Sicurezza
Allarme pesticidi, l'alternativa biologica: «Io strappo l’erba a mano e zappo»
Il coltivatore alternativo: «Ho eliminato la chimica dal 1997, non è stato facile»
CRESPINA. Un agricoltore biologico, quando togliere le erbacce, non fa “piazza pulita” con il glifosate. «Non mi crederete, ma in questo momento sto togliendo l’erba a mano dai miei campi», spiega Alessandro Colombino, titolare dell’azienda “Biocolombino” che produce ortaggi e collabora con il Dipartimento di biologia delle piante agrarie dell’Università di Pisa.
Toglie tutta l’erba a mano?
«Noi lavoriamo con la zappa e con le macchine. Ma le rifiniture vanno fatte a mano.Non usiamo diserbanti chimici, altrimenti anche il terreno s’improverisce. Se le aziende fossero tutto bio non ci sarebbe problema glifosate».
Quando ha iniziato a coltivare in questo modo?
«Sono stato tra i primi, nel 1997 quando ancora il biologico non era riconosciuto. Io credo che chi fa l'agricoltore ha una responsabilità sociale verso il consumatore. L'agricoltura biologica non è un credere in qualcosa di mistico, visto che molti mi dicono che “non ci credono”. Ci sono studi scientifici che dicono che è più salutare rispetto a quella tradizionale».
E come andavano gli affari nel 1997?
«Si soffriva. Però dai miei viaggi in Svizzera e Germania ho capito che si poteva fare un’agricoltura diversa».
Perché il bio è meglio del tradizionale?
«Perché non usiamo pesticidi chimici, ma solo prodotti che arrivano dalla natura. È come quando hai un mal di golda: ti puoi curare con medicine naturali come il propoli o prevenire, ecco noi cerchiamo di fare soprattutto la seconda cosa per le malattie delle piante, dopodiché usiamo solo prodotti naturali per curarle. Una pianta proprio come le persone è in equilibrio se fa una vita sana. Noi gli facciamo fare un bel po’ di palestra ed evitiamo che si sviluppino troppo».
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Cosa pensa del rapporto dell’Ispra?
«Che le acque inquinate da glifosate non fanno bene. Non a caso molte mense scolastiche consumano biologico: è importante mangiare un prodotto sano. Spesso si dice: tolgo la buccia della mela. Ma alcuni antifunghicidi entrano in sintesi con la frutta. È come donare il sangue da ubriachi e pretendere che l’alcool vada via lavando la pelle».
Come siete messi con la burocrazie e i costi?
«Ci sono tanti controlli ma è bene che ci siano, la burocrazia però porta diversi costi aggiuntivi che si ripercuotono sul costo finale al consumatore».
Riesce a immaginare un mondo 100% bio?
«Secondo me sì, il futuro dovrà essere così, se vogliamo il bene dei nostri figli. Io so che non tornerei indietro per niente al mondo. È una questione culturale. Non a caso la Comunità europea incentiva chi fa agricoltura biologica. Dobbiamo dare più importanza ai piatti che mangiamo che agli smartphone». (and. s.)
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