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Puniti i Comuni che respingono i migranti, premiati gli altri

Puniti i Comuni che respingono i migranti, premiati gli altri

Regione e Anci: distinguiamo tra “buoni” e “cattivi”. Chiesto a Roma il via libera per incentivi e disincentivi.Dall’8 giugno potrebbe partire il numero verde per l’accoglienza nelle case

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Le buone maniere non sono servite. E allora, si prova con quelle forti. I Comuni che non ospiteranno migranti dovranno essere penalizzati. Nel portafoglio. “Sì, proprio nei quattrini”, sintetizza Matteo Biffoni, il sindaco di Prato che per Anci è il delegato nazionale all’Immigrazione. In Toscana, rischierebbero grosso in 78, dalla Maremma, alla Lunigiana e Garfagnana, oltre alle isole (Elba e Capraia).

PREMI E PENALIZZAZIONI

La proposta che Regione e Anci avanzano al governo è semplice: i Comuni «cattivi» che insistono a non prendere i profughi devono essere penalizzati; quello «buoni» che si fanno carico dei migranti devono essere premiati. Come? Le soluzioni possibili - anticipa Biffoni - sono varie: una maggiore elasticità del patto di stabilità che poi «vuol dire la possibilità di poter usare i soldi per gli investimenti». O di spendere per assumere nuovo personale, in deroga al blocco del turn over. «Ai Comuni che accolgono i richiedenti asilo dovrebbe essere accordata un’eccezione, anche perché impiegano personale per l’accoglienza». La disponibilità del governo c’è, in particolare del sottosegretario all’Immigrazione, Domenico Manzione, meno incline a fare una distinzione fra Comuni buoni e cattivi, più a privilegiare chi si impegna nei percorsi di accoglienza. Tutti, però, sanno che sulla proposta pende il giudizio temibile del ministero delle Finanze.

I 78 COMUNI DA CASTIGARE

Comunque, la Toscana - insiste Vittorio Bugli, assessore regionale all’Immigrazione - la porterà avanti. Perché qualcosa c’è da fare «visto che l’ondatadi migrazione sarà un fenomeno con cui dovremo confrontarci per anni», ipotizza Biffoni. E perché perché oggi è inaccettabile aver 78 Comuni che non accolgono o che hanno sul proprio territorio meno profughi di quanti ne dovrebbero avere (1 ogni 600 residenti). I 13.700 sbarchi dell’ultima settimana non consentono più deroghe «se non in casi particolarissimi - dice Biffoni - e perciò è arrivato il momento di forzare la mano ai Comuni che non fanno accoglienza». Già lo ha fatto il Viminale con la circolare che da sabato ha distribuito, a pioggia, 70 migranti su 80 province, comprese quelle della Toscana. «Del resto - ricorda Bugli - se tutti i 78 Comuni dessero la loro disponibilità, recupereremmo subito 2500 posti. Già questa è una ragione sufficiente per insistere con il governo per studiare forme di incentivi importanti».

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NON CONTEGGIARE GLI SPRAR

Incentivi - prosegue Bugli - che devono riguardare anche l’accoglienza di secondo livello, i progetti Sprar, riservati ai richiedenti asilo che già hanno ottenuto un permesso a restare in Italia: «Al governo - dice l’assessore - chiediamo che siano inseriti nel conteggio dei migranti anche quelli dei centri Sprar, a differenza di quanto successo finora. Altrimenti i Comuni quale interesse avrebbero avuto a partecipare ai bandi Sprar?». Invece, se i territori dedicati all’ospitalità di secondo livello sono esclusi dall’accoglienza di emergenza «saranno invogliati a richiedere più migranti stanziali». Soprattutto ora che il ministero dell’Interno sta per riaprire i bandi per altri 10mila posti. «In Toscana - conferma Bugli - gli attuali 679 posti potrebbero diventare un migliaio in poche settimane e poi raddoppiare: infatti, per la prima volta ai bandi possono partecipare Comuni che hanno già presentato progetti Sprar».

ACCOGLIENZA IN FAMIGLIA DALL’8 GIUGNO

L’ottica, comunque, è sempre di mantenere l’accoglienza diffusa. La Toscana non ci rinuncia, ma addirittura la potenzia. Con la recente proposta avanzata al Viminale: l’accoglienza in famiglia. E l’accoglienza dei profughi in appartamenti privati. La Regione sarebbe in grado di (ri)attivare il servizio e del numero verde collegato anche dall’8-9 giugno, ma solo se avrà l’autorizzazione ufficiale del Viminale. «L’accoglienza in famiglia - sottolinea Bugli - può essere riservata a profughi che già da tempo sono in Italia, parlano un po’ la lingua e siano adatti alla convivenza. Lo stesso vale per chi deve abitare in appartamento: ma in questo devono essere le associazioni, le coop che gestiscono i progetti di accoglienza a segnalarci i soggetti adatti a questa esperienza». Allo stesso modo - dicono Bugli e Biffoni - le prefetture dovrebbero mettere a disposizione di Regione e Anci i propri archivi dei migranti «non tanto per i nominativi, quanto per i profili. Da lì potremmo selezionale le persone idonee a progetti come quello per ripopolare i borghi abbandonati (in Garfagnana, Lunigiana, nel Casentino) o per inserire i migranti in strutture pubbliche legate alla forestazione e all’agricoltura .

IMMOBILI DELLO STATO

Tutto questo, però, è possibile se c’è collaborazione dello Stato. Che «dovrebbe mettere a disposizione anche i propri immobili inutilizzabili - concludono Bugli e Biffoni - da quelli dei ministeri (Difesa, Interno, Finanza, Trasporti), fino a Demanio, Ferrovie, ma anche Inps, Inail. Ci sono molte caserme inutilizzate: sarebbero ottime strutture di accoglienza. Non per grandi concentrazioni. Anche in grandi spazi, poche persone. Ma sarebbero utili a evitare tendopoli. Con le tendopoli, la Toscana non sarebbe più la stessa». Anche se a Lucca una tensostruttura c’è. E presto ce ne sarà una a Lido di Camaiore, vicino all’Aurelia. Ma sarà piccola. E solo per l’accoglienza transitoria.
 

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