Sicurezza
La vecchia schedina compie 70 anni, anticipò la Repubblica
Il Totocalcio festeggia ma è ormai soppiantato dalle nuove scommesse. Un'idea rivoluzionaria nata in una prigione. Storia di vincite straordinarie a partire dalle 463.000 lire di quel primo concorso del 5 maggio 1946
Quei foglietti colorati stavano distesi sui tavoli del bar il sabato come una tentazione, un’annuncio di futura ricchezza o almeno di abbondanza. C’era solo da riempirli con la Bic e sperare. Come se fosse facile indovinare il risultato di tredici partite di calcio, quelle di serie A, alcune di B, un paio di serie C, legati com'erano, quei risultati, all'imponderabile di una deviazione fortuita, di un ciuffo d'erba, di una traiettoria beffarda, di un errore o di un colpo di genio altrettanto imprevedibili. Per ogni partita, tre possibilità: 1, X, 2. Poi bisognava dormirci sopra e aspettare la domenica, le partite giocate tutte alla stessa ore, seguite in diretta alla radio a partire dall’inizio del secondo tempo con "Tutto il calcio minuto per minuto", i collegamenti dai campi della serie A e “scusa Ameri”, l’emozione di quelle improvvise irruzioni di un’altra voce da un altro stadio che significavano un gol, un risultato che cambiava, un colpo di scena.
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Funzionava così la schedina Totocalcio ancora negli anni Settanta, anni luce lontani dal campionato in diretta tv di oggi, sporzionato su tre o quattro giorni, tra anticipi, posticipi e anticipi dei posticipi che si ingarbugliano nei turni infrasettimnali, e dalle scommesse fatte sul momento, qualsiasi momento, on line, direttamente dal telefonino, su risultati, reti, differenza reti e tutto quello che può venire in mente.
Ma la schedina del Totocalcio ha una storia ben più lunga. Parte dal 1946 e appunto festeggia proprio oggi, 5 maggio, i suoi 70 anni di vita. Dall'immediato dopoguerra, tutta la storia del Paese è stata accompagnata da quella scommessa via via depotenziata e quasi sperduta nel gran mare di concorrenti più glamour e allettanti.
L'idea nasce in prigione. L’idea del Totocalcio (acronimo per “totalizzatore calcistico”) venne a un giornalista sportivo, Massimo Della Pergola, mentre era rinchiuso in un campo di prigionia svizzero. Nato nel 1912 a Trieste (morirà nel 2006), ebreo, Della Pergola era arrivato in Svizzera a piedi da Como, in fuga dalle leggi razziali. L'accusa di espatrio clandestino diventò il suo salvacondotto, nella pena da scontare trovò la sua salvezza. E mentre lavorava nel campo di prigionia rimuginava su quell’idea ancora abbozzata che puntava a unire l’amore degli italiani per il calcio e le speranze di un successo economico in quell’Italia che usciva povera dalla guerra. L'idea era quella di scommettere sui risultati delle partite di calcio, tre segni per indicare la vittoria di una delle due squadre o il pareggio.
5 maggio 1946: la prima schedina. Uscito dalla prigione, Della Pergola insieme ad altri due giornalisti sportivi, Fabio Jegher e Geo Molo, fondò la Sisal (Sport Italia società a responsabilità limitata). Era il 3 settembre 1945. Pochi mesi dopo, sabato 5 maggio 1946, 34.000 italiani giocavano la prima schedina Sisal (il nome Totocalcio compare nel 1948, quando il governo nazionalizzò il gioco affidato alla gestione del Coni). La Repubblica Italia non era ancora nata, ufficialmente. Solo un mese dopo, il 2 e 3 giugno gli italiani sarebbero andati ai seggj per il referendum, che chiedeva loro di scegliere tra Monarchia e Repubblica.
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Il primo vincitore. Sulla schedina Sisal c’erano dodici risultati da indovinare, venivano premiati i 12 e gli 11. Il primo vincitore fu Emilio Biasetti, dipendente di un’azienda farmaceutica, orignario di Roma ma residente a Milano, l’unico a indovinare tutti e dodici i pronostici (sarebbero diventati 13 a partire dal 1951): vinse 463.846 lire, abbastanza per comprarci una casa a quel tempo. Azzeccò l’1 a Internazionale-Juventus, l’1 a Tortino Milan, e poi una lunga fila di sei X, altri tre 1 e un solo 2, la vittoria del Novara a Legnano.
Di quella prima schedina furono stampate 5 milioni di copie, ma se ne giocarono appena 34 mila. Le schede avanzate vennero distribuite ai barbieri che le usarono per pulire i rasoi. Giocare una colonna costava 30 lire, più o meno quanto un bicchiere di Vermouth.
