La manifestazione
Spese extra per i farmaci Il consiglio tappa la falla
Variazione di bilancio di 40 milioni in attesa dei soldi delle case farmaceutiche Ma sindacati e opposizioni attaccano: «Così sono stati tagliati servizi essenziali»
FIRENZE. I sindacati sono sul piede di guerra. Ce l’hanno con la Regione. Dicono che ha appena tagliato 47 milioni di servizi sanitari. Cgil, Cisl e Uil accusano la Regione di aver cancellato i soldi destinati ad abbattere le liste di attesa o ad assistere le persone non autosufficienti per finanziare la spesa farmaceutica ospedaliera che nel 2015 ha sforato il tetto prefissato. Stefania Saccardi, assessore regionale alla Sanità, passa al contrattacco: di soldi la Regione ne ha spesi tanti, più di 70 milioni, ma per la salute. Per evitare che i pazienti morissero di epatite C. O per vaccinare migliaia di toscani dalla meningite.
Il dato su cui tutti concordano è uno: il consiglio regionale approva la prima variazione di bilancio dell’anno (da 40 milioni) perché mancano all’appello 115 milioni. Stefania Saccardi e l’assessore al Bilancio Vittorio Bugli assicurano che sono un’entrata certa ereditata dal bilancio 2015. Manca l’incasso, è vero. Ma i soldi - sulla carta - ci sono. L’opposizione di centrodestra non ci crede. E dice che per rimediare il “buco” (il disavanzo) il Pd deve correre ai ripari e tagliare i servizi sanitari. Il capogruppo di M5S, Andrea Quartini, accusa la Regione di «aver sbagliato i conti. Ci dite che non è un bilancio falso. Sarà così: lo chiameremo bilancio con credito non vero».
Ma che cosa succede? Alla base della discussione in effetti ci sono i 115 milioni che la Regione doveva ricevere come rimborso (payback) per l’eccesso di spesa farmaceutica ospedaliera. Per legge, dal 2012, il 50% delsuperamento del tetto della spesa farmaceutica ospedaliera è a carico delle aziende farmaceutiche. Mancando (finora) l’entrata, la giunta regionale ha tolto il vincolo di destinazione «su alcuni contributi assegnati alle Asl per progetti o attività specifiche non realizzati», autorizzandone l’utilizzo per mantenere i servizi essenziali della sanità. Con questa manovra, avrebbe ridotto a 40 milioni il «maggiore fabbisogno» di spesa sanitaria per il 2016 sulla sanità. Milioni coperti dal fondo di riserva al quale la Regione in passato non ha attinto.
Allora tutto bene? No. Perché per le opposizioni manca la certezza del rientro dei 115 milioni. In effetti, sulla quantificazione di questo rimborso si è aperto un contenzioso al Tar fra Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco) e le case farmaceutiche. Ma sulla questione - spiega Stefania Saccardi in aula - l’anno scorso è intervenuto il governo per imporre alle Regioni di inscrivere in bilancio il 90% del credito a carico delle case farmaceutiche, lasciando fuori il 10% «in attesa dei conteggi definitivi». Per la Toscana questo conto ammontava, appunto, a 115 milioni «come certificato da Aifa con lettera». «Di questi soldi certificati - sottolinea Stefania Saccardi - la Regione ha scelto di spendere 72 milioni. Tanto che il nostro bilancio si era chiuso con un avanzo di 42,8 milioni». Mancando ora i 115 milioni, l’avanzo si trasforma in disavanzo. «Momentaneo perché i soldi ci sono. Tanto che nel 2015 - insiste il capogruppo del Pd, Leonardo Marras - non si è sospeso neppure un servizio sanitario. E neppure ora». Al contrario di quanto denunciano i sindacati, ma anche Stefano Mugnai (FI) o Tommaso Fattori (Sì Toscana). «Quello che non si vuole capire - attacca Stefania Saccardi - è che la Regione ha scelto di spendere 72 milioni per curare i toscani. Invece di limitarci a curare 1.750 pazienti inseriti da Aifa nel percorso delle terapie per l’epatite C, ne abbiamo messi 450 in più, sottraendoli alla morte. Abbiamo speso oltre 10,5 milioni per vaccinare gratis i bambini dal meningococco B e a metà 2015 abbiamo iniziato la campagna di vaccinazione degli adulti contro il meningococco C. È vero che in Toscana non c’era un’epidemia, ma c’era una situazione di emergenza». E se un contributo di 10 milioni è arrivato per la vaccinazione «dal governo amico» è arrivato nel 2016. Quindi senza effetti sui conti del 2015. «Forse - conclude Saccarsi -spendiamo tanto di farmaci negli ospedali. Soprattutto oncologici. Ma è perché noi attiriamo più pazienti di quelli che vanno a curare fuori. Inoltre nel 2015, grazie alla centrale unica di acquisti (Estar) la Sanità ha risparmiato 50 milioni. E altri risparmi sono attesi nel 2016 e 2017». Come è atteso il rimborso dei 115 milioni. Ma sindacati e opposizione restano scettici.
Ilaria Bonuccelli
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