Il Tirreno

Toscana

Azzurri agli Europei, le scelte che ignorano il campionato

Giorgio Billeri

In una nazionale drammaticamente priva di prime punte, stupisce la decisione di lasciare a casa il miglior bomber italiano del torneo

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Lo confessiamo: siamo di parte. Livornese, bravo ragazzo, zero tatuaggi, sorriso aperto, il figlio che tutti vorremmo avere. Mai una polemica, mai una parola fuori posto. Esaurita la (doverosa) premessa, l’esclusione di Leonardo Pavoletti dai trenta per l’Europeo fa specie soprattutto dal punto di vista tecnico. Già, perchè in una nazionale drammaticamente priva di prime punte (Pellè a parte, bravo ma non Van Basten) non convocare l’ariete del Genoa, miglior marcatore italiano della stagione e soprattutto perfetto come riferimento avenzato di una squadra votata agli inserimenti degli esterni e dei centrocampisti è una scelta che molti, noi compresi, non comprendono.

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Se, come ha sempre detto Conte, la nazionale è figlia del campionato, non ha senso lasciare Pavoletti (14 reti nel Genoa, non nel Barcellona) in costume sugli scogli livornesi mentre in Francia si esibiranno Immobile (5 reti nel Toro), Eder (1 gol in tutto il girone di ritorno con l’Inter) e Zaza (7 nella Juve). Su Pellè e Insigne, uno che può interpretare bene il ruolo di esterno offensivo nel 4-2-4 contiano, niente da dire, ma se il popolo dei social è subito insorto contro il cittì un motivo ci sarà.

Il niet azzurro a Pavoletti ricorda il trattamento ricevuto da un altro grande ariete livornese, Cristiano Lucarelli, nel 2006. Vinse la classifica cannonieri a 24 reti, eppure in Germania andò Iaquinta, accusato di aver beneficiato di giochi nemmeno troppo coperti di procuratori e potenti agenzie. Lippi non se ne pentì, visto che alla fine quel Mondiale lo vinse.

La chiusura al «Pavo» forse sarà soltanto la conseguenza di una ponderata scelta tecnico-tattica del futuro tecnico del Chelsea, ma non è certo un inno al rinnovamento: Immobile ed Eder, torniamo sempre su di loro, le loro chances azzurre le hanno avute e non sono entrati nei libri di storia del calcio, così come Zaza. In un’Italia così, orba dei suoi mammasantissima nel mezzo, tentata addirittura di recuperare un esodato di lusso come Pirlo, Pavoletti ci stava, eccome. Non così l’ha pensata Conte.

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