Il Tirreno

Toscana

Dal latte ai baccelli: la beffa dei prezzi

Gli agricoltori attaccano la grande distribuzione: «Loro guadagnano e a noi ci restano soltanto le briciole»

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FIRENZE. Coop, Esselunga, Conad. Le catene di supermercati più note, si direbbe. Ma la Cia Toscana, associazione degli agricoltori, non fa distinzioni. Mette tutta la grande distribuzione dentro il calderone e la spedisce dritta al banco degli imputati. Il motivo è presto detto. Altro che trasformazione e trasporti. Sarebbe proprio la grande distribuzione la vera responsabile dei prezzi alti dei prodotti agricoli quando finiscono sugli scaffali del supermercato, mentre l'agricoltore si deve accontentare delle briciole. E l'esempio è preciso. Vediamolo.

Il picnic di primavera. Dentro la cesta del picnic di primavera la Cia Toscana ci mette un chilo di baccelli a 2,25 euro, una forma di pecorino da un chilo a 16 euro e del pane toscano, sempre da un chilo, a 2 euro. Prezzo finale al consumatore 20,25 euro. Ma quanto resta all'agricoltore della spesa fatta in un negozio o in un supermercato? Risponde il presidente regionale della Cia, Luca Brunelli: «I baccelli vengono pagati all'agricoltore (in Toscana) 0,75 al kg mentre il consumatore li paga il 200% in più; i sei litri di latte che servono per fare un pecorino da 1 kg valgono all'allevatore 5,4 euro (+201%); mentre un quintale di farina di grano tenero viene pagata 14 euro; con quella farina il panificio produce 110 kg di pane per 210 euro, per una differenza del 1400%». E salta fuori anche il carciofo a 47 centesimi che arriva al bando del supermercato senza trasformazione, così come è stato colto nel campo. Peccato però che l'agricoltore si metta in tasca 12 centesimi, mentre il consumatore è costretto a sborsare il 290% in più.

Non va meglio per gli altri prodotti. Il latte (bovino) esce dalla stalla a 0,36 euro al litro e finisce in tavola a 1,62 (+350%). Mentre un chilo di spaghetti (marche agroindustria) costa di media 1,43 ed 1 kg di pasta artigianale 4,40 euro; ma il grano duro con cui si ricavano 700 grammi di semola e 670 grammi di pasta viene pagato all'agricoltore 0,22 euro/kg, con un incremento del 330% sugli spaghetti e del +1230% sulla pasta artigianale. Morale della favola: produrre cereali non è più sostenibile perché per il grano tenero la soglia del guadagno per l'agricoltore è di 25 euro al quintale (oggi 14 euro/qle); mentre per il grano duro è di 50 euro al quintale (oggi 22 euro/qle).

Ma l'agricoltura toscana vuol dire anche olio extravergine, peccato che negli oliveti della regione ci sia poco da ridere. Un olio extravergine toscano permette un reddito all'olivicoltore se viene venduto a partire dai 12 euro al litro. Invece sullo scaffale si deve confrontare con un olio di provenienza toscana a 8,5 euro; con un olio italiano a 6 euro e con un olio di provenienza Ue a 4,20, per finire con un olio di provenienza mediterranea sotto i 3,5 euro al litro. E se a fare la spesa fosse l'agricoltore stesso? Per ricomprarsi un pecorino da 1 kg dovrebbe vendere 18 litri di latte e per 1 kg di baccelli dovrebbe venderne il triplo. Il danno e la beffa.

Tutti in piazza. Burocrazia, ritardi dei pagamenti, costi di produzione insostenibili, prezzi in caduta libera, embargo russo, vendite sottomercato. E ancora. Investimenti al palo, tutele vere per il Made in Italy, cementificazione del suolo, abbandono delle aree rurali. Per questo la Cia scende in piazza oggi a Bologna assieme a Confagricoltura e Copagri.

Samuele Bartolini

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