Sicurezza
Fondi e lotta ai cinesi: l’Europa salvi l’acciaio
Un documento del Comitato delle Regioni, ispirato dal governatore Rossi, impegna alla difesa e al rilancio del settore. Vantaggi anche per Piombino
BRUXELLES. Le richieste sono state avanzate. Fondi comunitari, anche per gli imprenditori privati, per ristrutturare le acciaierie. In modo che un industriale come Rebrab a Piombino possa accedere a 300 milioni (o anche di più) per costruire un nuovo forno elettrico. Regole simili in tutti i paesi dell'Unione Europea sugli aiuti di Stato alle aziende che producono acciaio, per azzerare la concorrenza interna. E - non ultima - la guerra alla Cina che inonda l'Europa di acciaio prodotto (e venduto) sottocosto. Il comitato delle Regioni sa cosa chiedere alla Commissione Europea per difendere e rilanciare l'industria siderurgica in Europa, 166 miliardi di fatturato che rappresentano l'1,3% del Pil dell'Unione, oltre a 330mila posti di lavoro. Molti in Italia, dove sono concentrati - fra Piombino, Terni, Taranto e la Lombardia - «alcuni dei siti più importanti in Europa, per qualità e modalità di produzione». Così il governatore della Toscana, Enrico Rossi, propone alcuni degli emendamenti del documento che il Comitato delle Regioni d'Europa spedisce alla Commissione.
Si tratta di una "mozione" che invita (politicamente è quasi un obbligo) a occuparsi della siderurgia, dopo che il tentativo di rilanciare il settore operato dalla Commissione è bloccato dal 2013. Eppure l'industria siderurgica in Europa riguarda 23 Stati membri; nel 2014 ha garantito la produzione di 169 milioni di tonnellate di acciaio «che è alla base - ricorda Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria, partner della Toscana in questa battaglia - dei più importanti settori dell'industria: edilizia, automobile, trasporti (più in generale), sanità e tecnologie sanitarie», tanto per citarne alcuni. Non a caso, in Europa resistono ancora 500 siti produttivi, malgrado in poco tempo si siano persi 40mila posti di lavoro e dal 2008 - denuncia Paul Magnette, esponente della Vallonia - «non esista più una politica comunitaria sulla siderurgia». Queste premesse sono alla base del documento che il Comitato delle Regioni vota e sottopone alla Commissione, con un'impronta forte della Toscana e dell'Umbria. Almeno su quattro punti, concordati con il Partito socialista europeo. Il primo - esordisce Rossi - riguarda la necessità di garantire una concorrenza leale nel mercato interno. Intendendo per mercato interno quello europeo. Finora, infatti, uno dei problemi principali nella produzione dell'acciaio in Europa è stato il diverso costo di produzione legato al diverso costo dell'energia. Questa differenza - spiega Rossi - è stata accentuata dalle politiche messe in atto dai vari governi per sostenere le imprese produttrici. In sostanza, ci sono governi che sostengono più di altri con aiuti di Stato le imprese che producono l'acciaio. Questo ha fatto sì nel tempo, ad esempio, che in Italia la produzione costasse anche un terzo di più di paesi come la Germania. Il documento approvato dal Comitato delle Regioni, dunque, invita la Commissione a stabilire parametri analoghi per tutti i paesi. Questo provvedimento di per sé non basta, però, a risollevare l'industria siderurgica, soprattutto di fronte alla concorrenza sleale di paesi extracomunitari come Cina e India. Quindi, occorrono altre iniziative. In particolare - aggiunge Rossi - è necessario sostenere «i processi di ristrutturazione e di innovazione delle acciaierie». Il sostegno deve essere per forza economico. E le strade - insiste il governatore della Toscana - non possono che essere due, come si evidenzia anche nel documento del Comitato delle Regioni: la prima è l'accesso ai fondi europei per lo sviluppo regionale (Fesr); la seconda è il fondo Junker. «Nel primo caso - precisa Rossi - si tratta di erogazione di fondi a enti pubblici»: in Toscana è già stata avviata la procedura per ottenere 30 milioni per Piombino. Nel secondo caso, invece, si tratta di mettere a disposizione risorse (ingenti) per imprenditori privati che vogliano investire in progetti analoghi di riqualificazione e riduzione delle emissioni nella produzione dell'acciaio. In Italia, ad esempio, proprio dal fondo Junker sono già stati erogati 100 milioni alle acciaierie del cremonese. Ma ora è il momento - secondo il Comitato delle Regioni - che provvedimenti del genere diventino strutturali. In questo modo - dice Rossi - un imprenditore come Rebrab avrebbe davvero la possibilità di realizzare a Piombino il forno elettrico per la produzione dell'acciaio, malgrado le opposizioni (più o meno striscianti) della siderurgia italiana, soprattutto di quella del Nord. A completare il piano di rilancio della siderurgia europea, infine, il Comitato delle Regioni reclama interventi contro la concorrenza sleale. Soprattutto quella dei paesi "asiatici". Ma non solo. L'Europa si deve mostrare unita contro la Cina «che non può continuare a essere la padrona del mondo». Oggi lo è se è vero - come denunciano in aula a Bruxelles - che in un anno ha invaso l'Europa con 37 milioni di tonnellate di acciaio. E peggio ancora che per ogni tonnellata di acciaio prodotta in Cina si immettono nell'aria 3 tonnellate di anidride carbonica, contro le 2 tonnellate per la stessa quantità di acciaio prodotta in Europa». La Cina vende l'acciaio a costi di produzione e a volte anche più bassi, «con una concorrenza sleale su tutti i fronti». Da qui la richiesta di misure anti-dumping, contro la vendita sottocosto.
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