Il Tirreno

Toscana

C’è lo sciopero sanità a rischio

C’è lo sciopero sanità a rischio

Oggi protestano 100mila dipendenti pubblici In ospedale garantite solo emergenze e urgenze

2 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE. Il colpo di grazia lo dà Renzi, proprio a Firenze. Annuncia che vuole tenere bloccati gli stipendi del pubblico impiego fino al 2020. Dieci anni tondi tondi. Incendia la miccia della protesta che stamani sfila per le strade del capoluogo toscano, i lavoratori della sanità a fianco delle maestre dei nidi; i dipendenti dei Comuni insieme a quelli dei ministeri. Sulla carta oltre 100mila toscani a reclamare il rinnovo del contratto, lo svecchiamento della pubblica amministrazione, un trattamento economico «più dignitoso».

Il raduno è previsto in piazza Indipendenza alle 9,30, poi il corteo per le vie del centro di Firenze, infine i comizi dello sciopero (indetto dalla Funzione Pubblica di Cgil, Cisl e Uil) in piazza Santissima Annunziata. I disagi, invece, sono previsti un po’ in tutti gli uffici pubblici della regione, dall’Inps all’Inail. Dalle Camere di Commercio agli uffici finanziari di tutti i tipi. Ma soprattutto negli ospedali, nei polambulatori. I medici di famiglia e i pediatri lavoreranno in modo regolare, ma i 55mila dipendenti della sanità pubblica in teoria potrebbero aderire compatti alla protesta, salvo il personale precettato dalle Asl per garantire l’assistenza essenziale (di legge) nei reparti per le urgenze o emergenze che si dovessero presentare. Qualunque visita e intervento programmato, al contrario, potrebbe essere a rischio. Lo ribadisce la Regione in una nota: «Lo sciopero è per l’intera giornata o, comunque, per l’intero turno di lavoro. Saranno, quindi, possibili disagi per visite, esami, prestazioni programmate che non abbiano il carattere dell’urgenza».

«È la risposta minima - spiega Alice D’Ercole, segretaria della Funzione pubblica della Cgil - a uno Stato che da anni taglia i finanziamenti alla sanità, che blocca il turn over, obbliga i dipendenti a lavorare oltre il normale orario. Nonostante la Corte Costituzionale abbia dichiarato illegittimo il blocco degli stipendi, Renzi dichiara che li congelerà fino al 2020 nel pubblico impiego». Così - attacca Alice D’Ercole - «scarica sulle spalle dei lavoratori il peso della riforma della pubblica amministrazione, in Italia invecchiata di 5-6 anni in poco tempo. Il premier parla di svecchiamento e poi blocca assunzioni e ricambio del personale; parla di produttività e non mette soldi nella macchina pubblica. Fa l’opposto di quello che serve». Non è il solo. Tanto che - denuncia la Cgil - negli ultimi dieci anni in Italia si sono persi 300mila posti di lavoro nel pubblico impiego. E i dipendenti pubblici «hanno perso migliaia di euro di salario. Il conto annuale dello Stato lo conferma: c’è un risparmio di 5 miliardi di voci stipendiali del personale».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web