Sicurezza
Dai satelliti la verità sul disastro
Firenze, il docente Casagli: «Ci diranno se sul Lungarno c’è stata prima la frana o la rottura del tubo»
FIRENZE. Il carotaggio della trivella saggia il terreno, ma i tubi rotti ancora non si trovano. La soluzione al dilemma arriverà dall'alto. Saranno i satelliti radar dell’Agenzia spaziale europea a svelare la vera causa del tracollo di Lungarno Torrigiani. Parola di Nicola Casagli, di professione scienziato, docente all'Università di Firenze. Un lavoro che è già cominciato - proprio un paio di sere fa c’è stato il passaggio del satellite tedesco TerraSar-X - che porterà i suoi risultati nei prossimi giorni. Grazie alle analisi a ritroso dei satelliti spiega Casagli «potremo vedere se il muro d’argine, o la strada, si stavano deformando prima. Questo ci farebbe pensare che era già in corso un dissesto», che poi ha accelerato quella perdita d’acqua che ha messo il turbo alla frana. Perché la causa del collasso «è sicuramente la perdita d'acqua».
Insomma, pochi giorni e sapremo tutti quanti se è la frana che ha premuto sul tubo fino a farlo esplodere oppure è il tubo che si è rotto, l’acqua ha inzuppato la terra e lungarno Torrigiani è venuto giù come un palloncino che si sgonfia. Quella delle frane sugli acquedotti «è una questione annosa, come ce lo ricorda bene il caso di Messina dello scorso novembre. E' un po’ come la storia dell'uovo e la gallina. Ad oggi, comunque, è difficile dire se è partita prima la frana o la rottura», dice lo scienziato. Un dilemma non da poco che presto sarà risolto, ma che pesa come un macigno sui destini politici della città visto che la partita tra il Comune di Firenze e la dirigenza di Publiacqua si gioca tutta qui.
È stato il sindaco Nardella a far volare gli stracci subito dopo il crollo del lungarno puntando il dito sull’errore umano. E l’amministratore delegato di Publiacqua Alessandro Carfì ne avrebbe dovuto trarre le conseguenze: le dimissioni. Un invito che è stato rispedito al mittente con un’alzata di scudi: errore umano? Tutto da dimostrare. Insomma. Un clima da caccia alle streghe che è andato di traverso anche allo storico dell'arte Tomaso Montanari: «E' colpa dell'acquedotto, è colpa dei vertici di Publiacqua, è colpa del tubo, inaugureremo tutto il 4 novembre. Innanzitutto bisogna sapere cosa è successo lì sotto e tornare a prenderci cura del corpo di questa città», ha detto a Repubblica.tv.
Ieri il primo cittadino ha evitato di tornare sulle polemiche. Sul luogo del disastro ha annunciato che verrà sul cantiere ogni giorno fino alla fine dei lavori. «E se non potrò farlo io per motivi eccezionali, verrà il vicesindaco o un altro assessore». Con lui il viceministro delle Infrastrutture Nencini che assicura la presenza del ministero nell’unità operativa del Comune. Ma il fuoco di fila contro l'amministrazione è inarrestabile. Cgil, Ordine dei geologi, Forum dell’acqua. Il giudizio è unanime: il modello fiorentino di gestione dell'acqua è stato fallimentare.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
