Il Tirreno

Toscana

Remaschi ottimista: «Via i veleni dai fiumi puntiamo sul green»

di Andrea Scutellà
Remaschi ottimista: «Via i veleni dai fiumi puntiamo sul green»

L’assessore: aumentati i fondi alle aziende bio in Toscana «E cerchiamo di ridurre al minimo l’uso di fitofarmaci»

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Ridurre l’uso dei pesticidi, o meglio «dei prodotti fitosanitari», attuare controlli sempre più rigidi e puntare sull’agricoltura biologica. Sono queste le misure che la Regione Toscana ha adottato per diminuire l’inquinamento delle acque superficiali, come ha spiegato l’assessore all’Agricoltura Marco Remaschi. Con la consapevolezza, però, che se l’uso fitofarmaci è stato massivo «resteranno a lungo nel suolo».

Secondo l’ultimo rapporto Ispra in 9 casi su 10 le acque toscana sono contaminate da fitofarmaci. I cittadini mangiano prodotti sicuri?

«Da come è stato disegnato quel monitoraggio pare che la Toscana sia in fondo alla classifica. In realtà abbiamo fatto molto, siamo tra le prime regioni ad aver istituito controlli rigorosi, proprio per questo oggi troviamo queste sostanze. Abbiamo vietato il glifosate per usi extra-agricoli. E bisogna pensare che il monitoraggio si riferisce ad “acque grezze”, non depurate».

Quali provvedimenti avete preso per migliorare la situazione?

«Nella programmazione 2014-2020 avevamo stanziato 110 milioni per il biologico, li abbiamo aumentati a 135. In Toscana sono circa 4.500 le aziende biologiche con una superficie cresciuta dai 115mila ettari del 2013 ai 152mila nel 2015. E, per scelta politica, vogliamo posizionarci sempre a livelli più alti».

Sembra, però, che non si possa vivevere solo di “bio”. Sul resto come siamo messi?

«Anzitutto, applicando la legge, insistiamo sull’obbligo del controllo funzionale di tutte le irroratrici, che riduce il numero di prodotti fitosanitari utilizzati e crea consapevolezza dell’uso delle strumentazioni. Poi stiamo predisponendo il Piano di utilizzazione dei prodotti fitosanitari e fertilizzanti (Puff), che darà indicazioni rigide. Dal 25 novembre per comprare e vendere fitofarmaci c’è bisogno di un’abilitazione, rilasciata dopo un corso di 20 ore. È chiaro che se nel tempo sono stati utilizzati in misura massiccia resteranno a lungo nel suolo».

Dal distretto dei vivaisti pistoiese, particolarmente inquinato dai fitofarmaci, hanno chiesto un piano di lungo respiro. Come rispondete?

«In Valtiberina ci segnalavano una situazione simile, abbiamo fatto un progetto pilota con l’Istituto per la prevenzione oncologica e con l’Arpat. Abbiamo reso noti i dati, siamo pronti a confrontarci. Bisogna trovare metodologie innovative per migliorare la produzione sotto l'aspetto ambientale. Anche nel distretto di possono fare approfondimenti specifici».

L’erbicida glifosate è al centro del dibattito. Cosa ne pensa?

«Se ne parla non solo in Toscana, ma in Europa (che a breve dovrà decidere se vietarlo, ndr). Io come assessore all’agricoltura qui mi fermo. La scienza deve fare approfondimenti, darci più elementi per decidere. Alcuni dicono che è cancerogeno, altri no, ma servono dati puntuali. Noi teniamo moltissimo alla salute dei nostri cittadini».

Un’altra piaga minaccia l’agricoltura: è il caporalato.

«Abbiamo visto le inchieste, terremo alta la pressione e l’attenzione sulle nostre aziende perché verifichino presenza di certi operatori. Bisogna stroncare sul nascere questo fenomeno che è anche concorrenza sleale verso chi rispetta le regole del lavoro».

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