Il Tirreno

Toscana

Il piccolo faraone e il suo pugnale fatto di stelle

Rino Bucci
I professori Massimo D'Orazio e Luigi Folco, del dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa
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I professori Massimo D'Orazio e Luigi Folco, del dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa

L’incredibile scoperta di un team di scienziati dell'Università di Pisa. Quei 35 centimetri di lama hanno un'origine extraterrestre: furono forgiati dal metallo di una metorite

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Egitto, novembre 1922.
«Vedi qualcosa?».
«Sì, cose meravigliose, scintilli dorati da ogni dove!».

Dopo aver scoperto un gradino in mezzo al deserto l’archeologo Howard Carter e il suo finanziatore, George Herbert, si stavano affacciando per la prima volta all’interno della tomba di Tutankhamon. Vi trovarono un tesoro inviolato e oltre 5.500 monili a composizione del corredo funebre.

Tra questi ce n’era uno, nascosto nelle bende della mummia, che non brillò mai come l’oro, ma il suo valore fu forse ben superiore. Era il pugnale del faraone bambino. Oggi, grazie agli studiosi di un team di ricerca internazionale (politecnico di Milano, università di Pisa, Cnr, politecnico di Torino, museo egizio del Cairo, università di Fayoum e XGLab) sappiamo qualcosa in più su quei 35 centimetri di lama che avrebbero dovuto accompagnare Tutankhamon nell’aldilà. Sono fatti di stelle.

Le analisi. Lo avevano scritto, gli egiziani: antichi papiri raccontano di meteoriti «piovuti dal cielo». Così, già poco dopo il 1925, l’anno in cui il pugnale fu estratto dal sarcofago, s’aprì anche la questione sull’origine della lama. A mettere un punto agli interrogativi sono stati i professori Massimo D’Orazio e Luigi Folco, del dipartimento di scienze della Terra di Pisa, che hanno interpretato i dati sull’analisi a fluorescenza di raggi X effettuata sul monile. Il pugnale non si è mai allontanato dal Cairo e la ricerca è stata finanziata dal ministero degli Esteri italiano e da quello della Ricerca scientifica egiziano. «Quando abbiamo trovato concentrazioni di nichel e cobalto non ci sono stati dubbi. Ora possiamo dirlo: la lama ha un’origine extraterrestre».

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Questo perché la coppia nichel-cobalto si trova tipicamente nelle meteoriti metalliche. È un rivelatore, spiega D’Orazio che si occupa di chimica delle rocce. La questione apre anche un interrogativo, quello della storia dell’oggetto. «Forse non è stato fabbricato sul posto - spiega Folco - ma donato al faraone da altre popolazioni (della Mesopotamia) in occasione delle nozze. Ritrovarsi davanti ad un pugnale in ferro quando siamo ancora all’età del Bronzo lascia abbastanza perplessi. E non è un caso che altri due oggetti egiziani in ferro, analizzati a suo tempo, si siano rivelati di natura meteoritica. Possiamo dire che il ferro avesse un gran valore per gli egiziani, magari pari o superiore a quello dell’oro». Ecco perché quel pugnale, venne lasciato tra le bende della mummia, in una posizione di grande importanza. Un altro aspetto riguarda l’abilità degli artigiani. «La lama è stata fabbricata in modo impeccabile - continua D’Orazio - grazie alla sua composizione si è conservata perfettamente». Come se fosse acciaio.

Caccia ai meteoriti. Dall'Antartide («il terreno ideale») ai confini del Sahara. Le spedizioni del gruppo di ricerca pisano per lo studio sulle meteoriti (rocce extraterrestri come frammenti di asteroidi, comete, Luna e Marte) non si contano. Ed è stato proprio durante uno di questi soggiorni che è nata l’idea di studiare il pugnale e svelare uno dei tanti misteri dietro alla maschera di Tutankhamon.

Sul Kamil. «Era il 2010. Ci trovavamo in una zona che oggi è ad altissimo rischio: eravamo al confine tra Egitto, Libia e Sudan», ricorda Folco. Qualche mese prima il professor Vincenzo De Michele, ex curatore del museo di Storia naturale di Milano, aveva acceso il pc e si era collegato a Google Earth per studiare i rilievi africani. Seduto in ufficio si era imbattuto - e poi aveva scoperto - il Kamil Crater, un cratere di 45 metri di diametro e 10 di profondità. Il tempo di ottenere i permessi che Folco e D’Orazio erano sul posto per analizzare rocce extraterresti in mezzo al nulla. «Il luogo era completamente abbandonato, intatto. Le popolazioni se ne erano andate», spiega D’Orazio. Le analisi rivelarono che l’impatto del meteorite potesse essere avvenuto meno di 5.000 anni fa.

«Durante le nostre discussioni abbiamo iniziato a ipotizzare che l’esplosione potesse essere stata avvistata sin dal Nilo, dai luoghi in cui vivevano gli egiziani - spiega Folco - inoltre la meteorite frantumandosi si era distrutta in migliaia di schegge trovate dentro e intorno del cratere. Alcune di queste avevano forme tali che ci fecero pensare ad un possibile (e non ancora documentato) utilizzo da parte dell’uomo antico per produrre utensili. Fu in questa spedizione che pensammo di avviare un progetto per lo studio di manufatti di ferro dell’antico Egitto, tra cui la lama del pugnale di Tutankhamon che avevamo visto al Cairo».

Le analisi hanno confermato le ipotesi: il pugnale del sovrano fu forgiato davvero da un meteorite ma non dalle rocce del Kamil Crater, diverse per composizione. Per il faraone bambino fu scelta un’altra stella, ancora da scoprire.
 

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