Il dolore
Quell’angelo dimenticato: morta a 3 anni tra rifiuti e violenze
Pisa: Samantha, tre anni, forse uccisa dai pestaggi del compagno della madre (per lui arresto convalidato). I commercianti della zona: "Indimenticabile quel piccolo volto che si illuminava"
PISA. Si sono accorti che esisteva quando se ne è andata per sempre. Un lampo nel mondo sommerso degli invisibili quello che ha proiettato la piccola Samantha al centro di una tragedia che mescola violenza e miseria nella marginalità più disperata. È la tragedia di Calambrone, eco nazionale e ferita locale, consumata in una baracca sul litorale. Lo stesso habitat vacanziero che d’estate ospita famiglie in cerca di svago a due passi da quei derelitti silenziosi e rimossi, ma illuminati dalla cronaca nera.
L’arresto del patrigno. Il cadavere della piccola di 3 anni, Samantha Castagnino, steso sul pavimento di una stamberga che a fatica potrebbe ospitare degli animali, produce un effetto domino che rimbalza dal codice penale all’allarme sociale. È una storia che tocca il cuore anche di soccorritori e investigatori, costretti a vedere con occhi pietosi una vicenda che ha già prodotto un primo effetto: l’arresto da parte dei carabinieri del nucleo investigativo di Pisa del compagno della mamma della bimba nata il 5 dicembre 2012 a Rapallo.
Tonino Krstic, 31 anni, nato a Roma, origine serba, soggiorni in carcere per furti e lesioni, dopo diverse ore in caserma e un interrogatorio fluviale in cui ha sempre ribadito la sua estraneità a ogni accusa, intorno alle 4 è stato portato nel carcere Don Bosco. Deve rispondere di maltrattamenti e lesioni sia contro la piccina che nei confronti della mamma, Juana, 31 anni, dominicana, al quinto mese di gravidanza. Il padre è Krstic, un passato da collezionista di errori e un presente da detenuto, sfiorato dal sospetto di aver provocato una morte che fa orrore. Per lui, venerdì 29, è arrivato la convalida dell'arresto con il trasferimento in una cella d'isolamento.
«Sono innocente». Il legale di Krstic, l’avvocato Silvia Morelli, nel pomeriggio di giovedì 28 ha incontrato il suo cliente al Don Bosco. «Si proclama innocente e respinge tutte le accuse – spiega il difensore –. Vedremo nel corso dell’udienza di convalida quale strategia adottare. Di più ora non posso dire perché devo leggere bene gli atti».
Inferno nella baracca. La donna si è sfogata con i carabinieri raccontando di brutali aggressioni subite, a partire dalla scorsa estate. Scariche di odio rivolte anche contro Samantha e cresciute di intensità nell'ultimo mese con schiaffi, cinghiate, scarpate sul corpo, capelli tirati con forza al punto da strapparli. Anche la mamma e il fratello di Tonino hanno raccontato della violenza gratuita del loro familiare. Una rabbia quotidiana che li aveva costretti a lasciare da tempo il tugurio di Calambrone.
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Le botte di mercoledì. Secondo la Procura Krstic mercoledì pomeriggio, dopo il malore che aveva colpito la bimba, si scatena di nuovo. Picchia Samantha e la mamma che alla fine viene pure minacciata: «Vi ammazzo tutte e due e vi seppellisco se non la rianimi». Alla donna dice di riferire ai carabinieri di raccontare che lui aveva dato solo alcuni schiaffi alla piccina per rianimarla. A indurre gli investigatori allo stato di fermo che il pm ha rafforzato in arresto è stata la valutazione del medico legale, Alessandro Bassi Luciani dopo l’esame esterno sul corpicino. Ecchimosi evidenti, tumefazioni tra cosce e addome, oltre al costato. E poi il racconto della compagna del serbo, ricoverata in stato di choc a Cisanello e lei stessa bersaglio degli scatti d’ira dell’uomo contro il quale, mercoledì sera, ha presentato una querela.
Indole violenta. Juana, una relazione finita con il padre della piccina, Stefano Castagnino, pizzaiolo di Rapallo, - mercoledì era in lacrime davanti ai carabinieri - ha confermato agli investigatori il comportamento violento del compagno. Un’indole che nel febbraio 2011 lo aveva portato a una condanna a 2 anni per aver ferito a Cecina nel corso di una lite un cugino che si era preso gioco di lui dicendo che, anziché lavorare, andava in giro a chiedere l’elemosina. Un’offesa da punire con il sangue. Per ferirlo spaccò una bottiglia e iniziò a colpirlo alla gola.
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Una vita ai margini. Una vita sempre ai margini per il serbo che da almeno nove anni era diventato l’inquilino di un’ex pizzeria dismessa. In quell’occupazione abusiva nei modi e offensiva per il decoro di chi doveva viverci avevano nel tempo trovato posto anche altri parenti dell’uomo e della dominicana. I due si erano conosciuti sul web. E da circa un anno Juana si era trasferita a Calambrone lasciando il marito a Rapallo e portando con sé la bimba. Un italiano che aiutava la dominicana ha confidato agli investigatori che la donna lo aveva pregato di portarla via da quella capanna lurida.
Autopsia decisiva. Dopo giorni di febbre, Samantha mercoledì era peggiorata. Per l’accusa nel pomeriggio Krstic ha alzato le mani sia sulla compagna che sulla bimba. Che, intorno alle 19,30, ha avuto una reazione tra convulsioni e crisi epilettica. Quando ha smesso di respirare la telefonata della madre al 118 ha aperto la strada ai soccorritori, ma anche ai carabinieri chiamati dopo aver trovato la piccina deceduta sul pavimento lercio dell’unica stanza in cui la famiglia sopravviveva. Il professor Bassi Luciani ha sottoposto il corpo di Samantha a una Tac per riscontrare possibili fratture recenti o pregresse, ma anche lesioni interne. L’eventuale modifica dell’ipotesi di reato dipenderà dall’esito dell’autopsia. Se dovesse essere accertato un nesso causale tra la morte della piccina e le percosse subite, la procura è pronta ad accusare Krstic di omicidio preterintenzionale. In attesa di conoscere un eventuale colpevole, di sicuro sulla tragedia di Calambrone è impresso il nome di una vittima delle colpe degli adulti. Si chiamava Samantha e aveva poco più di 3 anni.
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