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Catturato a Sintra il “Rambo dei mari” che evase dall’Elba

Catturato a Sintra il “Rambo dei mari” che evase dall’Elba

Il “killer del catamarano” era in Portogallo: nel giugno del 1988 uccise una skipper per fuggire in Polinesia con una 17enne

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PORTO AZZURRO. «Complimenti, non pensavo che mi avreste perseguitato fino a questo punto». Queste le parole che Filippo Antonio De Cristofaro, il killer del catamarano, ha rivolto alla polizia di Ancona che lo ha arrestato in Portogallo. Era evaso dal carcere di Porto Azzurro il 21 aprile del 2014. Fu condannato nel 1991, in via definitiva, alla pena dell'ergastolo per l'omicidio di Annarita Curina, avvenuto nel 1988. Aveva tentato di appropriarsi del catamarano della skipper pesarese, per fuggire in Polinesia con la sua fidanzatina 17enne Diane Beyer.

L’evasione dall’Elba. Doveva trascorrere tre giorni in permesso premio in uno degli alloggi della cooperativa sociale Dialogo, a Portoferraio. Ma l’uomo noto anche come “Rambo dei mari”, aveva un programma diverso. Non si presentò in caserma a Portoferraio, per la firma, come imposto dal giudice di sorveglianza. La mattina del 19 aprile Licia Baldi, presidentessa della cooperativa Dialogo di Portoferraio, non trovò De Cristofaro in uno dei due alloggi nel centro storico di Portoferraio, a disposizione dei detenuti nei giorni di permesso. «Ho trovato la camera in disordine, gli ho lasciato un biglietto – fu il racconto di Licia Baldi - ho pensato che, semplicemente, fosse uscito». Il 21 aprile l’evasione fu comunicata ufficialmente. Secondo gli investigatori si spostò lungo lo Stivale fino a Bari, dove rimase qualche giorno, poi raggiunse Milano e fu ripreso dalle telecamere di Piazza del Duomo. Da lì si trasferì a Marsiglia dove lavorò come scaricatore di Porto. Poi si mosse verso Lisbona, giudicata troppo trafficata, quindi si spostò a Gamaleres, zona residenziale della cittadina di Sintra.

Il precedente a Milano. Quella fuga scatenò violente polemiche sull'opportunità di un permesso all'ergastolano che, nel luglio 2007, era già evaso dal carcere milanese di Opera approfittando proprio di un permesso premio. Quella volta, però, la latitanza terminò dopo appena un mese: fu catturato dalla polizia olandese ad Utrecht, dove cercava la sua fidanzatina Diane. Ed è proprio in quell’occasione che fu spedito nel carcere dell’Isola d’Elba.

Delitto e fuga d’amore. De Cristofaro e Beyer riempirono le pagine di cronaca dei giornali nell’estate del 1988. Con il tempo, fu chiaro il motivo delitto perpetrato da De Cristofaro con la complicità della fidanzata di allora, l’olandese Diane Bayer, all’epoca 17enne: rubare l’imbarcazione che avevano noleggiato per le vacanze, per fuggire su un atollo insieme.

Il 10 giugno 1988 Diane, che secondo i giudici agì spinta dall’amante, pugnalò Annarita Curina ad un fianco, mentre De Cristofaro finì la vittima con il machete. Il corpo della Curina venne ripescato il 28 giugno del 1988 a largo di Marzocca di Senigallia (Ancona). In quei giorni, sul catamarano della skipper si trovava un amico olandese della coppia, Pieter Gronendijk, poi condannato solo per il furto del natante. I due olandesi e De Cristofaro vennero rintracciati dalla polizia in Tunisia, nel tentivo di fuggire dopo aver abbandonato la barca.

Diane venne condannata a sei anni e sei mesi di carcere per concorso in omicidio, ma scontò 15 mesi perchè ottenne la libertà condizionale e quindi l’assegnazione ad una comunità di fratellanza a Grosseto. In primo grado a De Cristofaro venne inflitta una condanna a 38 anni, trasformata in ergastolo nel processo di appello.

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