Il Tirreno

Toscana

Versilia, mare sporco e balneazione vietata

di Donatella Francesconi
Versilia, mare sporco e balneazione vietata

Sforamenti per i colibatteri in tre punti del litorale

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VIAREGGIO. Stessa spiaggia, stesso mare e...stesso divieto di balneazione. Sulla costa della Versilia non c’è pace. Le analisi Arpat di ieri hanno portato lo stop ai tuffi alla Fossa dell’Abate (lato Lido di Camaiore), alle foci del Fosso Fiumetto e del Fosso Motrone, entrambi nel comune di Pietrasanta. La notizia è piombata in Regione mentre era in corso l’incontro tra l’assessore all’ambiente Federica Fratoni, i suoi tecnici ed i sindaci di Camaiore e Pietrasanta, insieme all’assessore all’ambiente di Viareggio.

Un’altra tappa del grande Gioco dell’oca in materia di mare pulito, quando si tratta di costa versiliese dove i divieti di balneazione non sono il segno di un destino cinico e baro, ma arrivano da lontano. Troppo. Tanto che Lido e Fiumetto per un soffio stanno evitando il divieto permanente. Accordo di programma tra tutti gli Enti e la Regione, poi lo studio dell’università di Pisa (pagato dai Comuni): ionizzatori o acido peracetico, questo è il dilemma. Tanto amletico quanto irrisolto. Perché lo studio si limita a mettere in luce pro e contro. Visto che nessuno dei due sistemi è mai stato sperimentato in mare. Seguono mesi di rapporto fitto tra Comune di Camaiore, soggetto attuatore dell’intervento come da designazione della Regione. Fino a quando, poco prima della scorsa Pasqua, il sindaco Alessandro Del Dotto rompe con l’impresa tedesca, unica titolare del brevetto per gli ionizzatori. L’azienda italiana che faceva da tramite spiegherà al sindaco - in una corrispondenza molto imbarazzata - che gli imprenditori made in Germany avevano fatto male i conti con il credito nella patria di Frau Merkel.

Inizia la grande corsa al “piano B” che prevede l’acido peracetico e relativi impianti da installare, con tutti i se ed i ma per l’ambiente pur con una soluzione diversa dal passato: non più il prodotto gettato direttamente nei fossi che vanno al mare, ma nelle fognature. Se va tutto bene, ed i dadi cadono nelle caselle giuste, il sistema anti divieti entra in funzione a luglio. Fino ad allora, a ogni pioggia - come si dice - “si fischia”. E sarà divieto di fare il bagno anche senza bandiera rossa.

«Nessuno degli amministratori versiliesi - dichiarava Del Dotto ieri al termine dell’incontro in Regione - è più disponibile a rispondere dei tentennamenti degli altri enti». Seguito a ruota dal primo cittadino di Pietrasanta, Massimo Mallegni: «Auspico un'assunzione di responsabilità da parte dei soggetti che istituzionalmente ce l'hanno, che non sono certo i Comuni».

Già. Perché la sensazione, e forse qualcosa di più, è che Firfenze - una volta firmato l’accordo di programma seguito all’estate bollente, sul fronte divieti, vissuta dalla Versilia nel 2014 - abbia ritenuto che il suo ruolo finisse lì. Lasciando i Comuni a cavarsela sì con il progetto-tampone, ma anche e soprattutto con il rebus Gaia, nel senso dell’azienda idrica.

Come stanno veramente le cose sul territorio lo spiega al “Tirreno” - con parole semplici - la Capitaneria di porto di Viareggio, da anni impegnata anche nel controllo degli scarichi: «Abbiamo un bel verificare e sanzionare. Ma se non si terminano i tratti di fognature che mancano, se i depuratori non sono sufficienti, se le fognature bianche e nere che corrono attigue quando piove sversano e si mescolano...». Se la Versilia che pretende ancora di brillare come un tempo ritiene di raggiungere il risultato nascondendo i colibatteri sotto il tappeto e non riesce a quadrare il rebus di un’azienda idrica che per garantire alle imprese balneari e turistiche il mare pulito ha necessità di un maxi ricorso al credito, il Gioco dell’oca della balneazione può non finire mai. E ci sarà sempre da stare fermi qualche giro, nella migliore delle ipotesi.

Regione e non solo. L’Autorità idrica toscana (Ait) - la stessa che ha autorizzato Gaia a pretendere le partire pregresse che, per anni e anni indietro gonfiano le bollette di cittadini e imprese - si è per caso chiesta dove finiscono queste somme, visto che ogni quindici giorni sulle spiagge delle Versilia i bicipiti dei bagnini servono solo a fissare nella sabbia i cartelli con i divieti di balneazione? Eppure anche l’Ait è tra gli Enti coinvolti nella firma dell’Accordo di programma che avrebbe dovuto portare tutti al mare con le pinne, il fucile e gli occhiali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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