Il Tirreno

Toscana

Migranti, si rischiano 14.000 arrivi in Toscana

di Ilaria Bonuccelli
Migranti, si rischiano 14.000 arrivi in Toscana

Gli sbarchi a raffica fanno prevedere un'altra ondata di profughi, ma manca una stima precisa. Accoglienza in borghi spopolati e piccole strutture. Anci e Regione: i Comuni che non ne ospitano si adegueranno

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Matteo Biffoni, sindaco di Prato e presidente regionale di Anci, l’Associazione dei Comuni, si prepara al peggio. Non perché sia pessimista. È che non si vuole far trovare impreparato dall’ondata eccezionale di sbarchi. Ipotizza che in Toscana nel 2016 possano arrivare fino a 14mila migranti se l’Italia sarà raggiunta da 200mila profughi. Sommati agli oltre 7.500 censiti a marzo dal ministero dell’Interno, dunque, i migranti in Toscana a dicembre potrebbero superare quota 20mila. Di fatto, un nuovo Comune con sindaco da eleggere con il ballottaggio.

TESORETTO DA 3000 POSTI

Stime precise, sugli arrivi, però, non ce ne sono, ammette Vittorio Bugli, l’assessore regionale che (come Biffoni per Anci) ha la delega all’Immigrazione. Ma questa non è una scusa per non prepararsi a ricevere migliaia di persone. Semmai il contrario. Soprattutto sentiti i mugugni dei sindaci, da Fucecchio a Cascina. Soprattutto di quelli che i profughi li accolgono. Perché mentre in Sicilia continuano ad arrivare barconi, in Toscana - confermano Bugli e Biffoni - ci sono 70-80 Comuni che negli ultimi due anni non hanno accolto neppure un migrante. E che, tutto sommato, oggi costituiscono il “tesoretto” della Regione: 2.500-3mila posti da attivare in una prima fase di emergenza, considerando il rapporto attuale di un migrante ogni 600 residenti. Una boccata di ossigeno, in vista di mettere a punto tutti i progetti ai quali e Regione e Anci stanno lavorando in tandem, per garantire l’accoglienza “diffusa” ai migranti che lo Stato potrebbe destinare alla Toscana, se le resterà il 7% del totale italiano com’è oggi.

MIGRANTI IN TUTTI I COMUNI

Se un dato è certo, infatti, è che la Toscana continua a opporsi alla creazione di tendopoli. Insomma, niente concentrazioni di 50-60 persone in uno stesso luogo. La linea è la stessa di sempre: 10-15 migranti in uno stesso posto. E l’ obiettivo si ottiene in due modi: obbligando tutti i Comuni ad accogliere una quota di migranti; riducendo il rapporto migranti/residenti.

«Sono a conoscenza di circolari ministeriali - dice Bugli - che invitano le prefetture, insieme ad Anci a fare pressioni sui Comuni che non hanno migranti a prestarsi ad accoglierli. La stessa pressione dovrà essere fatta nei confronti di quegli enti locali dove il rapporto fra profughi e abitanti è superiore a 1 ogni 600».

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.13561894:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2016/05/29/news/siamo-attrezzati-per-l-emergenza-1.13561894]]TENDE IN AREE PUBBLICHE

La scusa della mancanza di strutture, di edifici - sottolinea Bugli - non potrà più essere accampata «per sottrarsi a questo obbligo. Infatti, anche come Regione abbiamo invitato le amministrazioni a suggerirci, in alternativa agli immobili, eventuali aree da attrezzare». Se proprio non ci sono immobili pubblici o abitazioni da usare, insomma, vanno bene anche aree pubbliche. Dove, in caso di necessità, montare strutture prefabbricate e perfino tende. Sempre poche, ovviamente. Ma sufficienti a ospitare 10-15 persone per la prima accoglienza. «Infatti - osserva Biffoni - il problema in Toscana non è quello del tetto massimo dei migranti. Anche se si dovesse arrivare a 20mila persone non è un numero impossibile in una regione di quasi 3,8 milioni di abitanti». Di fatto sarebbe come avere 1 migrante ogni 200 residenti. «Il problema vero - prosegue Biffoni - è garantire il rispetto dei territori che accolgono le persone che arrivano. L’accoglienza non consiste solo nel dare vitto e alloggio. Bisogna garantirsi un’assistenza con personale formato, in grado di seguire queste persone non solo nelle pratiche burocratiche o sanitarie: a volte ci troviamo di fronte persone non in grado di prendere un autobus o di smaltire i rifiuti in modo corretto». I problemi, insomma, sono molti. «E le riserve dei sindaci - dice Biffoni - non sono solo politiche e preconcette. Penso ad esempio all’Elba: al di là del fatto che ora siamo alla vigilia della stagione,c’è necessità anche di avere soggetti che gesticano i migranti che siano del luogo. Non a personale che prende il traghetto tutti i giorni».

RIVEDERE LE PERCENTUALI

Lo stesso vale per la revisione del rapporto fra migranti e residenti. «È una questione all’ordine del giorno - ribadisce Biffoni - ma deve essere affrontata in base alla conformazione dei territori. Non possiamo pensare di adottare lo stesso parametro per un territorio urbano densamente popolato, aree montane o aree poco popolate come la Maremma».

BORGHI DA RIPOPOLARE

Per le aree meno popolate, però - ricordano Bugli e Biffoni - Regione e Anci stanno portando avanti un progetto specifico: il recupero dei borghi spopolati. Dei paesi fantasmi, sul modello adottato in Calabria dal sindaco di Riace. Il progetto interessa sopratto la Garfagnana (ad esempio Fabbriche di Vallico), Lunigiana e Casentino. Tre sindaci di queste zone, insieme al governatore Enrico Rossi e a Biffoni hanno fatto un sopralluogo in Calabria e ora stanno valutando se il modello si possa applicare alla Toscana «utilizzando gli stessi migranti per risistemare le case abbandonate. Si tratterebbe di istituire borse lavoro - specifica Biffoni - con parte della diaria che chi gestisce l’accoglienza percepisce dallo Stato. In questo modo si creerebbero anche mestieri necessari a ripopolare i borghi, dal muratore all’idraulico».

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