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Toscana

Voragine sul Lungarno, il sindaco: "Non finirà a tarallucci e vino"

Il sindaco di Firenze Dario Nardella sul punto dove si è aperta la voragine di Lungarno Torrigiani
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Il sindaco di Firenze Dario Nardella sul punto dove si è aperta la voragine di Lungarno Torrigiani

Nardella determinato chiede di conoscere le responsabilità. Slittano intanto i tempi per conoscere i dati registrati dai satelliti

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FIRENZE. La spalletta sull'Arno si è fermata, ha smesso di "spanciare", un radar ne sorveglia i movimenti e gli operai lavorano per sanare la ferita. Ma, in una città che mira geneticamente alla perfezione, le acque sono sempre agitate e la faccenda dello sprofondamento di un lungarno in faccia alla Galleria degli Uffizi e al Ponte Vecchio al sindaco Dario Nardella non va proprio giù. "Non finirà a tarallucci e vino", dice ai cronisti a margine di un'esercitazione di protezione civile un Nardella determinato. "Le cose vanno chiarite", aggiunge e "se ci sono responsabilità vanno individuate". "Io - puntualizza - non faccio l'accusatore ma pretendo di sapere come sono andate le cose perché i responsabili devono pagare".

Nardella spende anche i rapporti, istituzionali, del Comune con la magistratura: "C'è una grande collaborazione con la magistratura e la procura, e continueremo a collaborare in tutte le modalità che la procura ritenga utili". La questione è delicata e si interseca con l'inchiesta per crollo colposo già aperta e affidata alle indagini condotte dal Corpo forestale dello Stato. Lo stesso Nardella, comunque, rassicura sulla tenuta della spalletta del lungarno Torrigiani, spostata di quattro metri verso il fiume col crollo del 25 maggio e informa sul fatto che un canale artificiale sotterraneo, progettato dall'architetto Poggi per regimare le acque della collina soprastante, non ha avuto danni. Ma, dicendo questo, commenta pure che la causa dello sprofondamento "non va cercata qui ma in altri fattori, collegati molto probabilmente alla rete idrica".

Se è colpa delle tubature che perdevano, dunque, il dito è puntato contro Publiacqua, società di gestione dell'acquedotto ad alta influenza renziana nella sua "governance" da oltre un lustro, come i quotidiani, anche oggi, descrivono con dettaglio. Publiacqua è nel mirino fin dal primo momento e non c'è solo Nardella a tenerla d'occhio. Nelle richieste di chiarimenti si registra anche quella, che appare molto perentoria in contenuti e termini temporali, fatta dall'Autorità idrica toscana (Ait), ente che nella regione sovrintende a tutto il ciclo delle acque e che, alla fine, è quello che stabilisce le tariffe dell'acqua potabile agli utenti. L'Ait principalmente è espressione dei Comuni toscani e il direttore generale dell'Autorità ha fatto a Publiacqua una richiesta urgente di descrivere esattamente la situazione di lungarno Torrigiani, chiedendo un quadro esatto della situazione: rotture, anche in vie limitrofe; perdite (anche degli ultimi due anni); interventi sulle condotte; mantenimento del servizio agli utenti.

Un rapporto preciso, da far avere in fretta: entro il 3 giugno - ha chiesto l'Ait - un tempo che anticipa di parecchio il controllo ordinario abituale. Tempi rapidi anche per i lavori di ripristino: Nardella ha ribadito "cinque mesi" per riavere un lungarno Torrigiani "più bello di prima" e che viene posato da oggi un nuovo tubo per l'acqua. Serve di sicuro, considerato che per tutta la giornata ai piani alti delle case dell'Oltrarno non si riceveva acqua dai rubinetti, o poca.

Sulle cause della frana, scivola a lunedì la possibile risposta dalle immagini dei satelliti tra cui l'ultimo, tedesco, a transitare alle 5.30 del 25 maggio: i ricercatori dell'università hanno acquisito i materiali e stanno elaborando i dati. Intanto sul lungarno opposto, lungarno Diaz, sono molti coloro che si fermano a chiedere informazioni alla postazione radar dell'ateneo da cui si monitorano eventuali spostamenti della spalletta; tra i fiorentini che hanno chiesto spiegazioni anche il cantante Piero Pelù.

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