I soldi per lo sport italiano. I soldi della schedina, oltre ad arricchire un bel po’ di italiani, finanziarono tutto lo sport italiano rimettendolo in piedi dalle macerie della guerra. Era questo del resto l'obiettivo già dell'originaria società Sisal. Sotto la gestione del Coni, dalle giocate della schedina arriveranno le lire per ricostruire gli stadi, per pagare le Olimpiadi di Roma e Cortina. Negli anni Novanta il Totocalcio distribuisce mille miliardi di lire l'anno. Ma a Della Pergola, detto per inciso, quell'idea non fruttò una lira. Lui tornò a fare il giornalista alla Gazzetta dello Sport.
Il boom del Totocalcio. Se il debutto fu di basso profilo, il gioco conobbe però rapidamente un successo clamoroso, diventando una delle principali porte di accesso alla fortuna per gli italiani. Nel giro di pochi mesi le giocate toccarono le 13 milioni di colonne, una ogni tre abitanti. E già l’ottava schedina distribuì due vincite milionarie: un disoccupato di Genova e una casalinga di Bologna intascarono 1.696.000 lire a testa.
Nella primavera del 1947, Pietro Aleotti, di Treviso, vinse 64 milioni. Non si era nemmeno accorto di aver fatto 12, ma aveva messo il proprio nome nell’apposita casella dietro la schedina, allora era previsto. Aleotti si era definito "artigiano del legno", perché costruiva bare. Nel 1948 il Totocalcio venne utilizzato per finanziare la trasferta olimpica di Londra, e il prezzo della colonna salì a 50 lire.
VIDEO - Neo milionari grazie al Totocalcio
Anni Novanta, gli anni d'oro. I record di montepremi vennero stabiliti negli anni ‘90.Il montepremi più alto fu raggiunto nell’ottobre 1993, 34,4 miliardi di lire, distribuiti però tra i 1.472 tredicisti di quella domenica che finirono per spartirsi “solo” 12 milioni di lire.. La vincita più alta venne registrata il 7 novembre 1993 in una ricevitoria di Crema, quando una schedina con un 13 e cinque 12 regalò al vincitore oltre 5 miliardi e mezzo (5.549.756.245) di lire.
L'evoluzione del gioco e il declino. Anche il Totocalcio negli anni si è progressivamente rinnovato, ed è stato affiancato a una serie di giochi paralleli: nel 1994 arrivarono il Totogol, il Totosei e il Totobingol, ma solo il primo è sopravvissuto fino a oggi.
Nel 2000 nel Totocalcio venne introdotto il jackpot, sulla scorta di quanto già facevano il Totogol, ma sopratutto il SuperEnalotto che aveva iniziato a esercitare una concorrenza fortissima.
Dalla stagione 2003-2004, per vincere è necessario indovinare 14 risultati, ma è stata lanciata anche una versione semplificata che permette di giocare sulle prime nove partite.
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Con il nuovo millennio il trend negativo si è accentuato, in Italia l’offerta dei giochi si è progressivamente ampliata, e la concorrenza di altri prodotti è diventata insormontabile. Dieci anni fa, nel 2004, Totocalcio, Totogol e Il 9 raccolsero 443 milioni di euro, nel 2013 si è scesi a 39,8 milioni, meno di un decimo.
Ma forse il dato più impressionante è che il Totocalcio oggi in un anno raccoglie meno di quanto incassò in quel singolo concorso del 5 dicembre 1993.
L'ultimo concorso, quello del 1° maggio scorso, ha registrato 36.000 schedine giocate, poco più di quelle del primo concorso del 5 maggio1946 con un montepremi di 140.00 euro (nessun 14, due 13 da 18.000 euro)
Il museo. Oggi alla schedina è dedicato anche un museo a Peschiera Borromeo, vicino a Milano. E’ l’Archivio storico del gruppo Sisal, inserito nel progetto Meic (Memoria, evolzuione, identità condivisa), visitabile su prenotazioone.
Il francobollo. Ora, in occasione dell'anniversario del gioco, il Totocalcio è diventato anche un francobollo da 95 centesimi a 70 anni esatti da quel 5 maggio 1946 in cui fu possibile giocare la prima schedina. Il francobollo - autoadesivo - riproduce un'immagine del 1946/47 tratta dal supplemento del giornale "Sport Italia", organo ufficiale dei pronostici Sisal, raffigurante un pallone di calcio entro un cartiglio formato dalla storica schedina e da un fascio di banconote; nella vignetta compaiono inoltre lo storico logo del Totocalcio scritto in corsivo, il logo del 70° anniversario e quello del Gruppo Sisal. (p.t.)
LA SCHEDINA AL CINEMA E IN TV
Diego Abatantuono in "Eccezziunale veramente"
Lino Banfi in "Al Bar dello Sport"
Franco Franchi e Ciccio Ingrassia in uno sketch tv
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