Italia
Cevital ha firmato Acquistati gli impianti per produrre acciaio
Ratificato l’accordo tra Rebrab e Sms Group di Bregante che fornirà forno elettrico e treno per le rotaie a Piombino
PIOMBINO. Stavolta Piombino ci crede davvero, stavolta l’acciaio, da sempre il motore dell’economia di questa terrazza affacciata sul mare, riparte sul serio.
A volte i sogni, anche i più belli, devi metterli da parte, e dopo quasi un anno e mezzo di era-Cevital c’era chi temeva che anche il ricco algerino dal sorriso dolce fosse solo l’ennesima illusione per un promontorio ormai allo stremo. Sono oltre duemila le famiglie che dipendono dall’acciaio, qualche centinaio in più considerando l’indotto. Per una città di 35mila abitanti valgono più degli addetti Fiat a Torino.
Invece Issad Rebrab, uomo solo al comando della multinazionale nordafricana che nel dicembre 2014 ha acquistato l’intera e decotta ex Lucchini superando la concorrenza degli indiani di Jindal che volevano smembrarla prendendo solo la parte più sana, ha tenuto duro e, fra mille difficoltà, compresa la delicata situazione interna del suo Paese e un feeling non sempre idilliaco con il governo locale, ha siglato l’atto che certifica in modo inequivocabile il suo impegno a Piombino, l’acquisto del forno elettrico e del treno per la produzione delle rotaie.
Ieri Rebrab, a nome di Aferpi (Acciaierie e ferriere di Piombino), la società creata da Cevital per far ripartire la siderurgia, ha firmato con Alberto Bregante, ceo della divisione italiana di Sms Group, l’accordo di fornitura complessiva, quindi macchinari e tecnologia, per gli impianti che produrranno, a regime, circa 750mila tonnellate di acciaio all’anno. Non sono i due milioni dell’era Lucchini, ma la macchina è in moto e il mercato in questo momento, drogato dalla Cina, non consente molto di più. E lo ha fatto mettendo sul tavolo soldi veri, circa 2,5 milioni di euro per la progettazione, anche se poi la parte più grossa dovranno garantirla le banche, già il 15% dell’investimento complessivo di 250 milioni, quindi 30 milioni, quando inizierà la costruzione.
L’azienda fornitrice è leader mondiale nell’impiantistica e garantisce soluzioni di altissima tecnologia, consumi contenuti e rispetto dell’ambiente. Addio, quindi, al fumo nero e acre e alle lingue arancioni di fuoco che da decenni sono stati il pessimo biglietto da visita di Piombino, adesso l’acciaio si farà rispettando al massimo il cielo e il mare. Azzurri da queste parti.
Ci vorranno ancora un paio d’anni, fra installazione e collaudi, perché la produzione riparta davvero, e non saranno mesi facili per le famiglie che sopravvivono con ammortizzatori sociali e impieghi di fortuna, ma almeno il sogno bello non è svanito. Non è poco.
«Siamo perfettamente consapevoli - scrivono da Aferpi - che questo atto, tanto atteso quanto importante, non è che la prima pietra miliare di un sentiero molto impegnativo; siamo altrettanto certi che, un mese fa e poi di nuovo oggi, si siano poste le basi per consentire allo stabilimento piombinese di riappropriarsi di quella posizione di leadership sul mercato dei prodotti ferroviari e degli acciai speciali che, per storia, impegno e professionalità espressi dalle proprie risorse umane, gli compete. Il partner tecnologico individuato dal Gruppo Cevital per il rilancio definitivo dello stabilimento di Piombino è Sms Group, leader mondiale nel settore impiantistico e azienda dotata di un centro studi sperimentali vocato alla continua ricerca di soluzioni innovative in termini di standard qualitativi e produttivi, nonché di riduzione degli assorbimenti energetici e di eco-compatibilità».
Spento l’obsoleto altoforno, ormai aggredito dalla ruggine, Piombino torna quindi a essere una città dell’acciaio, in un contesto non più monosettoriale, ma all’interno di un sistema che, anche grazie agli investimenti fatti al porto, sta diversificando e attraendo imprese dall’Italia e dall’estero. La stessa Cevital peraltro è sbarcata a Piombino anche per portare altre attività, dall’agroalimentare alla logistica.
«Un grande e decisivo passo». Così ha commentato la firma dell’accordo Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana. «Esattamente due anni fa a Piombino, il primo maggio, dissi che avrei lottato fino in fondo perché si tornasse a produrre acciaio nella ex-Lucchini. Dissi anche che, se avessi perso questa battaglia ero disposto a trarne le conclusioni e a lasciare il mio impegno politico. Oggi dico viva il lavoro, viva la lotta dei lavoratori. E buon Primo maggio».
@guifiorini
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