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Toscana

Bambina morta, persone inesistenti anche per il Comune: "La madre e la piccola per noi erano fantasmi"

Bambina morta, persone inesistenti anche per il Comune: "La madre e la piccola per noi erano fantasmi"

Pisa: l’uomo abitava nella "terra di nessuno” da nove anni, madre e figlia da uno, ma i servizi sociali non lo sapevano

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PISA. I panni stesi, anzi arruffati, su uno stendino fra la ferraglia accatastata da una parte e un vecchio materasso lacero e sporco. Le melanzane, pronte per essere arrostite, su un vecchio barbecue arrugginito, un vaso con i fiori di campo, poi vecchie bombole del gas, rifiuti: una baracca di cartoni e legna senza luce né acqua. Da fuori questa vecchia ex pizzeria sembra quasi una di quelle casupole un po’ sbreccate delle favelas. Mura bianche e staccionate azzurre. Sembra. Perché quelle sono dolorose ma conosciute, violente ma non invisibili. Questo invece è il viale del Tirreno a Calambrone, un passo dal canale scolmatore dell’Arno, dalle gru del porto di Livorno. D’estate mèta delle vacanze low cost, il resto dell’anno una frontiera invisibile.

«Purtroppo per noi questa bambina e sua madre erano fantasmi, era una situazione sconosciuta ai servizi sociali», dice Sandra Capuzzi, assessore al Sociale di Pisa e presidente della Società della salute. «Non abbiamo mai ricevuto segnalazioni, da nessuno». Il sindaco Marco Filippeschi ha parlato di una «tragedia di emarginazione e solitudine che dovrebbe spingerci a fare di più per quella zona». Negli ultimi anni la frazione marinara ha provato a ripartire, sono state riqualificate alcune delle colonie. Ma sul lungomare si vedono ancora palazzi scrostati, decadenti, il vecchio Ospedale degli Americani è un mucchio di rovine, le stesse da 60 anni. «La bimba veniva col patrigno a prendere le sigarette e le pizze. Eravamo preoccupati. Con quell’uomo sembrava avere un buon rapporto, ma la sorella di lui ci aveva raccontato che era uno sbandato», dice Massimiliano Muscillo, titolare della tabaccheria, almeno trecento metri più in giù. Juana e Samantha erano approdate qui un anno e mezzo fa, e in fondo tutti sapevano che quella stamberga era per loro quasi una prigione. Samantha l’hanno ritrovata nuda, con i segni delle botte sul corpo, i capelli rasati. Glieli aveva tagliati la mamma, per evitare che lui continuasse a strapparglieli.

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«Mah, mi sembra di aver sentito che lei fosse stata ricoverata per un trauma cranico», dice un uomo al bancone del bar Lido. «Lui è qui da almeno nove anni - dice Antonio Carallo, il titolare del bar -. È venuto con la donna ieri sera, erano soli, la bimba non c’era. Ma non ci siamo insospettiti. A volte lui le comprava le caramelle». «Voglio dirlo chiaro - continua Capuzzi - le istituzioni devono fare la propria parte, ma è importante che diano una mano anche i cittadini. Spesso ci si indigna per un mendicante ma si pensa di essere delatori se ci si rivolge ai servizi per una situazione del genere».

Ma che la piccola fosse un fantasma per i servizi sociali non è forse solo per l’assenza di segnalazioni. Nel 2015 gli operatori di strada hanno intercettato 266 vite ai margini: clochard, disperati, tossicodipendenti. A Pisa l’anno scorso 909 persone sono state sottratte all’invisibilità. Vite perdute in un gorgo di sofferenza che hanno trovato uno spiraglio, una casa, qualcuno anche un lavoro. «Sono quelle che siamo riusciti a intercettare - dice Riccardo Cerchiai, responsabile dell’unità di strada di Arnera, la coop cui è affidata molta parte del welfare cittadino - Svolgiamo monitoraggi e perlustrazioni tutti i giorni nel centro storico, e tutti i giorni distribuiamo il cibo a chi vive per strada, mail litorale no, non è di nostra competenza». Per le periferie non c’è rete di protezione. Motivo? Sempre il solito: mancanza di fondi. E quest’anno non andrà meglio: sull’alta marginalità il bilancio preventivo della Società della salute stanzia 1,4 milioni di euro, mezzo milione in meno dell’anno scorso.

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