Il Tirreno

Toscana

In sala operatoria spunta una bara per il primario

di Mario Neri
In sala operatoria spunta una bara per il primario

La scritta “Riposi in pace” su un volto barbuto Vannozzi: l’ha messa un interno. Aperta un’inchiesta

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PISA. Se l’è trovata di fronte un’équipe, alle sei del mattino. Una bara in sala operatoria. E certo, sarà stata pure di cartone e compensato ma era abbastanza simile a un feretro vero da renderlo altrettanto inquietante, per niente goliardico. Soprattutto per quel «Requiescat» sul coperchio, un “riposi in pace” scritto in latino e corredato dall’immagine di un uomo con la barba disegnato su un foglio. E non è che a Neurochirurgia a Cisanello ci sia molto da almanaccare. Se pensi a un chirurgo barbuto lì, non può che venirti in mente Riccardo Vannozzi. Il primario.

Che, ovvio, non l’ha presa per niente bene. «È successo circa due mesi fa, agli inizi di aprile - racconta il medico pontederese del policlinico di Pisa - E non lo ritengo affatto uno scherzo, anzi mi sembra un chiaro atto intimidatorio. L’ha scoperta un mio collega all’alba, era stato chiamato per eseguire un intervento in urgenza. Il paziente, per fortuna, era sedato. Se fosse stata rinvenuta qualche ora dopo, con un malato sveglio, sarebbe stato un disastro. È un fatto gravissimo, per questo ho chiamato subito i carabinieri. Sull'episodio ha aperto un'inchiesta la procura», dice il primario. I militari hanno eseguito i rilievi e chiesto a Vannozzi e altri medici di fornire le proprie fotografie per confrontarle con il ritratto. Ma chi ha piazzato una bara nell'anticamera di una sala operatoria, come ha potuto agire indisturbato e cosa significa quel messaggio? «È evidente, sembra l’opera di un interno», dice Vannozzi, e l’accusa è diretta proprio a lui, colpevole di aver fatto perdere a Neurochirurgia prestigio, peso scientifico e potere in Toscana a vantaggio di Livorno e Firenze. Quel feretro sarebbe una metafora escatologica del destino dell'area medica: «Stai uccidendo il reparto», il senso. Ma cosa sta succedendo ad una delle eccellenze dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana? E perché prendere di mira Vannozzi, chirurgo stimato, rigoroso, mai sfiorato da inchieste della magistratura. Intanto, i tempi. Non sembrano per nulla casuali. Fra fine marzo e inizio aprile la Neurochirurgia è scossa da un terremoto senza precedenti. Vannozzi è uno dei tre big ad aver appena perso il “superprimariato”. Il rettore pisano Massimo Augello, in accordo con i vertici dell’azienda, vara una tornata di nomine che cambia l’architettura organizzativa dell’ospedale in piena campagna elettorale per il rinnovo del Rettorato, dove corre un candidato “governativo”, Paolo Mancarella. Nessuno a Cisanello se lo nasconde: la mossa potrebbe sterilizzare i voti dei medici universitari, che da anni sentono di aver perso potere nell’Aoup a vantaggio degli ospedalieri, e può placare il loro malessere. Da 11 dipartimenti si passa a 10, e fra quelli cancellati c’è anche quello che guida il neurochirurgo, a cui resta il primariato dell’unità operativa. E per l’appunto è un reparto in difficoltà, da rifondare. Lì ci lavora Gaetano Liberti, il braccio destro italiano di Takanori Fukushima, il luminare giapponese diventato famoso per la bufala del tumore del Papa. Liberti proprio in quei giorni finisce agli arresti (revocati due giorni fa dal tribunale del Riesame), indagato per concussione. I pm di Salerno sono convinti abbia chiesto soldi ai pazienti promettendo loro scorciatoie per le liste di attesa. E Vannozzi, un convinto sostenitore della visione del governatore Enrico Rossi, non fa sconti a chi vorrebbe eccedere con la libera professione: prima di tutto i pazienti e il rispetto degli orari per il servizio pubblico, in seconda battuta l’intramoenia. Nello stesso periodo, poi, lasciano altri due chirurghi. Se ne va in pensione Vitale Ravelli, proprio a pochi mesi da un’inchiesta che lo vede accusato di peculato e truffa, e lascia Pisa anche Paolo Lepori, che abbandona il pubblico e opta per l’attività tutta privata a Milano.

Fughe e rogne giudiziarie, il segno di un reparto alla deriva, secondo i detrattori, (ri)diventato però anche un territorio di caccia, tornato “scalabile”, che negli ultimi mesi ha riacceso una guerra di potere fra universitari e ospedalieri. Vannozzi è da sempre considerato un’anomalia, un affronto al potere dei primi. Medico ospedaliero, diventa primario nel 2007, a 44 anni, succedendo a un universitario, Rinaldo Cantini. Dopo poco la sua carriera decolla. La “sua” Neurochirurgia, la 2, ingloba anche la 1, guidata fino a lì da un altro prof, Giuliano Parenti, e per la prima volta i neurochirurghi universitari sono tagliati fuori dalla gestione dell’assistenza, anche perché poco dopo Vannozzi viene nominato superprimario, a capo di uno dei dipartimenti. Ma appunto ci resta fino a fine marzo. Poi arriva la bara in sala. «Stai uccidendo il reparto». Deve sembrare un grido d’allarme, e non rimanere confinato fra le mura di Cisanello.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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