sono realtà che crescono, come la Lega.
«Questo è vero e mi preoccupa. Mi preoccupa veder crescere realtà che non si erano mai viste qui, insieme a una politica che ha cavalcato temi come l'immigrazione e la sicurezza e quando poi è stata al governo si è dimostrata incapace». Mentre parliamo Nogarin è in viaggio verso Firenze, da dove partirà per Roma, dove incontrerà i colleghi M5S e la neosindaca Raggi.
Filippo Nogarin cosa vuole fare da grande? Si ricandiderà a sindaco? O lo vedremo in Parlamento?
«Io faccio il sindaco di Livorno. Ci sono ancora tre anni di amministrazione, tempo al tempo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
