Il Tirreno

Toscana

Treni e stazioni

Il viaggio a ostacoli di chi vede poco

di Ilaria Bonuccelli
Il viaggio a ostacoli di chi vede poco

Un pendolare quasi cieco ci mostra i suoi disagi fra biglietterie automatiche e monitor irraggiungibili

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La lente. No le lenti di ingrandimento. Di varie gradazioni. Quando viaggia in treno, Stefano Bardelli, non deve dimenticarsele mai. Altrimenti non compra il biglietto, non trova il binario, non scende alla stazione giusta. Le Ferrovie non sono un luogo per ipovedenti. A 55 anni, il pendolare se lo ricorda tutti i giorni, quando sale sul treno. Anche venerdì pomeriggio, a Pisa centrale: per acquistare il biglietto di ritorno a Firenze ha ripetuto due volte la procedura. Sul monitor della biglietteria automatica si muoveva a naso. Neppure la voce registrata a guidarlo. «Dà solo avvertimenti inutili: state attenti ai borseggiatori». In compenso non ti legge la stazione di partenza o quella di arrivo.
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BIGLIETTERIE AUTOMATICHE, MONITOR ILLEGGIBILI
Bardelli non si scoraggia. Non si rassegna a vivere come un invalido. Da una tasca tira fuori una lente di ingrandimento e si avvicina allo schermo della biglietteria automatica. «È indispensabile da quando la situazione è peggiorata con le nuove macchine». Qualche cosa non torna. Di solito la tecnologia dovrebbe aiutare chi ha difficoltà. Bardelli ride: «Scherziamo? Da gennaio 2015 per noi ipovedenti è una tragedia. Lo sfondo verde è stato sostituito da quello bianco ed è impossibile o quasi distinguere i caratteri delle parole: anche se sono grandi, in assenza di contrasto non sono visibili. La voce registrata, poi, non ci guida. Al massimo dice: “Inserire la tessera” se vogliamo pagare con la carta. Poi ci propone l'opzione carta di credito o bancomat e invita a digitare il codice».

TASTI IRRICONOSCIBILI
Ecco l’altra contraddizione: «Con le vecchie macchine - riprende Bardelli - i tasti del pos erano un po' in rilievo e quindi anche noi ipovedenti potevamo riconoscere i numeri. Non parlo di numeri scritti in braille, l'alfabeto dei ciechi: parlo di cifre in rilievo riconoscibili al tatto. Oggi questo non è più possibile, perché i tasti sono lisci. Io cerco di cavarmela con la lente di ingrandimento». Per l'opzione bancomat/carta di credito, Bardelli preme il tasto corretto «in modo automatico perché mi sono fatto dire quale sia e in tutte le biglietterie automatiche è allo stesso posto. Altrimenti non saprei come fare». Infatti, la voce registrata non te lo indica. E non esiste un segno che lo contraddistingua.
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LEGGE VIOLATA
«Il fatto è che all'apparenza questi elementi - i caratteri delle parole, il colore dello sfondo delle biglietterie, i segni - sembrano dettagli, ma nella pratica sono accorgimenti indispensabili all’autonomia, ai quali nessuno pensa. La legge Stanca del 2004 obbliga a garantire l'accesso ai sistemi informatici a chiunque abbia una disabilità: ma le biglietterie automatiche di Trenitalia non la rispettano».

Certo, gli ipovedenti possono ricorrere ad alternative. Si possono mettere in coda e fare il biglietto allo sportello. O rivolgersi al Centro assistenza clienti. «Questo è possibile - fa notare Bardelli - nelle stazioni più grandi, dove ci sono le biglietterie aperte e dove c'è l'ufficio assistenza clienti. Ma nel 95% delle stazioni piccole dobbiamo arrangiarci in altro modo. E allora sì che sono problemi». Di tutti i tipi.

ARRIVI E PARTENZE AD ALTEZZA VANDALI
Si comincia con i monitor che annunciano i treni in arrivo e in partenza. «I monitor - indica Bardelli - anche qui a Pisa sono messi tutti molto in alto, a prova di vandali. Ma per noi ipovedenti è come se non ci fossero. Le lettere sono piccole e quindi non vediamo nulla. Spesso, fra l'altro, i treni non vengono neppure annunciati. O vengono annunciati una sola volta. E se uno non sente l'altoparlante? Oppure se l'altoparlante è guasto? ». E quando i problemi - monitor alto e altoparlante inesistente - magari si combinano in una stazione senza ufficio informazioni «l'unica possibilità - prosegue Bardelli - è chiamare uno dei numeri di servizio delle Ferrovie. L'unico numero gratuito si può chiamare da telefono fisso. Ma siccome siamo in viaggio, si presuppone l’uso del cellulare. Dal quale possiamo chiamare numeri dalle tariffe piuttosto alte come loo 06 3000, 892 021 o 199 per i disabili». Comunque, l'orario di un treno, un ritardo o l'acquisto di un biglietto sono problemi che per telefono si possono risolvere. Per gli orari ci sono anche altre possibilità.

FOTO AL CARTELLONE DEGLI ORARI
«Alcune sono anche a portata di ipovedenti - ammette Bardelli - come i totem con gli orari ad altezza uomo installati a Firenze. Ma si ricasca nei soliti problemi dove ci sono solo i tabelloni tradizionali». A Pisa centrale, nell'atrio della stazione, c'è il cartellone nero che si aggiorna in continuazione. «Quel cartellone è molto alto - dice Bardelli - ma ha un vantaggio: le lettere grandi e in contrasto con il fondo. Così lo possiamo fotografare con il cellulare. Poi ingrandiamo l'immagine sul telefono e con una lente io consulto i treni. Più complicato, invece, è riuscire a leggere o fotografare i vecchi orari in carta, bianchi e gialli, protetti da bacheche di vetro spessi».

PERCORSI CHE FINISCONO CONTRO GLI ASCENSORI
Bardelli parla di problemi e ancora non si è allontanato dall'atrio della stazione. Non ha neppure provato ad avvicinarsi ai binari. «Camminare per le stazioni per noi ipovedenti - denuncia - è una sofferenza. Parliamo di Pisa, ad esempio. Dalla biglietteria alla prima banchina non riesco a trovare il percorso “tattile”, quello in rilievo che funziona da guida a chi non vede. Sulla prima banchina ero convinto che non esistesse. Ora che ci cammino sopra lo sento: ma non lo vedo perché è grigio come il binario. Tono su tono. Come può distinguerlo un ipovedente?» Pisa, comunque, non è peggio di altre stazioni. «A Firenze Campo di Marte - racconta Bardelli - la pista tattile va a sbattere contro un ascensore. Non c’è da meravigliarsi visto che non ci segnalano neppure i gradini delle scale con le strisce gialle e nere. E ci fanno viaggiare su treni nuovi dove non funzionano gli altoparlanti per annunciare le stazioni». Eppure, conclude Bardelli «noi ipovedenti non siamo disabili. Ciascuno di noi studia per individuare riferimenti per muoversi in modo autonomo; elabora tattiche diverse, in base alle proprie esigenze. Lo abbiamo fatto presente sia alla Regione sia a Trenitalia negli incontri che si organizzavano». L’effetto? «Un solo - conclude Bardelli -: sono stati soppressi gli incontri».

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