La manifestazione
Stupore e meraviglia all’anfiteatro romano
In 500 da tutta Italia per visitare le aree appena scoperte
VOLTERRA. «Ma come, sono già qua?». La funzionaria della Soprintendenza ai beni archeologici della Toscana guarda verso l’alto e osserva il primo gruppo di visitatori al cantiere di Porta Diana, quello che sta piano piano svelando uno dei tanti misteri di Volterra, l’anfiteatro romano scoperto l’estate scorsa. Stupore puro, quello dell’archeologa nel giorno dell’open day all’area di scavo per far vedere gli ultimi ritrovamenti in una splendida giornata di sole, con l’azzurro del cielo, il verde delle colline e il marrone chiaro delle pietre antiche nel disegno dell’emozionante scoperta.
Sorge, probabilmente, non si aspettava l’ingresso di buona mattina di un primo gruppo di visitatori a cui se ne aggiunge subito un altro. Sono persone comuni, tra curiosi e appassionati di archeologia. Alcuni vivono a Volterra, altri arrivano da Pisa o da San Gimignano. Una coppia di mezza età è di Certaldo: «A pochi chilometri da noi c’è questa meravigliosa scoperta - dicono - Non potevamo perdercela». Tutti percorrono la discesa, che dal cimitero comunale porta all’area di scavo, con l’espressione curiosa di chi sta per scartare un regalo. E appena il personale della Soprintendenza comincia le spiegazioni di quello che è stato recentemente scoperto con gli ultimi quattro saggi archeologici, la curiosità si trasforma in attenzione e consapevolezza di essere tra i primi a vedere una grande scoperta. Anche perché, normalmente, questa zona è interdetta al pubblico.Durante la giornata, dopo il risveglio del tipico “dolce far niente” con cui gli stranieri vivono il soggiorno in Toscana, si fanno vivi anche gruppetti di americani e tedeschi. Alla fine saranno 500 i visitatori nell’intera giornata (gli stessi dello scorso novembre quando fu fatta una iniziativa simile). E tra questi anche un’ottantina arrivati da città di altre regioni come Caserta e Bologna, alcuni partiti per Volterra con la scusa di vedere l’anfiteatro romano che gli esperti collocano in epoca augustea.
Del resto chi è appassionato di archeologia si “accontenta” anche solo d’immaginare cosa c’era sotto i suoi piedi quando si trova davanti a rovine come quelle di Porta Diana. Figuriamoci se, invece, si osservano da vicino file di gradinate che, secondo Sorge, sono quelle del secondo ordine (come fosse l’anello di uno stadio, per intenderci), trovate negli ultimi due giorni del recente periodo di scavi. Dalla parte opposta all’ingresso dell’anfiteatro, scoperto qualche mese fa. «Questa è la chicca - spiega la funzionaria della Soprintendenza - Una serie di gradoni sotto i quali ci sono quelli del primo ordine che non abbiamo potuto far emergere per problemi di sicurezza e di budget. Ma che ci dicono molto della forma e le dimensioni, dopo gli scavi fatti durante lo scorso autunno». Una grandezza “lievitata” rispetto alle prime stime, quando si pensava che la forma ellittica fosse contenuta in 80 metri per il lato più lungo e 60 per quello più corto. In realtà, dopo le indagini fatte dalla ditta Soing di Livorno e dagli studiosi dell’Università di Genova, si è capito che le misure sono 64 metri per 82. E che parte dell’anfiteatro passa sotto una collina, rendendo l’operazione molto più complicata.
Serve la fantasia per immaginare cosa è stato. Ma anche per pensare a quello che potrebbe essere. «Quanto impiegherete per farlo riemergere?» e «quanti soldi serviranno?», ma anche «quando si potrà vedere?». Domande dei visitatori a cui, per il momento, è difficile dare una risposta.
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