Il Tirreno

Toscana

«Anche la società può combattere i tumori»

di Libero Dolce
«Anche la società può combattere i tumori»

Salvatore Iaconesi ha vinto il cancro mettendo online i suoi dati. A Firenze guiderà una scuola estiva

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Salvatore Iaconesi ha sconfitto la malattia aprendosi al mondo, e con questo approccio ha dato vita all'Isia di Firenze a un progetto che si occupa dell’interazione tra società umana e ambiente, e del modo di cercare soluzioni collettive a problemi di rilevanza globale. Tutto parte però da una storia dolorosa, quella del tumore che colpì Salvatore.

Nell’agosto del 2012 di colpo, mentre nuotava in piscina, Salvatore perse i sensi. In ospedale, dove lo portò la compagna Oriana, tac e risonanza magnetica diedero l'esito più temuto: un tumore al cervello. Salvatore però reagì in maniera sorprendente: si dimise simbolicamente da paziente, con un piccolo gesto: tagliò i suoi capelli alla mohicana, quanto di «più lontano dall'ambiente ospedaliero, che tende alla normalizzazione». Riconquistata la sua identità di uomo e non più di paziente, Salvatore fece un passo più in là. Prese risonanze e dati medici, e li rese fruibili oltre i confini del software privato che permetteva ai medici di leggerli. In pratica mise la sua malattia online. Nacque il sito “La Cura”, cuore del progetto-performance artistica di lotta alla malattia.

Oltre che ammalato, Salvatore era (ed è) hacker e artista, e decise che il suo approccio alle cose non sarebbe terminato laddove iniziava il regno oscuro della malattia. «Per prima cosa misi i dati clinici a disposizione di tutti, per raccogliere contributi, pareri e parlare della malattia. Direi una performance più che un metodo: esporre la malattia al mondo alla ricerca di soluzioni partecipate. Come suggeriva Franco Basaglia. Quando io mi ammalo si ammala il mondo intorno a me, tutti partecipano emotivamente, ed economicamente, di questo mio stato e ne pagano le conseguenze», puntualizza. La malattia colpisce il sistema sanitario, i parenti, le finanze di una famiglia, il datore di lavoro. La società intera, insomma. L’idea è che dalla stessa società possa arrivare la soluzione.

Arrivarono a migliaia pareri medici, consigli pratici di altri malati, invenzioni di artisti, idee strampalate. Il mondo si prendeva carico della malattia di Salvatore, mentre lui scopriva che la malattia non era solo un baratro di paura e dolore ma anche l’occasione di incontro tra uomini e donne dis. Un artista fece una stampa 3d della risonanza del tumore e la mise in vendita su un sito: «Così che ciascuno potesse dire di averlo», ricorda divertito Salvatore. Alla fine arrivò anche il neurochirurgo che lo operò e salvò.

A Firenze alla scuola di design dell'Isia, il progetto “La Cura - Summer school” prende le mosse dalla performance di Salvatore. Durerà l'intera estate, coinvolgendo quaranta studenti a livello internazionale, con l’ambizione di «mettere in pratica il modo in cui il design può avere un ruolo nel connettere le arti, le scienze e le tecnologie con la società» dice Salvatore.

Alla presentazione di ieri, che si è svolta in un’aula dell'Isia, il libro “La Cura”, scritto con Oriana, è stato donato ai 200 studenti della scuola, alla presenza del vicesindaco Cristina Giachi e del direttore della scuola Giuseppe Furlanis. Il progetto finale sarà esposto alla Triennale di Milano.

Si tratterà di analizzare dati sul web e stare in ascolto di quello che si scrive sui social sul tema dell'ambiente per poi restituirlo attraverso un'installazione tecnologica. Un'esperienza fruibile sulla propria pelle di «senso aumentato, una sensibilità aggiuntiva per le persone capace di esprimere e rendere percepibile l'interconnessione planetaria tra le persone». Un esperimento visionario che parte dalla Toscana per aprirsi al mondo.

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