La manifestazione
L’amico disperato sentito in caserma
Pensavo di avere colpito il cinghiale a cui avevamo sparato poco prima, invece era il mio amico». Grande la disperazione di Bruno Marrocu, 41 anni, che durante un battuta di caccia di frodo al...
Pensavo di avere colpito il cinghiale a cui avevamo sparato poco prima, invece era il mio amico». Grande la disperazione di Bruno Marrocu, 41 anni, che durante un battuta di caccia di frodo al cinghiale, mentre pioveva a dirotto, ha ucciso l’operaio che insieme a lui si era recato nel bosco in località Le Tegole per catturare i cinghiali anche se in periodo di divieto di caccia. Ieri mattina Marrocu, indagato in stato di libertà per omicidio colposo, è stato sentito a lungo in caserma in presenza del suo avvocato, e ha confermato quella che era stata la prima ricostruzione della tragedia. I due amici avevano deciso di andare a sparare ai cinghiali. Non era la prima volta. Così l’indagato ha esploso dal suo fucile, una doppietta di calibro 12, due scariche di pallettoni, che hanno ucciso l’amico. «Poco prima avevamo inseguito e sparato insieme ad un cinghiale – ha detto – ma non eravamo sicuri di averlo ucciso. Ho sentito qualcosa che si muoveva nella vegetazione e ho sparato. Quando ho capito cosa era successo ho chiamato i soccorsi, il 118». (s.c.)
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