Lutto
«Dopo il mio socio ora verranno da me»
Le intercettazioni del blitz anti-narcos dopo l’omicidio Raucci. Il superstite va in carcere a cercare protezione dal fratello
LIVORNO. Il ventre toscano è sconosciuto ai più. Chi vive tra famiglia e lavoro non sa e forse non vuole sapere quali sotterranei si celano negli abissi di un mondo fatto di droga, soldi, minacce, violenza. Vendetta. Un vortice di potere dominato dal denaro dove c’è chi pensa di potersi permettere di uccidere una persona sospettata di aver truffato i capi del clan, a freddo, con un colpo alla testa “per non perdere la faccia” nella malavita calabro-toscana legata alla droga. Tutto per sua maestà la cocaina. I boss del gruppo labro-pratese arrestati mercoledì dai carabinieri di Livorno e dalla Finanza di Pisa, nell’inchiesta Akuarius li potevi incontrare a passeggio in centro, nei bar, nei negozi e nei parcheggi di Livorno e Prato. Saranno ascoltati nei prossimi giorni, forse già oggi, i quattro arrestati accusati dell’omicidio del pratese Giuseppe Raucci, il cui corpo fu ritrovato lo scorso 9 dicembre a Ginestra Fiorentina. Si tratta dei livornesi Yuri Cambi, considerato il capo del gruppo, Carmine Balzano, suo braccio destro, i calabresi residenti a Prato Giovanni Zaccuri, leader della compagine dell’entroterra, ed Emilio Tropea. In carcere ci sono anche il dominicano Santana Fabian, che era già in galera, e suo fratello Rincon Fabian, ritenuto il broker della banda, colui cioè che aveva il compito di tenere i contatti tra i fornitori di coca sudamericani e gli acquirenti toscani. Un lavoro che svolgeva con la vittima di questo romanzo criminale toscano.
Raucci, 48 anni, viene ucciso a Tirrenia il 9 dicembre scorso perché ritenuto dal clan responsabile di una truffa insopportabile per i boss: una partita di tre chili cocaina, pagata dal gruppo calabrolivornese 35mila euro, che non arriva a destinazione: al suo posto c’è zucchero pressato. Proprio come accade in uno dei film più riusciti di Quentin Tarantino, “Jackie Brown”, dove il capo cattivo Samuel L. Jackson fredda con un colpo il suo uomo Robert De Niro, perché al posto dei panetti di coca nel carico di droga trova dei libri. Cosa che fa impazzire dalla rabbia il gruppo calabrolivornese. Raucci in una conversazione col fratello definisce i suoi clienti “sfavati neri”. Una settimana prima dell’omicidio, di cui sono accusati i 4 ora in carcere, Cambi, Zaccuri, Tropea e Balzano convocano Raucci a Prato per un incontro. Con lui c’è il fratello Vincenzo, 46 anni, coinvolto a sua volta nell’indagine dei carabinieri con l’accusa di traffico internazionale di stupefacenti e attualmente ai domiciliari. I due fratelli vengono circondati dai quattro (vedi la foto). E come emerge dalle intercettazioni telefoniche, Giuseppe Raucci viene pesantemente minacciato. È in questo fatidico incontro che gli danno l’ultimatum: «Hai una settimana di tempo per restituirci i soldi». Ma quei sette giorni non saranno sufficienti. Il gip di Firenze, che ha firmato le 97 pagine dell’ordinanza delle misure cautelari (oltre ai 4 in carcere, ci sono i fratelli dominicani in manette per droga più14 persone ai domiciliari), sulle minacce a Raucci e agli altri membri del gruppo, dice: “...recandosi nelle loro rispettive abitazioni e affrontandoli nella pubblica via” determinava “nei loro confronti (...) uno stato di paura, prostrazione e coartazione” tipico delle organizzazioni mafiose”. Non sono mafiosi, ma per il giudice usano un metodo mafioso.
Dopo il delitto, Rincon Fabian, il superstite, è disperato. Ha paura di fare la stessa fine di Raucci. È con questo stato d’animo che due giorno dopo il delitto, l’11 dicembre, va in carcere a trovare il fratello Santana Fabian, anche lui coinvolto nell’inchiesta. Una pedina importante Santa, secondo i carabinieri, tanto da continuare a organizzare traffici dall’interno delle mura del carcere. Ecco lo sfogo di Rincon: «Lo hanno ammazzato l’amico mio (...) Io sono due giorni che non dormo. Sono messo in questa cosa, è successa davanti a me, io ero lì. Io è da ieri che sto aspettando che vengano da me perché sono stato l’ultimo a vederlo». Ma il fratello lo rassicura: «Tu sai che entro 1 o 2 anni io esco di qua e che loro sappiano che se a te succede qualcosa ...».
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