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Perché veda la luce servono tanti soldi e un piano di scavo

Perché veda la luce servono tanti soldi e un piano di scavo

Dalla Soprintendenza l’ipotesi: potrebbe costare 20 milioni «Fino ad oggi abbiamo solo tolto terra. Andrà restaurato»

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VOLTERRA. Tre, dieci, venti. Quando si parla dei soldi necessari per portare alla luce l’anfiteatro romano scoperto a Volterra sembra quasi di giocare a tombola. In realtà, il primo numero si riferisce all’ipotesi di spesa iniziale, mentre gli altri sono stime di minima e di massima in base alle ultime informazioni. Prima fra tutte la dimensione complessiva che è più grande di quanto immaginato l’estate scorsa, quando da un terreno vicino al cimitero, durante i lavori di messa in sicurezza idraulica, venne fatta la clamorosa scoperta.

Serve un piano di scavo. Un anfiteatro del I secolo, vicinissimo in linea d’aria al teatro romano rivelato al mondo dallo storico Enrico Fiumi che si avvalse del lavoro di alcuni pazienti del manicomio volterrano, non può rimanere sotterrato da centinaia di metri cubi di terra. «Ma per fare questo serve un piano di scavo che adesso cercheremo di fare - dice Elena Sorge, funzionario della Soprintendenza ai beni archeologici - E senza è impensabile ipotizzare un costo complessivo. Di sicuro serve tantissimo denaro, ma soprattutto occorre un’accurata opera di restauro e di valorizzazione, oltre all’inserimento di questo ritrovamento in un contesto urbanistico adeguato».

Possibile volano economico. L’ipotesi «quasi venti milioni» che l’archeologa azzarda in un secondo momento dà l’idea dell’immane lavoro che attende gli enti locali per cercare di portare a compimento quello che il sindaco Marco Buselli reputa una grane opportunità per il territorio. «Può essere un volano per l’economia e un’occasione eccezionale per le aziende della Toscana», spiega riferendosi alla ricerca di sponsor privati che sta portando avanti da alcuni mesi.

L’appello al ministro. Il rischio che si corre in questa fase è quello di fare voli pindarici che rischiano d’infrangersi contro i tecnicisimi, oltre che sulla mancanza cronica di fondi per la cultura e la valorizzazione del patrimonio italiano. Da qui l’appello al ministro per i beni e le attività culturali, Dario Franceschini, da parte di Buselli: «Sappiamo che avrà attenzione per questo sito archeologico. Ma ci piacerebbe che lo vedesse di persona per rendersi conto di quello che potrebbe diventare. Se si pensa che in due aperture al pubblico abbiamo ricevuto la visita di mille persone complessivamente, immaginiamo quello che potrebbe rappresentare per l’economia del territorio un anfiteatro restituito all’umanità, fruibile e visitabile dopo il recupero a cui stiamo lavorando».

Operazione restauro. Franceschini non è ancora venuto a Volterra, ma lo ha fatto Antonio Volpe, presidente del consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici. «A dimostrazione che il ministero ha attenzione per questo scavo», sottolinea Sorge che aggiunge: «Il prossimo passaggio sarà quello di valutare lo stato di conservazione dei resti finora trovati. Per questo preleveremo materiale dei crolli per analizzarli e capire come trattare le rovine fin qui riportate alla luce. Anche perché, fino a questo momento, non abbiamo fatto altro che togliere la terra dai reperti. Quello che dovremo fare ora è avviare l’opera di restauro».

Il contributo del territorio. Seguendo il filone del “cosa sappiamo finora” tanto caro a chi cerca di fare chiarezza nei casi di cronaca nera particolarmente ingarbugliati, si può tranquillamente dire che serve tanto lavoro e moltissimo denaro.Ma anche una regia che gestisca le varie anime necessarie per portare a termine quella che sembra davvero una “mission impossible”.

Un dato certo, però, c’è: una buona parte del contributo sborsato per questi primi ritrovamenti è stato versato dal territorio, visto che il Comune ha finanziato alcune fasi dello scavo con qualche migliaio d’euro e che dalla Fondazione Cassa di risparmio di Volterra sono arrivati, per adesso, quarantamila euro. Poca cosa, si dirà. Ma sufficiente per far intravedere un sito dalle potenzialità enormi. E che non deve essere archiviato tra le “occasioni perdute” di cui l’Italia, purtroppo, è piena.

(a.q.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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