I bagni vanno all’asta, ora lo dice anche la legge regionale
Il consiglio ha approvato il provvedimento che evita il vuoto normativo dopo la sentenza Ue. Le spiagge vanno a chi mette più soldi. Nelle gare i gestori saranno favoriti a parità di prezzo. Indennizzo per chi lascia, insoddisfatti i balneari
Ora la legge regionale c’è. Prevede la gara per assegnare le nuove concessioni demaniali, che potranno durare da 6 a 20 anni. Prevede l’obbligo di presentare un piano per «valorizzare la spiaggia»: più e meglio si spende e maggiori sono le possibilità di accaparrarsi un pezzo di arenile. Prevede anche che i concessionari uscenti, dei 944 stabilimenti toscani, possano godere di un “diritto di prelazione” sul demanio: nella valutazione, a parità di progetto e investimento, saranno preferiti ai concorrenti.
Eppure, ai balneari questa legge non piace. Neanche ora che la Regione prevede un indennizzo del 90% sul valore (commerciale) dello stabilimento se il concessionario storico venisse battuto nell’offerta da un nuovo imprenditore. Lo gridano a Firenze, davanti a palazzo Panciatichi, sede del consiglio regionale, mentre l’aula si appresta a votare (a maggioranza) la legge. Coi balneari si schierano il leghista Claudio Borghi e il capogruppo di FI Stefano Mugnai, mentre l’assessore alle attività produttive Stefano Ciuoffo spiega: «Questa normativa serve per non creare un vuoto legislativo alla vigilia della pronuncia della Corte Europea di giustizia sul ricorso contro la proroga fino al 2020 delle concessioni demaniali. Se la sentenza europea fosse negativa, molti balneari (in realtà tutti) si troverebbero con la concessione scaduta». E l’Italia non avrebbe una legge per rimediare. Si dovrebbe solo applicare la direttiva Bolkestein del 2006 che è molto chiara: la proroga senza gara è lesiva della concorrenza. Perciò i Comuni dovrebbero bandire gare per assegnare in concessione gli arenili.
In effetti, già una serie di Comuni aveva cominciato a organizzarsi in modo autonomo, proprio per anticiparsi ed evitare di trovarsi scoperti in caso di esito negativo della sentenza della Corte Europea attesa nel giro di qualche settimana. Non a caso - cita Marco Stella, Fi - quasi 250 stabilimenti hanno già presentato domanda di rinnovo della concessione: di questi molti in Versilia, 80 a Camaiore e 40 a Pietrasanta, ci riferiscono. «Proprio per evitare confusione e le soluzioni più disparate - evidenzia Ciuoffo - anche su sollecitazione di Anci (l’Associazione dei Comuni) la Regione ha deciso di proporre una norma unica per tutta la Toscana. Una norma che incontra anche il favore delle categorie, balneari compresi, anche se non saprei citare le sigle».
Di sicuro non c’è la Fiba Confesercenti, visto che il presidente nazionale, il viareggino Vincenzo Lardinelli, continua a nutrire perplessità sulla legge uscita dal consiglio regionale. La prima è che, da qualunque parte la giri, la norma prevede l’asta. «La puoi chiamare evidenza pubblica, procedura comparata, ma è pur sempre una gara. Che viene bandita nel momento in cui, invece, si dovrebbe riconoscere un premio a chi ha creato dal nulla le migliori aziende balneari non d’Europa, ma del mondo». Il punto - secondo Lardinelli - è che in queste «procedure di evidenza pubblica non ci sono elementi in grado di tutelare i singoli concessionari dall’assalto di possibili multinazionali che fossero intenzionate a investire sulle nostre spiagge. Il confronto sarebbe impari, come progettualità e capacità di investimenti».
E a nulla varrebbero i vari correttivi, come l’obbligo di gestione diretta da parte del concessionario o il divieto di sub-concessione se non per le attività secondarie. «Questi dubbi - evidenzia Stella - sono quelli che hanno portato FI a chiedere di rinviare l’approvazione della legge. La normativa non tutela le imprese locali, impone una gara che è un salto nel buio. Avevamo sollecitato di sentire in commissione Sviluppo economico i balneari, mai ascoltati: magari avrebbero potuto darci suggerimenti per migliorare la legge». Un ritocco, in effetti, è stato apportato in corsa.
Proprio grazie a FI: si tratta di una norma che salva tutti i concessionari che, al momento dell’entrata in vigore della legge, hanno già presentato ai Comuni richiesta di rinnovo della concessione. Viene introdotta una disposizione che consente anche a questi imprenditori di partecipare alla «procedura comparativa», aggiungendo alla domanda anche il progetto di miglioramento dell’arenile. Questa - riconosce Gianni Anselmi, consigliere del Pd - è una disposizione importante, ma quello che fa davvero la differenza - conclude Ciuoffo - è «la previsione dell’indennizzo per i concessionari uscenti. Finora la normativa italiana ha previsto l’incameramento ai beni dello Stato tutto quello che è costruito sul Demanio. Con la nostra legge, invece, si riconosce il valore commerciale dell’impresa e si liquida al concessionario. Se l’impianto toscano reggerà, come confidiamo, metterà in sicurezza non solo i balneari nostri ma anche quelli del resto d’Italia».
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