Il Tirreno

Toscana

I vivaisti e l'allarme pesticidi: «Ma noi siamo supercontrollati»

I vivaisti e l'allarme pesticidi: «Ma noi siamo supercontrollati»

Il pistoiese Mati: «Non c’è un abuso, le sostanze si sono accumulate in tanti anni»

2 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. «Chiamiamoli con il loro nome: sono agrofarmaci». Francesco Mati è il presidente del Distretto vivaistico pistoiese, una delle zone più rosse, in particolare sulle rive dell’Ombrone, sulla mappa dell’inquinamento dell’Ispra. Ed è stupito che l’agenzia ministeriale abbia usato nel suo rapporto la parola «pesticidi», perché pensa che il termine sia poco calzante e dispregiativo.

Nel distretto vivaistico c’è un abuso di agrofarmaci?

«No, semmai c’è una particolare concentrazione di vivaisti che ne fanno uso. E poi siamo molto controllati. Il problema che è emerso non è a carico nostro, ma è nazionale ed europeo».

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.13471886:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2016/05/14/news/strappo-l-erba-a-mano-e-zappo-1.13471886]]

Qual è l’impegno dei vivaisti per controllare l’uso di sostanze chimiche?

«È massimo. Controlliamo le acque, usiamo prodotti rinnovabili. Guardi che i primi a rimetterci, qui, siamo noi: viviamo le nostre aziende e questi prodotti costano molto. E hanno regole restrittive. Giriamo la frittata. Partiamo dal presupposto, visti i molti controlli, che la maggior parte dei vivaisti operino in modo corretto. Non posso pensare che pochi furbetti o improvvisati siano la causa di questo livelli alti. Sono gli organi preposti alla verifica e al controllo di questi prodotti, allora, che non hanno preso in considerazione l’utilizzo sul lungo periodo che ha portato ad un accumulo. È un problema tecnico e politico».

Ci sono delle sanzioni previste per chi fa un uso scorretto di queste sostanze?

«Il distretto è molto monitorato e come presidente posso affermare che si fa un uso corretto di questo prodotti, chi non lo fa viene identificato e sanzionato. Ma si tratta di multe più legate a dove si posiziona la confezione del prodotto, che all’uso effettivo. Gli utilizzi irregolari sono circoscritti a numeri che si possono contare sulle dita delle mani».

Ma perché si usano agrofarmaci?

«È semplice: sono come medicine per gli essere umani. La pianta è un essere vivente, è soggetta a sbalzi di clima, di temperature, annate favorevoli. Si possono ammalare. Ricordate i cipressi lo scorso anno? Sono stati attaccati da un acaro che ricompare ogni 20-25 anni».

Cosa pensa del dibattitto sul glifosate?

«È stato detto tutto e il contrario di tutto. La verità è difficile da comprendere. Dagli ultimi studi che ho letto sembra che pericoloso non sia il glifosate ma i suoi additivi. Hanno detto che è probabilmente cancerogeno? Esattamente come il caffè e la carne rossa».

Cosa non le è piaciuto del rapporto dell’Ispra?

«L’uso della parola pesticidi, che non è un termine tecnico ma dispregiativo. Per me è un segnale d'allarme da parte di chi mi parla. Stiamo attenti, parliamo della questione in termini civili». (and. s.)

LEGGI ANCHE:

L'alternativa del coltivatore biologico: "Io strappo l'erba a mano e zappo"

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze