Il dolore
Il Movimento 5 Stelle al bivio della purezza perduta
Il reato che viene imputato al sindaco Nogarin sembra lieve, ma diventa un test per una forza politica che considera l'avviso di garanzia una condanna, seguendo un'idea di purezza assoluta e discriminante
Qui non ci sono mazzette o gare pilotate o intercettazioni compromettenti, c’è un sindaco che è stato indagato perché - assumendo 33 precari di un’azienda decotta quando in cuor suo aveva già deciso di portarla al concordato - avrebbe distratto dei fondi dalla disponibilità dei creditori di quell’azienda. È un reato da cavalier Brambilla, da “cumenda” brianzolo, non esattamente quello che ci si aspetta quando pensiamo ai problemi che la politica ha con la giustizia.
Eppure l’avviso di garanzia a Filippo Nogarin, il sindaco a Cinque Stelle di Livorno, sta terremotando la politica nazionale. In un altro partito la questione sarebbe stata già riportata alla sua reale dimensione, ma il movimento Cinque Stelle non è un partito qualunque. È una forza che è arrivata alla soglia del 30 per cento basando il suo messaggio su un’idea assoluta e discriminante di purezza della politica. L’avviso di garanzia è una condanna, le sentenze le emette il blog prima ancora che il tribunale, lo slogan è #iovotoonesto. Questa è stata la sua fortuna nel rapporto con gli italiani ed è il suo limite, ora che il movimento si candida a governare le principali città italiane e il Paese con più di qualche probabilità di successo.
L’avviso di garanzia al sindaco pentastellato di Livorno rappresenta perciò un test, che dovrà dirci se i Cinque Stelle possono evolversi da movimento che assorbe il bisogno di pulizia e di cambiamento che si avverte nel Paese, a governo che si sforza di tradurlo in azioni, anche rischiando scivoloni giudiziari e contraccolpi mediatici. Se sono pronti, cioè, a sporcarsi le mani e scendere a patti con la quotidianità (che Rino Formica semplicava così: sangue e merda).
E la risposta non è scontata, se ancora ieri - nonostante l’input di Beppe Grillo - nel movimento si discorreva se non fosse meglio tagliare il problema alla radice sacrificando il sindaco livornese. Tra un mese si vota e i sondaggi sono buoni. «Ci fosse stato ancora Casaleggio, Nogarin sarebbe saltato» ci confida un attivista toscano rimpiangendo la spietatezza ma anche la lungimiranza del fondatore da poco scomparso. «Non è facile stare sul territorio a spiegare che non è più valido quello che abbiamo sempre sostenuto finora, che cioè gli indagati si devono dimettere. Forse dovevamo spiegarlo prima che c’è avviso e avviso…».
Ecco, lo smarrimento dei Cinque Stelle - perché l’unità è solo di facciata - sta proprio in questo dubbio irrisolto tra ciò che eravamo e ciò che dovremo essere: un passaggio del Mar Rosso che, prima dei grillini, hanno sperimentato i comunisti con grande travaglio interiore. Luigi Di Maio, il reggente, non ha smentito una sua frase uscita su Repubblica che marca una cesura con il Movimento Cinque Stelle delle origini: «E’ chiaro che dopo la vicenda Quarto abbiamo aperto una riflessione al nostro interno. Siamo a un passo dal conquistare Roma e vicini al governo del paese. Diciamo che esiste una questione garantismo che dobbiamo affrontare».
Un percorso coerente con i viaggi di sdoganamento che Di Maio ha cominciato nelle capitali europee e d’Oltreoceano - curiose di conoscere questo 29enne napoletano che potrebbe diventare primo ministro.
Resistere alle turbolenze, alle provocazioni, agli istinti primigeni e dimostrare che il M5S è cambiato e che non si abortisce un percorso di avvicinamento alla meta per un avviso di garanzia per bancarotta, peraltro condiviso con gli ex amministratori Pd: ecco la sfida che presenta la vicenda livornese.
Dall’esito tuttaltro che scontato, dato che il patto siglato tra Filippo Nogarin e i vertici di M5S - secondo i retroscena più accreditati - prevede una subordinata: dimissioni concordate prima delle amministrative di giugno, qualora emergessero altri elementi di indagine a carico del sindaco. Fiducia sì, ma a tempo.
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