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Toscana

Il caso Leicester: elogio del potere soffice

Fabrizio Brancoli
Il caso Leicester: elogio del potere soffice

Ranieri riassume quello che gli esperti di politica internazionale, e ora anche di management aziendale, chiamano “soft power”. Il "capo" non ordina, ma insegna; non sbraita, ma educa; non obbliga, ma trascina

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Ricordi quando ti piaceva una ragazza (o un ragazzo), ma era la più bella di tutte, e temevi di non avere speranze? Ci provasti comunque; e alla fine, contro ogni pronostico, lei ti baciò. Già. Baciò te, che ti sentivi da metà classifica al massimo.
Ecco, quella volta sei stato il Leicester.

Sei stato il Leicester quando hai studiato per un esame difficile, di notte, e sei andato a sostenerlo con la febbre, e ce l’hai fatta. I bookmakers ti davano per spacciato anche a quel colloquio di lavoro, ma tu ti sei preparato bene e il posto l’hai conquistato, come uno scudetto.

E invece ricordi quando hai sottovalutato qualcuno, hai pensato di essere più forte o più bravo, e questo qualcuno ti ha battuto, superando la tua sufficienza, sorprendendo la tua pigrizia? Ecco, lì il Leicester non eri tu: era l’altro.

Ora non farti il torto di assistere a questa impresa che arriva dell'Inghilterra, e di interpretarla “solo” come una incredibile prodezza sportiva. Che tu abbia dodici o ottant’anni, sei maturo abbastanza per aver capito il Grande Segreto: e cioè che lo sport è una metafora della vita.

I lasciti del Leicester sono due. Il primo è sotto gli occhi di tutti, il secondo un po’ meno, perché l’essenziale è invisibile agli occhi, come scrisse Antoine de Saint-Exupéry (che non era l’allenatore della nazionale francese).

La lezione evidente è che tutti possono vincere, anche gli sfavoriti: mica male, in tempi come questi, in cui le gerarchie sembrano rigide, dettate dalle economie più che dalle emozioni.

La seconda lezione, meno visibile, sta nel carattere di Claudio Ranieri e nel suo impatto sulle persone che hanno indossato la maglia blu. Ranieri riassume quello che gli esperti di politica internazionale, e ora anche di management aziendale, chiamano “soft power”. Il potere soffice, centrato non più sull’imposizione della forza fisica o finanziaria, bensì sulla diffusione della propria cultura e dei propri valori di riferimento. Quest’uomo è inaspettatamente e clamorosamente gentile. Non ordina, ma insegna. Non sbraita, ma educa. Non obbliga, ma trascina. Alla crudeltà e alla ferocia di un certo archetipo di allenatore, lui preferisce l’umanità e la tenacia. E la notizia è che così si può vincere.

Eppure quante volte sul lavoro, per strada, a scuola, quelli gentili li prendiamo per fessi? E magari permettiamo che si consolidi un altro modello, quello del capo ritorsivo, vendicativo, capace di rappresaglie più che di esempio... Quanti dirigenti, quanti insegnanti se la sentono di diventare il Leicester di qualcun altro?
E tu, da domani, che cosa farai per essere come il Leicester?
 

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