Il Tirreno

Toscana

Auto in fiamme, cani e gatti uccisi nel paese fantasma

di Andrea Rocchi
Auto in fiamme, cani e gatti uccisi nel paese fantasma

Vico Pancellorum: 97 abitanti, due famiglie in guerra tra livori e maldicenze. E il parroco minaccia perfino di non dire più messa

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Arroccato alle pendici del Balzo Nero, a 555 metri di altezza, ultimo paese sulla destra della Lima nel comune di Bagni di Lucca, Vico Pancellorum ha qualcosa di fascinosamente sinistro. Come se le lancette dell’orologio si fossero fermate all’anno mille. Arcaiche figure si stagliano in sequenza sul portale della pieve di San Paolo, all’imbocco del paese: crocifisso, albero della vita, cavaliere, scacchiera, madonna in trono. Sembra un rebus ad immagini, un messaggio esoterico. Tutte le figure sono perfettamente scolpite in bassorilievo, eccetto il cavaliere con la spada. Che è scalpellato via. La scacchiera si compone di 64 quadrati, il numero della realizzazione dell’unità cosmica. Ordine e perfezione. Ma anche nero e bianco, l’eterna lotta fra il bene ed il male. Quella lotta che sembra essersi aperta nel vico romano, rompendo una secolare tranquillità.

Misteriosi episodi

Qualcosa che turba le famiglie che stabilmente popolano uno dei più suggestivi borghi fantasma d’Italia, 97 abitanti che aumentano d’estate, grazie all’arrivo di alcuni stranieri. Quasi che il “cavaliere mancante” del bassorilievo si fosse di colpo materializzato e indossate le vesti del Maligno, avesse cominciato a seminare zizzania e risvegliare rancori sopiti da anni. Esplosi di colpo in una incredibile sequenza di episodi che con il caso hanno ben poco a che fare. Auto che misteriosamente “prendono fuoco”, altre danneggiate da mani ignote, cani uccisi con bocconi avvelenati, gatti sterminati da un lumachicida, altri improvvisamente spariti. E scambi di accuse, livori, tensioni, malversazioni che corrono fra gli usci di casa e su Internet, viaggiano tra i muri di pietra, raccolte sui profili Facebook di famiglie che si scoprono in guerra. Un clima crescente di diffidenza e sospetto per cui tutti, o quasi, si guardano in cagnesco, tanto da indurre il parroco a convocare un’assemblea coi fedeli, a minacciare di sospendere le funzioni religiose e a chiedere il supporto dell’arcivescovo di Lucca per ristabilire, a Vico, quantomeno il quieto vivere. «Ci dispiacerebbe profondamente constatare che la vendetta, figlia del pregiudizio, diventasse la misura della convivenza». Parole pesanti come macigni raccolte in un manifesto fatto stampare dalla parrocchia, un invito ad abbassare i toni, a stemperare le polemiche, a placare la sete di vendetta. Appelli, evidentemente, caduti nel vuoto.

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Auto a fuoco e danneggiate

Il 6 febbraio la Peugeot 308 di proprietà di Cristina Vitali va in fiamme. Incenerita nella notte. Era parcheggiata nel piazzale antistante la chiesa, a pochi metri dalla canonica dove vive la donna col marito ed i figli. Per i carabinieri di Bagni di Lucca, che non trovano inneschi o resti di materiale incendiario, si tratta di un corto circuito. Ma non sono in pochi a pensare a qualcos’altro. Per prima la Vitali ed il marito. Originari di Vico, ma vissuti a lungo a Bruxelles e rientrati nel paese da 5 anni, sono convinti che l’auto sia stata incendiata. Ed hanno anche dei sospetti su chi possa essere l’autore o il mandante. «L’auto era parcheggiata dalle 19, la sera era ancora lì. Deve essere bruciata dopo le 4 del mattino. Mi spiega come fa ad essere stato un corto circuito col motore freddo da ore?» «Noi un’idea di chi possa essere stato ce l’abbiamo….»

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Poi è un catena di inquietanti episodi. L’ultimo, in ordine cronologico, è il danneggiamento dell’auto di un altro paesano, Franco Nardini, che si trova le gomme tagliate e la carrozzeria imbrattata con vernice spray nera e viola. Il refrain è lo stesso. «Io un sospetto ce l’ho…», dirà subito dopo il fattaccio al Tirreno. Però raggiunto al telefono, sbotta: «Non sono a Vico, vivo a Viareggio. È l’ora di smettere di parlare di queste cose» . Ma nella storia di Vico si ricordano altri incendi di auto, diversi anni fa, altri episodi quantomeno sospetti.

Proviamo a capire di più e dall’antica pieve di S. Paolo ci arrampichiamo su per il borgo che già nel nome ha riassunto un mistero. Dicono che Pancellorum derivi da pane del cielo che rimanda al sacramento dell’eucarestia. O dal “panicum”, una biada per cavalli. Ma i nativi ritengono più probabile che l’origine del nome del paese sia legata ai due fratelli Pancelli, emigrati qui dall’agro pontino a cercar fortuna. Un pugno di case, vicoli stretti e curati da cui si affacciano solo gatti curiosi. Sculture ed opere d’arte qua e là, resti di una ricorrente rassegna estiva. Camminarci dentro è una piacevole scoperta. Come imbattersi in un fiocco rosa sul portone di un’abitazione. Poche presenze, schive. Nessuno vuole parlare di quel che sta accadendo. E chi abbozza qualche parole, lo fa per dire che «tutta questa pubblicità non fa bene al paese», che «sono sciocchezze, piccinerie a cui non dare peso». Claudio Stefanini, presidente dell’associazione culturale “Il Risveglio”, ci ricorda che Vico, in estate, si ripopola. Che qui ci sono 29 famiglie norvegesi, che arrivano anche dall’Australia. Che Vico è storia, tradizione, cultura. Non merita di finire alla ribalta per simili vicende.

L’origine del male

Però basta una battuta, una maldicenza, ad incendiare gli animi. Sembra che tutto sia partito da un commento non proprio lusinghiero nei confronti di una giovane donna del paese. Che ci siano stati tentativi di chiarimento, senza successo. E da lì, in poi, è scoppiata una vera e propria guerra che ha investito due famiglie ed i loro parenti. C’è chi minimizza, ma anche chi parla di alcune “teste calde” e adesso teme che questa perversa spirale di fattacci possa salire di livello. Giorgio Tofani, medico, conosce bene i suoi concittadini. «Il problema è che qui ci sono due fazioni in guerra - dice -. Bisogna stemperare il clima. Non vorrei che la situazione degenerasse».

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Il parroco: non mi fermo

Ci ha provato il prete, don Franco Vitali. Parroco vecchio stile, energico, risoluto, attento alla comunità di fedeli. Eppure il suo tentativo, che ha chiamato a Vico perfino l’arcivescovo di Lucca, non ha sortito grandi effetti. Lo incontriamo a San Cassiano, dove abita. Si affaccia appena dal portone: «No, non dico nulla su questa storia, è stato già scritto troppo - ci precede - Queste sono vicende che appartengono all’intimo di una comunità». Ed i suoi tentativi? «Non mi fermerò, prenderò altre iniziative». Inutile chiedergli quali, non ce lo dirà.

Lasciamo la Valle della Lima con una certezza. Vico sarà anche diviso e inquieto. Ma se vi trovate sulla statale del Brennero vale la pena una deviazione per scoprire piuttosto un paese ricco di storia, suggestioni ed un alone di mistero. Non ve ne pentirete.

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