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«Siamo attrezzati per l’emergenza»

«Siamo attrezzati per l’emergenza»

Il sottosegretario Manzione: «Trovate 10mila sistemazioni I flussi sono aumentati, ma ogni previsione è azzardata»

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Cinquemila posti già ci sono. Altri cinquemila ci saranno a breve. Diecimila posti in tutto. Riservati in via principale ai migranti con il permesso a restare in Italia. Riconosciuti come rifugiati, per motivi politici o umanitari. Domenico Manzione, sottosegretario all’Interno, con delega all’Immigrazione annuncia la novità giovedì alla Conferenza unificata Stato-Regioni. Non è la soluzione a tutti i problemi dell’accoglienza, ma è una boccata d’ossigeno in un momento di sbarchi continui.

Sottosegretario Manzione, siamo di nuovo all’emergenza migranti? .

«In questi ultimi giorni la situazione è sotto gli occhi di tutti: abbiamo avuto un aumento consistente di sbarchi. Direi una concentrazione anomala. Ma escluso l’ultimo periodo, gli arrivi di migranti erano inferiori all’anno passato. Gli ultimi eventi segnano un’inversione di tendenza, confermando che quella della migrazione è una materia che evolve di giorno in giorno. Perciò non è facile lanciarsi in previsioni».

Ci saranno, comunque, parametri da considerare anche per le previsioni degli arrivi.

«Diciamo che spesso gli arrivi sono legati alla congiuntura di alcuni fattori: le buone condizioni meteo e il reperimento di un mezzo di imbarco che fino a un momento prima sembrava non disponibile. Se si considera questa combinazione e che su un’imbarcazione salgono in media 600 persone, bastano tre partenze per far arrivare sulle nostre coste 2mila persone in un colpo solo».

È così che si crea l’emergenza. Senza previsioni certe sugli arrivi, come pensate di gestire l’accoglienza?

«Non è semplice, in effetti. Ma possiamo contare su un rapporto costruttivo con i territori. Il ministero è in perfetta sintonia con Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni. Proprio giovedì è passata in Conferenza unificata la riapertura del bando Sprar: 5mila posti per i migranti che hanno già ottenuto il riconoscimento della commissione territoriale a restare in Italia. E abbiamo anticipato agli enti locali che quanto prima questo bando verrà riaperto per altri 5mila migranti: così i posti saranno raddoppiati. In più il ministero ha stretto un accordo con Anci e Regioni per ampliare il tavolo nazionale sull’immigrazione, coinvolgendo più soggetti del territorio nella discussione e programmazione dell’accoglienza».

Ma non le sono arrivate le polemiche sull’utilizzo improprio dei posti Sprar? A volte vengono destinati a profughi appena sbarcati.

«Non è esatto. I posti dei bandi Sprar sono destinati ai migranti che abbiano già lo status di rifugiato o un titolo per restare in Italia. Tuttavia, può succedere che un sindaco debba sistemare alcuni migranti e abbia posti liberi nel sistema di accoglienza Sprar e non in quello di prima accoglienza. Se li utilizza, non devia dal sistema, ma si adatta a un fenomeno che cambia di giorno in giorno. Utilizza quello che ha a disposizione».

Da che cosa dipende, scusi, questa continua evoluzione della migrazione?

«Da come evolvono le situazioni che determinano gli sbarchi. Il numero dei migranti, in Italia, dipenderà molto da come evolverà la situazione in Siria, certo, ma soprattutto in Libia. Da lì partono la maggior parte dei barconi che sbarcano sulle nostre coste. Non è un caso che al G7 sia stata fatta una dichiarazione di ampio sostegno al governo italiano in relazione alla situazione di quel Paese. Come non è un elemento da sottovalutare il fatto che il governo riconosciuto in Libia abbia autorizzato le forze internazionali a entrare nelle proprie acque territoriali».

Ritiene attendibile pensare che in Italia nel 2016 sbarcheranno 200mila migranti?

«Sui dati sono sempre cauto. Infatti, nel 2014 abbiamo avuto circa 170mila arrivi; nel 2015 c’è stata un’impennata, ma poi il flusso ha rallentato e alla fine il saldo è stato più basso di quasi 20mila arrivi».

Il problema, però, è che si è allungato il periodo della permanenza dei migranti. Per il riconoscimento (o diniego) di status di rifugiato ci vogliono 18 mesi. Come pensa il governo di risolvere il problema?

«Per ridurre i tempi di esame delle domande, sono raddoppiate le commissioni territoriali (in Toscana ci sarà Livorno con Firenze). E l’ultimo dato ci conferma che a fronte di 35mila domande depositate, sono state date 36mila risposte. Le risposte oggi arrivano entro 6 mesi, in linea con gli standard europei. Ora, però, con il ministero della Giustizia dobbiamo intervenire anche sui tribunali, per ridurre i tempi dei ricorsi contro i dinieghi. Hanno tempi ancora lunghi, ma ho fiducia che riusciremo a ridurli: non ha senso aver velocizzato il lavoro delle commissioni e non intervenire sui tribunali».

Ilaria Bonuccelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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