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Trasfusioni letali, ministero condannato

Trasfusioni letali, ministero condannato

La famiglia deve essere risarcita con 300mila euro ma da 3 anni a Roma temporeggiano. Intanto il paziente è deceduto

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FIRENZE. Le trasfusioni di sangue infetto lo hanno ucciso. Il tribunale di Firenze lo ha dimostrato nel 2013 senza ombra di dubbio. La sentenza è diventata definitiva da un anno, ma gli eredi ancora non hanno ottenuto il risarcimento. Il danno oltre alla beffa. Ma questa volta, il Tar non lascia correre. E ordina al ministero della Sanità di pagare agli eredi del paziente toscano defunto i 300mila euro di risarcimento del danno subìto. Se non lo farà entro 30 giorni dalla notifica dell’ordine di pagamento, saranno guai. Il ministero dovrà pagare anche una sanzione per ogni giorno di ritardo nel risarcimento.

Per arrivare a questa decisione, ci vogliono tre anni. Neppure tanti, considerando i tempi “ordinari” della giustizia italiana. E che in questi tre anni si celebrano due riti, compreso quello amministrativo. Infatti, la vicenda inizia il 4 marzo del 2013 con la sentenza del tribunale di Firenze. Questa prima sentenza (pubblicata un paio di settimane dopo la pronuncia) decreta «il diritto del paziente a ottenere la somma di 300mila euro a titolo di risarcimento danni per aver contratto infezioni a causa di trasfusioni di sangue praticate presso stutture ospedaliere».

Poco più di un anno dopo, il 4 maggio 2014, la sentenza passa in giudicato. Nel frattempo, però, la decisione del tribunale fiorentino era già stata notificata «in forma esecutiva» al ministero della Salute.Per dirla in parole semplici, la condanna a risarcire i 300mila euro al paziente trasfuso con sangue infetto in ospedali toscani era già stata comunicata in forma ufficiale al ministero a novembre 2013. Ma la comunicazione non aveva sortito alcun effetto. Nessun effetto sortisce neppure il fatto che il 15 luglio 2015 il tribunale di Firenze attesti che la sentenza del 2013 sia diventata definitiva. Ribadendo il diritto al risarcimento dei 300mila euro per la trasfusione con il sangue infetto, con «pagamento di interessi e oneri accessori».

Malgrado questo passo ulteriore, dal ministero della Salute non arriva neppure un euro. A questo punto, gli eredi del paziente (ormai deceduto) decidono di rivolgersi di nuovo al tribunale. Questa volta si rivolgono al Tar. Soltanto il tribunale amministrativo di Firenze, infatti, può ordinare al ministero di risarcire il danno già riconosciuto. Ma non si accontentano. Gli eredi chiedono al Tar della Toscana anche la condanna del ministero della Salute al «pagamento di una penalità di mora di 150 euro per ogni giorno di ritardo ulteriore nell’ottemperanza (dell’ordine di pagamento)».

Il Tar accoglie il ricorso, considerando anche che la prima notifica del pagamento al ministero risale, appunto, al novembre 2013.E nella sentenza dichiara, quindi, l’obbligo del ministero di pagare i 300mila euro «entro e non oltre 30 giorni dalla comunicazione in via amministrativa o dalla notificazione della presente sentenza». Per assicurarsi, però, che stavolta il ministero non si sottragga all’obbligo, il Tar nomina anche il prefetto di Firenze (o un suo delegato) come commissario ad acta. Il commissario deve provvedere a liquidare i 300mila euro nel caso il ministero non paghi entro i 30 giorni dalla notifica della sentenza. E comunque, per ogni giorno di ritardo nel pagamento rispetto alla notifica della sentenza, gli eredi del paziente deceduto riceveranno dallo Stato anche 30 euro di risarcimento fino alla liquidazione totale della somma dovuta. Al ministero spetta anche pagare le spese legali.

Ilaria Bonuccelli

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