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Toscana, Marche, Umbria: firmato il patto

Toscana, Marche, Umbria: firmato il patto

Nasce la macroregione dell’Italia centrale, potrebbero aggregarsi anche le province di Rieti e Viterbo

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BRUXELLES. Dante (Alighieri) rapito nell'affresco davanti alla sua Beatrice osserva i tre presidenti di Regione. Al settimo piano di Schuman 14, edificio in vetro e cemento a poche centinaia di metri dal Parlamento Europeo e dal Consiglio delle Regioni, Enrico Rossi rappresenta la Toscana, Catiuscia Marini l'Umbria, Luca Crescioli le Marche.

Da ore, negli uffici del potere comunitario, parlano del progetto che condividono: creare la macroregione dell'Italia centrale. Ora fanno un passo avanti. Posano le parole e prendono la penna: firmano il patto che li impegna. Più di tutti l'articolo 4 del protocollo: le cose da fare subito.

Davanti a sé, i governatori hanno deputati italiani al Parlamento europeo. Ma soprattutto hanno i funzionari a Bruxelles delle tre Regioni. Quelli che dovranno trasformare la sede unica in un "ufficio unico". I presidenti li devono coinvolgere nel progetto, il primo in Italia, mentre altri stanno cercando di seguire l'esempio: la macroregione Alpina; la macroregione Adriatica per per qualche tempo sembra aver tentato anche le Marche (e soprattutto il suo Pd). Poi progetti, infrastrutture, economia, storia comuni hanno portato le Marche a consorziarsi con Umbria e Toscana. E non solo per questioni di vicinanza geografica. E alla macroregione dell'Italia centrale, sarebbero interessate a unirsi (per il cordone ombelicale umbro) le province laziali di Rieti e Viterbo, come del resto anche l'Abruzzo non disdegnerebbe.

L'operazione piace molto alla rappresentanza permanente italiana a Bruxelles, fa sapere Filippo Colombo (anche a nome dell'ambasciatore italiano) perché «fare massa critica è importante. Mettersi insieme (come territori) è fondamentale nel momento in cui si devono presentare progetti qualificati e qualificanti». Rossi è un concetto che ha bene chiaro: considera l'Italia centrata «la taglia giusta per presentarsi all'Europa con progetti credibili», soprattutto per provare ad accedere a finanziamenti che includano le piccole e medie imprese.

Idea condivisa anche da Crescioli e Catiuscia Marini che sottolinea come la somiglianza fra le tre Regioni non sia solo culturale, storica, ma anche istituzionale e amministrativa: fanno parte degli enti che negli ultimi cinque anni sono riusciti a dominare la spesa sanitaria, senza mancare all'erogazione dei livelli essenziali di assistenza. (i.b.)

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