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Pensioni: via dal lavoro, ma con le rate - Le nostre simulazioni

di Libero Dolce
Pensioni: via dal lavoro, ma con le rate - Le nostre simulazioni

Ecco come funziona la proposta del governo sull’uscita in anticipo: il lavoratore chiederà il prestito all'Inps, che a sua volta si rivolgerà alle banche per il capitale necessario

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Rendere la flessibilità in uscita dal lavoro una realtà concreta. Questa l’intenzione della proposta del governo sull’Ape, dove la sigla sta per “Anticipo pensionistico” e in breve prevede la possibilità in vigore dall’anno prossimo di uscire dal lavoro fino a tre anni prima della soglia di vecchiaia. Ne hanno parlato martedì il governo e i sindacati, ma il percorso è appena partito e prevede un nuovo incontro il 28 giugno.

Dunque chi, su base volontaria, deciderà di anticipare la data di pensione potrà contare su un nuovo prestito bancario da rimborsare in vent’anni. L’operazione per i primi tre anni, dal 2017 al 2019, attraverserà una fase sperimentale. L’anno prossimo saranno coinvolti i nati tra il 1951 e il 1953, nel 2018 la classe 1954, concludendo con il terzo e ultimo anno di sperimentazione quando toccherà ai nati nel 1955.

Costi e lavoratori coinvolti. Si è parlato anche di costi per lo Stato, anche se la proposta è ancora in fase di studio e le cifre paiono destinate a subire modifiche a seconda di come si procederà nei futuri incontri messi a programma tra le parti. La cifra ipotizzata oscilla tra i 500 e 600 milioni. Questo nel caso che assicurazioni e banche vengano coinvolte nel progetto. In caso contrario l’impatto sulle case dello Stato potrebbe salire nettamente: fino a 10 miliardi.

Più difficile dire in quanti saranno coinvolti dalla misura. Si ipotizza che tra i 30.000 e i 40.000 lavoratori potrebbero usufruire dell’uscita rateizzata dal lavoro, anche se ogni stima rischia di essere smentita considerata la base volontaria della decisione.

Le reazioni dei sindacati. I sindacati si sono dimostrati attenti a quelle che, con le parole del segretario Cgil Susanna Camusso, sono «novità positive, come la disponibilità del governo a entrare nel merito dei vari aspetti». Parla di «vento che cambia» anche il segretario della Cisl Annamaria Furlan. La soddisfazione sindacale è da mettere in relazione con le indiscrezioni che circolavano sulle intenzioni del governo. Si temeva penalizzazioni del 2-3% all’anno delle pensioni fino a un massimo di 4 anni per chi decide di anticipare. Percentuale che in parte sarà comunque pagata attraverso gli interessi sulle rate, che potranno arrivare a incidere sull’assegno pensionistico fino al 15% del totale.

Come funziona l’assegno. In pratica chi deciderà di andare in pensione prima della soglia di vecchiaia non subirà una decurtazione dell’importo mensile, ma dovrà versare una sorta di mutuo rateizzato, come quello per l’acquisto di beni immobili o di consumo, senza garanzie reali a carico del beneficiario.

Non dovrebbe dunque coinvolgere gli eredi o incidere sulla reversibilità. Sarebbe previsto un costo diverso per chi perde il lavoro prima di raggiungere i requisiti per l'accesso alla pensione e per chi decide di lasciare spontaneamente l'impiego.

Nelle intenzioni del governo i lavoratori che vivono una situazione di disagio, chi per esempio viene da un lungo periodo di disoccupazione, dovrebbero avere una decurtazione implicita dell’assegno ridotta al minimo se non azzerata.

Sarà il governo, per i non meglio specificati «soggetti deboli», a farsi carico degli interessi da pagare sulle rate. Non è chiaro però a quali condizioni si rientrerà in questa fascia protetta.

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Chi mette i soldi. I dubbi maggiori sono qui. Il saldo per lo Stato è basso, le banche e le assicurazioni saranno coinvolte se si vorrà mantenere la spesa. L’ipotesi che appare più credibile prevede questo schema: il lavoratore che vuole andare in pensione in anticipo chiede il prestito all’Inps, che a sua volta si rivolgerà agli istituti finanziari che anticiperanno il capitale necessario.

Le banche si vedranno rimborsato il prestito con una rata sulla pensione, ma è prevista una detrazione fiscale in modo da ridurre i costi di questo meccanismo. Altro dubbio riguarda il chi garantirà gli istituti in caso di insolvenza del lavoratore. Esclusi i parenti, rimane lo stato. Comunque un buon affare per le banche.

Chi è “Rita”? Per abbattere almeno in parte il costo dell’anticipo tirato fuori dagli istituti, chi ha aderito a un fondo pensione in precedenza potrà ricorrere alla Rendita integrativa temporanea anticipata (Rita). I lavoratori potranno avvalersi di una anticipo del capitale cumulato prima della decorrenza della pensione e utilizzarlo per coprire una parte dei costi dell’Ape.

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