Il Tirreno

Toscana

Sotto la Torre c’è la moschea della discordia

di Francesco Loi
La stretta di mano tra l'imam Mohammad Khalil presidente del centro islamico e il sindaco Marco Filippeschi
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La stretta di mano tra l'imam Mohammad Khalil presidente del centro islamico e il sindaco Marco Filippeschi

Il sindaco di Pisa, Filippeschi, bacchetta i contrari: «Chi non è d’accordo è fuori dal mondo»

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PISA. «Sì, lunedì presenteremo al Comune il progetto definitivo», annuncia con tono deciso Mohammad Khalil, imam e presidente del Centro culturale islamico di Pisa. Un passo in avanti verso la costruzione della nuova moschea, da mesi oggetto di polemiche, spaccature politiche e soprattutto di un referendum che sta per essere lanciato in città: favorevoli o contrari? Gli stringe la mano il sindaco Marco Filippeschi, che proprio non butta giù quel referendum che chiamerà i pisani ad esprimersi.

Questa stretta di mano arriva non a caso all’indomani della proclamazione di Sadiq Kahn, primo sindaco musulmano di Londra. «È il mondo che fa passi in avanti, che vuole integrazione e dialogo. Chi si oppone alla costruzione di una moschea è un po’ fuori dal mondo, oltre a cercare di aggirare in modo ipocrita un principio della Costituzione, quello sancito dall’articolo 8: una forzatura discriminatoria inaccettabile», attacca Filippeschi.

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L’incontro musulmani-sindaco avviene nella sede del Centro islamico in via Delle Belle Donne, a due passi dai lungarni, subito dietro il Palazzo Blu delle grandi mostre ed a 50 metri da Palazzo Gambacorti, sede del Comune. Lì, in via Delle Belle Donne, si svolgono le preghiere giornaliere. È una stanza con pareti di mattoni a vista, grandi tappeti, alle pareti quadri con scritte in arabo. Troppo piccola per contenere l’accresciuta comunità islamica pisana. Tanto che da tempo la preghiera più frequentata, quella del venerdì, si svolge nelle strutture al coperto dei campi sportivi del Cus, dove si sono radunati fino a seicento fedeli. Da qui l’esigenza di un luogo più capiente. Coincidenza vuole che la nuova contestata moschea sia prevista proprio nei pressi degli impianti del Cus, nel quartiere di Porta a Lucca, zona nord della città. «Non sarebbe dunque una gran novità per il quartiere, ma si vuole far passare un’idea diversa», spinge il sindaco.

L’edificio sorgerà su un’area di circa 4.000 metri quadrati già di proprietà della Comunità islamica (acquistata tre anni fa per circa 115.000 euro). Un tempo era occupata da uno sfasciacarrozze. La moschea sarà orientata verso la Qibla (sud-est), in direzione della Mecca. Un primo e più sfarzoso progetto (costo stimato in 5 milioni di euro) prevedeva tra l’altro un minareto alto 25 metri, subito al centro di polemiche per una possibile “concorrenza” alla Torre Pendente, che in linea d’aria si trova a poche centinaia di metri. Dal nuovo progetto il minareto è diplomaticamente sparito «e il costo - dice l’imam - scende a 3-4 milioni». Rimangono invariati gli spazi: un’ampia sala al piano terra per ospitare fino a 800 persone per la preghiera, poi una struttura su due piani da 500 mq da destinare a centro culturale. «Un luogo aperto a tutti, dai concittadini alle tre Università pisane - sottolinea Khalil - comprendendo spazi per incontri, per lo studio ed una biblioteca. Un luogo per la città».

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Punta all’obiettivo opposto il referendum proposto dal Comitato #NoMoschea presieduto da Luca Cuccu, esponente di Forza Italia, trovando sostegno in ambienti vicini alla Lega Nord e Fdi. Il quesito, dopo due bocciature, è stato dichiarato ammissibile dal comitato dei garanti. La formulazione è di impronta urbanistica, non accenna alla moschea, ma chiede in sostana: volete che proprio quella particella sia destinata a “verde privato”? La sostanza però non cambia. Il comitato promotore del referendum ora deve raccogliere le firme necessarie che, secondo quanto recita lo statuto comunale, sono il 2,5 % del corpo elettorale (71.760): quindi 1.794 firme.

Gli uffici comunali, su richiesta del sindaco, stanno verificando se anche questo quesito sia da invalidare. Intanto Filippeschi si appella all’articolo 8 della Costituzione: “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”. Peraltro il referendum è di carattere consultivo: questo significa che, anche in caso di successo del “Sì”, l’ultima parola spetterà al consiglio comunale che potrebbe anche non tenerne conto. È chiaro che, di fronte ad un eventuale plebiscito, non si potrà far finta di niente: «Ma non succederà», dice sicuro Filippeschi, mentre Khalil si dichiara «amareggiato da questo referendum: da 35 anni sono a Pisa e la maggioranza di noi è italiana».

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L’imam non nasconde il nodo delle diffidenze e delle paure: «Sarebbe meglio che ogni comunità avesse a Pisa il suo singolo luogo di culto? O forse non conviene avere una sede unica, più semplice da controllare, dove la lingua che unisce rispetto ai nostri Paesi di provenienza è l’italiano? Siamo in contatto costante con le forze dell’ordine, chiedete a loro cosa preferiscono». Scalzo sul tappeto in segno di rispetto, il sindaco annuisce: «Da venti anni la comunità si riunisce in pieno centro storico e non ho mai ricevuto neppure una protesta per questa presenza. Sono contento che finalmente il progetto per via del Brennero venga presentato formalmente. Sarebbe ragionevole desistere da un’operazione tanto strumentale. Lo chiedo ai promotori del referendum». Non si dimentichino poi scenari di contenziosi che potrebbero portare il tutto alle lunghe. D’altra parte, la comunità islamica ha acquisito un terreno edificabile che potrebbe non essere più riconosciuto tale. Sarebbe una rimessa. Ma l’imam guarda oltre: «Siamo pronti ad andare a Strasburgo», ovvero alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Pisa è la città «che ha nella sua Cattedrale con il campanile pendente una delle chiese più conosciute al mondo e oltre sessanta chiese» è la definizione del sindaco, e tutte le confessioni religiose più importanti hanno il loro centro di culto. «Mohammad Khalil è sempre stato in prima linea, con parole e gesti chiarissimi, nella lotta ad ogni estremismo fondamentalista e nella battaglia a viso aperto contro il terrorismo. Era in prima fila quando abbiamo inaugurato il restauro della Sinagoga. Rispondere ad un diritto e ad una necessità dei nostri cittadini di fede islamica - conclude Filippeschi - è un dovere».

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